Archivi per la categoria: Social network

Manchester-United-Front-Row-Google+-crouwdsourced-fan-activism-via-partecipactive

Il Manchester United, in collaborazione con Google ha lanciato il 3 marzo 2014 una campagna su Google+ rivolta ai tifosi dei red devils si ogni paese. Lo scopo? Quello di portarli dove non sono mai stati: a tifare all’Old Trafford. 

Manchester-United-Front-Row-Google+-crouwdsourced-fan-activism-call-to-action_via-partecipactive

Per farlo ha richiesto ai tifosi di pubblicare su Google+ una loro foto per dimostrare “love, passion and commitment” al team aggiungendo l’hashtag #MUFrontRow.

22 di loro, scelti tra tutti i partecipanti, sono stati collegati con un hangout al rettangolo di gioco durante la partita Manchester Utd. Liverpool.

I primi fan a far parte dell’iniziativa – tanto vicini all’azione da stupire gli stessi giocatori – sono stati 22. Nel video che segue, oltre alla case completa, il racconto delle passione di Lee e Thendo dal Sud Africa, Nina dall’Etiopia, Jorge dal Messico, Luis dalla Malesia, Maria dagli Stati Uniti e Hefani dalla Nabibia.

L’iniziativa al suo debutto di domenica 16 marzo 2014 non ha portato eccessiva fortuna allo United che ha perso 3 a 0; ma per fortuna non finisce qui.

La campagna è ongoing e sono sicuro che alla fine i tifosi ‘non residenti’ riusciranno a portare fortuna alla loro squadra grazie a una passione che non conosce confini.

 

Grazie a @simonamelani per la segnalazione.
Video tratto dal canale YouTube di Google UKe dalla pagina Google+ del Manchester Utd.

 

 

cover-pagina-facebook-ridateci-winner-taco-via-partecipactive

Il gelato più buono del mondo è finito fuori produzione. Perché?
Lo rivogliamo in commercio.

1. La prima regola di Ridateci il Winner Taco è che dovete sempre parlare di Ridateci il Winner Taco.

2. La seconda regola di Ridateci il Winner Taco è che dovete SEMPRE parlare di RIdateci il Winner Taco [...]“

Dalle informazioni sulla Facebook fan Page
“Ridateci il Winner Taco” (continua qui).

.

I brand coinvolgono spesso i loro fan. Se frequentate questo blog lo sapete e definizioni come Creative Consumer Participation, Marketing collaborativo o Crowd-driven Projects vi sono comuni.

Con sottili differenze, progetti che fanno capo a queste categorie partecipative (qui, qui e qui potete scoprirne diverse applicazioni) prevedono che siano i brand a coinvolgere consumatori e fan. Che si tratti di contest, advertising, lanci o promozione di nuovi prodotti, è sempre il brand a dettare le regole e a decidere dove settare il limite del loro coinvolgimento e il grado di libertà che possono avere. Raramente avviene l’esatto opposto.

Non è il caso della campagna per riportare in commercio il Winner Taco la prossima estate perchè non è nata non in casa Algida, ma nella fan page Facebook “Ridateci il Winner Taco” (qui), probabilmente il caso più eclatante di Fan activism visto in Italia e la più divertente dimostrazione di consumatori al potere dai tempi del viaggio in Alaska di Pittbull. Ma questa è un’altra storia.
E ora vi voglio raccontare solo quella del Winner Taco e di cosa è riuscito a fare il popolo dei social network.

ridateci-il-winner-taco-algida-crowd-fan-activism-via-partecipactive

Ridateci il Winner Taco.

Nell’aprile 2011 Alessandro e Daniele creano la pagina Facebook “Ridateci il Winner Taco” (qui) e lanciano una petizione su Petitiononline.com (qui). Lo scopo è la reintroduzione sul mercato di Winner Taco entro l’estate 2012.
La risposta dei fan è poca cosa pensando agli oltre 11 mila fan attuali, ma i toni sono da guerra santa e la loro una fede vera.

.
post-ridateci-winner-taco-facebook-via-partecipactive-crowd-power

Il gruppo cresce e gli inviti a chiamare il numero verde di Unilever sono espliciti: non si scherza c’è un numero verde, un messaggio da recapitare, e un gelato da riavere.

I fan vengono invitati a ribadire la richiesta in tutti i modi possibili e attraverso ogni canale aperto da Algida: segreterie telefoniche di concorsi, pagine Facebook di altri prodotti e iniziative. Anche attraverso una campagna di stickering sui frigo e nei bar.

stickering ridateci il winner taco algida crowd power via partecipactive

La pagina Facebook di Algida (qui) è la più bombardata dalle richieste dell’esercito di taco troll in missione per conto del loro dio.
Non c’è post pubblicato che non contenga nei commenti decine di richieste per il ritorno del Winner Taco. Per i community manager un vero incubo, per Algida una richiesta sempre più pressante.

winner-taco-troll-attack-algida-facebook-page-via-partecipactive

Il tempo passa e nonostante i divertenti visual post della pagina “Ridateci il Winner Taco” coinvolgano da Obama a Belen passando da Berlusconi al Papa, Balotelli, famosi meme e film ancora nessuna risposta da Algida.

visual-post-pagina-FB-ridateci-winner-taco-obama-belen-berlusconi-balotelli-miley-cyrus-via-partecipactive

Così si giunge all’inizio del 2014 quando sulla pagina ufficiale di Algida appaiono due post davvero significativi. Che i fan di “Ridateci il Winner Taco” abbiano avuto ragione della multinazionale facendole sentire il loro “caldo” affetto per un prodotto ritirato troppo presto dal commercio?

winner-taco-algida-facebook-fan-page-via-partecipactive

Pochi giorni dopo arriva la conferma del ritorno del Winner Taco con una grandiosa installazione a Roma al Ponte Milvio e un post inequivocabile sulla pagina Facebook ufficiale di Algida..

winner-taco-ponte-milvio-roma-via-partecipactiveridateci-winner-taco-post-pagina-facebook-algida-via-partecipactive Come Coca-Cola?

Nella foto del Ponte Milvio, in pellegrinaggio davanti al monolite tachiano, gli amministratori della pagina che ancora non ha finito di stupirci. E’ di poche ore fa la notizia di un save the date per un evento previsto per il 7 febbraio 2014 rivolto a pochi fan/soldati/fedeli selezionati. Sarà un ri-assaggio in anteprima del gelato creduto estinto che potrebbe tornare in commercio a fine marzo?
Pare proprio di si.

evento-winner-taco-via-partecipactive-crowd-power

Ma che fine farà la pagina “Ridateci il Winner Taco”?
Diventerà quella ufficiale e i due amministratori ne diventeranno i community manager come è successo nel 2008 (qui la storia) con la pagina di Coca-Cola?

Sicuramente lo meritano. E non solo per aver guidato con così tanta tenacia e con il linguaggio giusto il sentimento popolare. Grazie alla passione hanno creato una case history che ha trasformato i consumer in veri e propri prosumer dimostrando per la prima volta in Italia (a chi avesse avuto dei dubbi), come il potere della folla possa influire anche sui progetti industriali di una multinazionale.

.

Fonte e immagini: “Ridateci il Winner Taco” Facebook Fan Page e pagina Facebook ufficiale Algida.

Molti social networks hanno il loro alter ego porno: Youtube ha Youporn, Pinterest ha Snatchly e Pornterest, Facebook ha Fuckbook, Faceporn e alcune altre decine di cloni.
I link, se siete interessati, ve li cercate da soli :-)

Che sia questo il modo che ha scelto il mondo del porno per prendersi la rivincita sui social network che hanno ampiamente superato le visite ai siti con la tripla X?

Il mercato del porno è multimilionario e produce 13.000 film all’anno nei soli Stati Uniti, la maggior parte dei quali distribuiti proprio attraverso Internet.

Ma chi finanzia la produzione di questi film? Ora anche voi, se vorrete, grazie al clone porno di Kickstarter. Rivolgetevi a Offbeatr, il primo sito di crowdfunding dedicato all’industria X-rated, per creatori e fan.

Il meccanismo è semplice e simile a quello proposto da altre piattaforme di crowfdunding (ne ho parlato qui e qui), basta sottoporre il proprio progetto agli altri e raccogliere eventualmente i fondi per realizzarlo.

Le uniche differenze con Kickstarter sono nei progetti sottoposti: film, libri e foto per adulti e che se il progetto non raggiunge la quota necessaria, i fondi vengono restituiti agli investitori.

Dichiara a questo proposito Ben Tao il CEO di Extra Lunch Money che ha creato la piattaforma:

I would love to say Offbeatr was a totally original idea. It’s not.”

Il reward è importante in ogni progetto di crowdfunding, quale sarà in questo caso? Solo soldi o vogliamo essere maliziosi?!

Al momento la piattaforma è aperta su invito, ho compilato il form e sono finito su un Tumblr senza scoprire nulla di più. Se succederà, ve lo racconterò. Per ora guardatevi il video di lancio del progetto, davvero lontano dall’immaginario collettivo che ruota attorno a questo tema.
I tipi inquadrati ballano!

.

Grazie a Silvio Gulizia di Comunità Digitali per la segnalazione.
Le immagini sono tratte dal sito Offbeatr e dalle foto di scena del film Zack and Miri Make a Porno.

Reimuda non è semplicemente una band. Reimuda è il primo progetto artistico che vuole creare opere d’arte partecipative attraverso i social network e gli strumenti che ogni giorno utilizziamo su internet. Ogni nostra canzone è la colonna sonora di un’opera d’arte che giorno dopo giorno cambia e prende una forma diversa interpretando i contenuti pubblicati da voi su internet.”.

Per il lancio del nuovo album ‘Piove il sole’, la band milanese Reimuda ha sviluppato online un progetto partecipativo basato sull’interpretazione delle canzoni in stretta relazione con un social network dedicato.

Da ogni traccia del nuovo album, nascerà infatti un’opera partecipativa realizzata grazie ai contributi degli utenti di quel social network.

‘Nonostante tutto‘ vivrà su Twitter e coinvolgerà poeti e scrittori, ‘Mi manca‘ avrà a che fare con la community di Facebook e il prossimo singolo con dei videomaker che si sono offerti via YouTube. E via così per tutte le canzoni dell’album.

Nel sito dei Reimuda si può già vedere la prima “opera partecipativa” legata alla canzone Mani e alla community di Flickr (qui). La semplicità è alla base della partecipazione e la band chiede ai fan solo di taggare una foto con la parola mani per partecipare al progetto.

Il progetto è sicuramente ambizioso e in evoluzione. Partecipactive lo seguirà da vicino vantando l’amicizia di Valentino Caporizzi cantante e chitarrista della band e Innovation manager di Wunderman Italia, che ha promesso di tenerci aggiornati.

Nel video a seguire il videoclip di “Mani”, il manifesto dell’intero progetto che vede i membri della band come ‘tele bianche’ a disposizione di chi vorrà interpretare le loro canzoni.

.

Per informazioni sullo sviluppo del progetto, sull’uscita del disco, date e aggiornamenti, visitate il blog dei Reimuda.
Il logo dei Reimuda è stato realizzato da Alberto Monti.

Sabato pomeriggio, passando davanti a Feltrinelli, non ho resistito ad aspettare la copia omaggio promessa da Marco Lombardi - curatore dell’edizione italiana – e ho acquistato Wiki Brands. Reinventa il business nell’era della partecipazione (nella foto il volume sul sedile del passeggero).
Alla fine di questo post vi dirò perchè questo libro è così importante per me e per Partecipactive.

Idealmente Wiki Brands è una costola di Wikinomics. La collaborazione di massa che sta cambiando il mondo (Wikinomics: How Mass Collaboration Changes Everything). Il libro scritto da Don Tapscott e Anthony D. Williams pubblicato in inglese nel dicembre 2006 (in italiano nel 2007), esamina come alcune aziende nei primi anni del XXI secolo si sono avvalse con successo della collaborazione massiccia e diffusa e di tecnologie del mondo open source. Un libro che ha illuminato e accompagnato inconsapevolmente – non l’avevo ancora letto – il progetto 500 wants you per il lancio della FIAT 500 (una rassegna del progetto è qui). Se non l’avete letto ve lo consiglio, è ancora attuale e illuminante. Per me ha rappresentato molto.

Dalla prefazione di Wiki Brands di Don Tapscott (che potete scaricare qui), le origini del libro:

Questo libro è un libro importante, forse seminale. E’ stato ispirato da un programma di ricerca multimilionario, avviato nel 2005 e intitolato “Marketing 2.0″. Mike Dover e Sean Moffitt [Autori di Wiki Brands] erano due dei nostri straordinari leader di pensiero e produssero delle riflessioni nuove e profonde sul brand. Li incoraggiai a scrivere un libro per sviluppare le loro loro intuizioni e il risultato è un lavorto stimolante e di sostanza, con implicazioni di grande portata per chiunque si interessi al marketing e al futuro del business”.

Sicuramente un endorsment importante per gli autori (nella foto qui sopra), ma a chi può essere davvero utile questo libro?

A tutti.

E nella quarta di copertina è chiaro il perchè:

Il brand continua a rappresentare un valore fondamentale per il business solo se saprà abbracciare pratiche di comunicazione realmente innovative, in una difficile transizione dall’immagine alla relazione. Con l’affacciarsi sul mercato di una nuova generazione di nativi digitali, col passaggio della maggior parte dell’informazione dalle mani delle aziende a quelle delle singole persone e con l’emergere di nuovi comportamenti culturali dettati dalle nuove tecnologie, il marketing si espone a una sfida epocale, individuando strategie basate sull’engagement con i consumatori, sulla collaborazione e persino sulla condivisione della proprietà del brand.

Wikibrand è una chiamata alle armi, una guida strategica e una road map verso il futuro. Un appello alle aziende a spostare l’attenzione da ciò che fanno (pubblicità, comunicazione, vendite) a come lo fanno (connessione, partecipazione, brand engagement).
Il libro, frutto degli studi di due tra i maggiori esperti mondiali di media e marketing, spiega come sfruttare i nuovi modelli di business, le tecnologie e le community di appassionati online, fornendo centinaia di esempi e testimonianze dirette di casi di successo.

Che lavoriate in un’azienda ormai consolidata o che siate alle presa con il lancio di una start up, questo libro saprà offrirvi numerosi spunti e suggerimenti:

  • come creare engagement con i consumatori attraverso il passaparola e i contenuti generati dagli utenti;
  • come generare un’esperienza condivisa di valutazioni, recensioni e cultura online;
  • come costruire una comunità mediante il microblogging e il crowdsourcing.
  • come stabilire una connessione veramente autentica e capace di creare valore.

Destinato a imprenditori e manager, ma anche ai responsabili di marketing e comunicazione che dovranno dirigere questo cambiamento, Wikibrands è uno strumento prezioso anche per gli esperti del digitale, gli studiosi di comunicazione e per chiunque sia interessato a capire come le aziende leader siano costantemente alla ricerca del coinvolgimento del proprio pubblico”.

.

Come ogni libro dei tempi di Internet 2.0, non ci si ferma con la stampa su carta, ma si proseguono discussioni e approfondimenti in un blog e nei social network. Il blog di Wiki Brands è qui.

E ora vi racconto perchè questo libro è legato a Partecipactive.

Nell’autunno scorso, il Prof. Marco Lombardi, presidente di Young&Rubicam Italia, in previsione dell’edizione italiana del libro, ha coinvolto persone a lui vicine (allora ero Direttore Creativo di Wunderman) per scrivere la post fazione del libro dedicata all’importanza delle idee creative. E ha coinvolto anche me!

Nell’ultimo capitolo trovate 3 case scritte da me (Nokia Gran Vals, 500 wants you e You&Nokia Gallery) e già pubblicate su Partecipactive (qui, qui e qui).

.

Se volete saperne di più del libro prima di acquistarlo, c’è anche l’ottima recensione di Luca De Biase nel suo blog (qui).

.

Titolo: Wiki Brands. Reinventare il business nell’era della partecipazione
Autori e curatori: Sean Moffitt, Mike Dover, Marco Lombardi
Contributi: Don Tapscott
Editore: Franco Angeli
Pagine: 353
Codice ISBN: 9788856844658
Prezzo: 38 €

.

Immagini tratte dal sito di Wiki Brands

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 70 follower