Ieri sono stato invitato a partecipare a un mini-workshop organizzato da Trivioquadrivio, CFMT e Loccioni all’interno di Let’s Co, How collaboration changes our business – un evento collaborativo progettato e gestito a più mani per diffondere la cultura e gli strumenti della collaborazione in azienda – dove ho sperimentato le basi del metodo LEGO Serious Play.

LEGO Serious Play è infatti una metodologia di sviluppo organizzativo fondata sull’impiego dei kit prodotti dalla Lego, allo scopo di facilitare le pratiche manageriali. L’obiettivo principale di LEGO Serious Play è quello di condurre i partecipanti a “costruire con le proprie mani” un modello tridimensionale del proprio problema, sia esso di carattere strategico, operativo o relazionale. E cercare, ovviamente, di risolverlo grazie ai mattoncini LEGO.

Dal comunicato stampa di Trivioquadrivio (potete scaricarlo qui) sulla metodologia:

I mattoncini Lego invitano, per così dire, a pensare con le mani, a costruire un modello tridimensionale del problema e attribuire una forma riconoscibile e condivisa a ciò che si è abituati ad esprimere solo con le parole. Quando sono le mani a rappresentare i problemi la mente si trova in grado di affrontarli molto meglio creando inedite visioni del mondo e nuove occasioni di collaborazione e di confronto.

Questa è in sintesi la metodologia: maggiori informazioni le trovate nel sito ufficiale di LEGO Serious Play (qui), nel sito di Trivioquadrivio (qui) e nella voce di Wikipedia (qui), dove si parla anche delle origini e dei suoi creatori. Le infinite applicazioni del metodo le trovate invece qui.

I ragazzi di Trivioquadrivio, Certificate Partner di LEGO Serious Play dal  2003, in occasione di Let’s Co e della Milano Design Week 2012, hanno voluto applicare il metodo dei mattoncini alla collaborazione. Potevo non andare a vedere?

Alle 17 abbiamo iniziato; erano anni che non toccavo i LEGO.

Nel gruppo eterogeneo, oltre a me, c’erano imprenditori, architetti, giornalisti, graphic designer, architetti e resposabili di marketing. Il nostro facilitatore, Enrico Marra, ci ha subito proposto 3 esercizi che riguardavano la costruzione di 3 modelli, e con metodologia diversa l’attribuzione di descrizioni metaforiche e la condivisione con il gruppo della propria fantasia creativa o narrativa.

Il terzo esercizio riguardava la costruzione di un modello che fosse la rappresentazione del collega meno collaborativo. Ho messo su una base due omini Lego, uno che salutava e l’altro no e ho costruito un muro a dividerli oltre a delle pareti senza uscita a quello meno collaborativo. Il significato era banale: le persone meno collaborative sono quelle che non solo mettono un muro tra te e loro, ma ne costruiscono anche uno attorno ad essi, come a evitare la condivisione di successi o problemi da risolvere.

Poi siamo andati oltre: rappresentare cosa era per noi la collaborazione. Questo il mio modello, raffigura 3 persone i tre luoghi diversi che per collaborare hanno unito le loro “isole”, hanno creato uno spazio comune per incontrarsi (rappresentato dall’obbiettivo: l’albero verde) e si sono pure dotati di wi-fi per comunicare meglio.

Mi è stato chiesto di dare un nome alla mia rappresentazione di collaborazione (ho scelto “network”, ovviamente) e poi Enrico ci ha chiesto di discutere tra noi e creare un unico modello collaborativo.

Abbiamo creato questo:

Il significato del modello collettivo, considerando la metafora legata a ognuno dei modelli individuali e la discussione che ne è scaturita, è questo: il dono della collettività, la conoscenza che deriva dalle caratteristiche e dalle capacità dei singoli, si muovono insieme per raggiungere lo stesso traguardo.

A seguire trovate un video che documenta le considerazioni del gruppo sulla costruzione del modello.

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A questo punto ci è stato chiesto di creare degli “agenti” che potessero migliorare il nostro modello collaborativo.

Nel video che segue, Enrico Marra spiega la funzione degli agenti.

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In 10 minuti abbiamo creato ponti, macchine che ci facessero ricordare la gioia, i sorrisi, il gioco, elementi fondamentali di un progetto collettivo. Abbiamo anche ribadito la necessità di un linguaggio comune: io ho pensato al wi-fi gratuito per tutti!

Nel video che segue trovate le spiegazioni di tutti gli “agenti”, il mio intervento al minuto 7,00.

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Questo il modello finale, composto dai singoli progetti più gli agenti.

Un’esperienza formativa, una conferma delle dinamiche dei progetti partecipativi di successo. La dimostrazione che la ricchezza che nasce dalla diversità non è un concetto banale, ma un esempio da applicare.

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Immagini scattate da me a Let’s Co, tratte dalla pagina Facebook di Trivioquadrivio e dal sito ufficiale di LEGO Serious Play. Video tratti dal canale YouTube di Luca Perugini.

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