2 anni fa in questi giorni moriva in circostanze poco chiare Michael Jackson, il Re del Pop.
La radio belgaStudio Brussel, a solo una settimana dalla prematura e improvvisa scomparsa, decideva di commemorarlo con un’iniziativa partecipativa.
Nasceva così il sito interattivo Eternal Moonwalk realizzato dall’agenzia Mortierbrigade di Brussel.
Ai fan veniva richiesto di caricare un video, dove veniva richiesto come omaggio al loro idolo, di interpretare il Moonwalk, il passo di danza reso celebre da Michael. Potevano farlo in qualsiasi modo – lo si vede nel video – per creare il più lungo Moonwalk della storia. Unica condizione eseguirlo da destra verso sinistra.
Più di 15.000 film uploadati, più di 45 chilometri di moonwalk. 3.960.000 visitatori unici da tutto il mondo, record di tweet per 3 giorni, più di 120.000 recensioni nei blog, 1.850.000 ricerche su Google, più di 7 minuti spesi mediamente nel sito. Segno che quando i fan ci si mettono, ottengono risultati straordinari.
Per gli amanti dei premi, ricordo che nel 2010, Eternal Moonwalk ha vinto un Gold Lion nel Direct e un Silver Lion nel Cyber al Festival Internazionale della Pubblicità di Cannes.
Il fenomeno dei Graffiti tag è sicuramente controverso.
Per alcuni sono opere d’arte. Per molti cittadini qualcosa che deturpa le loro proprietà e le città. Per gli autori – dicono i sociologi – un segno di autodeterminazione. Per la Contea di Orangeun costo di pulizia da 5 milioni di dollari (per il Ministero della Giustizia statunitense è una sberla da una decina di miliardi di dollari l’anno a livello nazionale). Per lo Sceriffo di Orange County un problema da risolvere.
Come fare? Inventando il TAGRS, il Tracking and Automated Graffiti Reporting System un sistema che coinvolge cittadini e rappresentanti della legge per ‘taggare’ i ‘tag’ dei graffitisti.
Una richiesta di delazione informatica al servizio della legge grazie a un’applicazione per smartphone Android che geolocalizza, scheda e invia le informazioni a un database.
Uno strumento utile alla cittadinanza per segnalare la posizione, le dimensioni del graffito e inviare la sua immagine; utile alla polizia per identificare i colpevoli grazie ai dati presenti nel db (incrociando tecnica, moniker e trend di realizzazione dei graffiti); utile ai contractors che si occupano della pulizia dai tag, che possono determinare immediatamente il colore utile per coprire il tag e a quantificarne il costo e la mano d’opera necessaria.
Il programma TAGRS (anche su Facebook nella pagina del suo creatore) ha avuto successo. Ha castigato writers recidivi, ridotto i costi di pulizia ma soprattutto l’interesse dei giovani in questa pratica, lo dice il Magazine del Dipartimento dello Sceriffo di Orange County. La storia di tutto il programma è invece in The OC Sheriff Blog.
Nel marzo 2011 anche la Polizia di Los Angeles ha aderito al programma. A quando l’adesione (o la replica) di qualche città italiana?
Occhio ragazzi!
Se volete invece taggare oggetti e pareti senza creare nessun danno, c’è un’App creata dal canale televisivo inglese Channel 4!
La rete non è nuova a videoclip collaborativi realizzati da band e musicisti insieme ai propri fan.
I Subsonica li hanno fatti ballare a modo loro su YouTube, i Sour, che sono giapponesi, hanno chiesto coreografie molto più ordinate, la band olandese C-Mon & Kypsky ha promesso invece one frame of fame a tutti quanti.
Al centro di tutti questi progetti – oltre a un premio affascinante – ci sono sempre una regia complessa e una tecnologia facile come la webcam: facile da attivare, a portata di mano e capace di scatenare meccanismi semplici destinati alla popolarità.
Nel progetto della band di Utrecht il meccanismo semplice è questo:
We’ll show you a frame from the video. All you need to do is to copy the pose with your webcam”.
Chiaro no?All’inizio il video era composto solo dalle pose dei 4 componenti della band. Via via che gli utenti copiavano e le registravano via webcam grazie a un tool nel sito del progetto, il videoclip si arricchiva della partecipazione di migliaia di persone creando versioni sempre più aggiornate.Una nuova ogni ora e un risultato corale sempre più spettacolare. Sono d’accordo con gli ideatori che questo è:
Crowdsourcing at its best”.
Ad oggi nel video sono presenti 32.788 fan e il progetto è ancora in corso, quindi se volete partecipare (o vedere l’ultima versione) del neverending video di ‘More Is Less’ non fate i timidi e cliccate qui.
RockCorps è un progetto tanto bello quanto semplice: basta fare 4 ore di volontariato per la propria comunità per avere in cambio biglietti gratuiti per concerti esclusivi.
Questo in sintesi è quello che si è inventata la production Company pro-social (pro come a favore di e social come socialmente utile) RockCorps, nata negli Stati Uniti nel 2005 e che si prefigge di usare la musica per ispirare le persone e coinvolgerle all’interno delle loro comunità.
Nel 2008 RockCorps è sbarcata in UK, nel 2009 in Francia e nel 2010 in Israele. Negli anni è stata sostenuta economicamente da Boost Mobile negli Stati Uniti e Orange nelle tre nazioni in cui è presente. In UK è stata sponsorizzata da Sony-Ericcson il primo anno per poi lasciare il passo a Blackberry.
Con le sponsorizzazioni e l’expertise di produzione musicale, RockCorps è riuscita a organizzaredal 2005 una trentina di concerti e gig esclusive con artisti di primo piano, come Lady GaGa, David Guetta, Lil Wayne, T.I., Akon, Nelly, Nas, Snoop Dogg, Kanye West, Young Jeezy, Korn, N-Dubz e Vampire Weekend. Questi concerti hanno rappresentato i premi per 80.000 persone che nel corso degli anni hanno regalato le proprie 4 ore di volontariato.
Ma chi è che coordina i volontari e concretizza i progetti sociali? RockCorps collabora da sempre con comunità locali e associazioni no profit che riescono a farlo perfettamente grazie alle loro capacità organizzative e alla conoscenza del territorio.
Il sito aiuta tutti i processi organizzativi e permette ai membri della community di essere informati, di interagire, di restare in contatto e addirittura di scegliere i progetti da realizzare.
Un perfetto mix di online e di offline, una grande idea che fa funzionare il volontariato e lo rende notiziabile.
E’ proprio vero che “Give, Get given” e che anche così si può cambiare il mondo.
Il Consumo collaborativo è un modello economico basato sull’accesso a beni e prodotti tramite la condivisione, il baratto, il prestito, il cambio e lo scambio, la locazione, la donazione e il noleggio anzichè sul loro possesso in esclusiva.
Da sempre l’uomo condivide, riusa, dona. Le lavanderie a gettone esistono in Italia da poco, ma biblioteche, mercatini e raccolte di vestiti usati esistono da parecchio, come i noleggi di furgoni o il time-sharing (multiproprietà) di appartamenti in località balneari. Ma è solo da pochi anni che, grazie alla tecnologia, il consumo collaborativo ha avuto una totale ridefinizione e un’accellerazione nelle abitudini dei consumatori.
Grazie a Internet abbiamo visto nascere piattaforme dove rivendere regali sbagliati, prestare un posto sul divano, organizzare servizi di bike sharing e le banche del tempo, ma è grazie al peer-to-peer e alle sue communities, che il Consumo collaborativo è diventato un fenomeno globale. E anche più remunerativo.
Questo e molto altro lo sostengono Rachel Botsman e Roo Rogers nel libro What’s Mine Is Yours: The Rise of Collaborative Consumption, dove hanno analizzato il fenomeno, ma soprattutto i numeri del Consumo partecipativo, un fenomeno che sta esplodendo e che nel marzo 2011 Time ha definito come una delle 10 idee che cambieranno il mondo.
Nel video che segue, i presupposti della ricerca, i casi e i numeri di realtà come Zipcar (e il suo noleggio peer-to-peer di utensili), Freecycle (e il riutilizzo di beni come alternativa alla discarica, il collaborative lifestyle di Thredup (dove si scambiano i vestiti dei bambini che crescono sempre troppo in fretta) e addirittura il noleggio temporaneo di terra coltivabile da parte di chi non la usa a chi ne ha necessità.
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E’ sorprendente e incoraggiante scoprire che grazie alla tecnologia e al cambio di mentalità – e magari anche ai gruppi di acquisto solidale – negli Stati Uniti i Farmer’s Market sono di nuovo 1000 più dei Wallmart. E che la community di Couchsurfing sia diventata il sito di ospitalità più visto della rete con 40 milioni di pagine al giorno ma soprattutto il 99,797% di riscontri positivi all’ospitalità di perfetti sconosciuti.
Condividere è contagioso: nell’infografica che segue (clicca per ingrandire) c’è la dimostrazione di come negli anni si siano moltiplicate le realtà che ruotano attorno a progetti partecipativi e al Consumo collaborativo e quanto grande sia diventato il coinvolgimento delle persone.
Il sito dedicato al libro What’s Mine Is Yours: The Rise of Collaborative Consumption è diventato in breve tempo un punto di riferimento per questa filosofia al punto da creare un vero e proprio movimento. Gli autori, grazie al CC Lab, sono disponibili a collaborare a progetti che coinvolgono i clienti (dalle start up ai major brand e ai servizi pubblici) per realizzare soluzioni e marketplace basati sulle idee del Consumo collaborativo. Chi sarà il primo ad approfittarne?