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L’attività della Croce Rossa è l’esempio evidente di come l’aiuto che può offrire un’associazione alla sua comunità sia direttamente proporzionale al numero dei volontari che riesce a coinvolgere.

Per aumentare la notorietà delle attività che vengono svolte quotidianamente e per reclutare nuovi volontari, la Croce Rossa Brasiliana dello stato di São Paulo e l’agenzia Ageisobar hanno deciso di realizzare un film di 3 minuti dal grande impatto emotivo.

Ma come simboleggiare l’aiuto che ogni persona può dare? Coinvolgendo nella realizzazione del film di animazione 8 famosi artisti brasiliani: volontariato e crowdsourcing hanno molto in comune.

Il film d’animazione racconta la storia di un ragazzo e del suo cane.
A seguito di una tempesta la loro casa prende fuoco, finiscono in mare e vengono separati dagli eventi. Ma dopo varie peripezie vengono entrambi salvati da una serie di personaggi fantastici che aiutano ragazzo e cane a rincontrarsi e a ricostruire la propria casa.

Gli artisti coinvolti (Clan vfx, Manoel Quiterio, Lambuja, Eli, Gra Mattar, Fernanda Guedes, Sone e Techno Image) hanno disegnato i personaggi che simboleggiano nel corso della storia l’aiuto che ognuno può dare alla Croce Rossa, esattamente come hanno fatto loro per la riuscita del film.

Buona visione!

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Grazie all’ottimo blog Follia Creativa per la segnalazione.

Credits. Cliente: Cruz Vermelha Brazil (São Paulo). Agenzia: Ageisobar (São Paulo). Creative Director: Carlos Domingos. Art Director: Henrique Mattos. Copywriter: Daguito Rodrigues. Agency Producer: Juliana D’Antino. Production: André Pulcino. Director: Luciano Neves. Production Company: CLAN vfx. Music e Sound Design: Happy Together Musica.

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Natalia_project-Civil Rights Defenders-via partecipactive-crowdsourced protection

I think most of us would like to do something when we hear what these civil rights defenders do and what they risk. But, it happens so far away and there’s so much going on in everyone’s everyday life already. The Natalia Project makes it easy for anyone to contribute, in a very direct way, to the lives of civil rights defenders at risk today.”

Robert Hårdh, Executive Director
of Civil Rights Defenders

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The Natalia Project, chiamato così in onore dell’attivista per i diritti umani Natalia Estemirova rapita e uccisa in Cecenia nel 2009, è il primo sistema di protezione degli attivisti dei diritti civili e politici alimentato dalla rete e dai social network.

Il progetto è promosso da Civil Rights Defenders, un’organizzazione indipendente svedese attiva dal 1982 nella difesa dei diritti civili e politici non solo nel proprio paese ma anche in Asia (Centrale e Sud est), Est Africa, Balcani e Est Europa.

Se avete poco tempo per conoscere questo progetto guardate solo il video che segue.

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Per proteggerli, gli attivisti a rischio di rapimento o aggressione, vengono dotati di uno speciale braccialetto.

In caso di attacco, il braccialetto viene attivato e lancia un allarme – segnalando l’esatta localizzazione GPS – direttamente alla sede di Civil Rights Defenders a Stoccolma e ai sostenitori che hanno aderito al progetto e che si trovano nelle vicinanze. L’abilità di agire rapidamente in situazioni come queste può fare la differenza tra la vita e la morte.

CRD_Natalia_2_basic-via-partecipactive

Ciò che rende unico il braccialetto è che una volta attivato, lancia automaticamente un update agli account Facebook e Twitter del Natalia Project. Questo significa che in pochi istanti centinaia di migliaia di persone vengono a conoscenza di quanto sta accadendo ad un dato attivista e possono iniziare immediatamente a rivolgere pressioni politiche ai colpevoli. Se c’è una cosa che regimi e dittature cercano di evitare ad ogni costo è l’attenzione internazionale per le loro “politiche interne”. Questo fa del progetto una sorta di “protezione virtuale” agli attivisti a rischio.

Nella tavola che segue è spiegato, anche con particolari tecnici, come funziona l’intero progetto. Ingranditela cliccandoci sopra.

CRD_NATALIA_long_Eng-via-partecipactive_crowdsourced-activismI primi braccialetti sono stati distribuiti alla Civil Rights Defenders’ conference, Defenders’ Days, che si è tenuta a Stoccolma dal 2 al 5 aprile 2013. Il progetto prevede di equipaggiare altri 55 difensori dei diritti civili entro la fine del 2014.

Inutile dire quanto sia importante la ricerca di sponsor e finanziatori, potete farlo anche voi nell’apposita sezione del sito del progetto (qui). Se invece volete supportare il progetto grazie ai social media, seguite il progetto su Facebook (qui) o Twitter (qui).

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Immagini e informazioni tratte dal presskit e dal sito del progetto.
Agenzia RBK Stockholm.

Third-Eye_Starhub-Mobile_Singapore_funzionamento-via-Partecipactive

Project Third Eye demonstrates that together we can change lives. I believe It’ll open more than just eyes, it’ll open hearts.”

Michael Tan, Executive Director
Society of the Visually Handicapped, Singapore.

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StarHub Mobile è una delle maggiori telco di Singapore con oltre 2.2 milioni di utenti (su un totale di 7.4 milioni) in una nazione che conta poco più di 5 milioni di abitanti.
Third Eye Project – uno dei progetti più partecipativi di quelli presentati al 60° Festival della Pubblicità di Cannes – per essere efficace ha proprio bisogno di una base di utenti così grande. Vediamo come.

Il Third Eye Project cerca di coinvolgere tutti gli utenti di StarHub (ma anche quelli di altre compagnie) in un progetto di micro-volontariato che va oltre alla Corporate Social Responsability. Crea infatti una sinergia speciale non solo tra il brand e i propri clienti, ma anche tra quelli più fortunati e quelli che lo sono meno, come quelli affetti da minorazioni della vista.
Non è uno dei doveri principali di una telco mettere in comunicazione persone diverse?

Studiato per contrastare l’isolamento sociale sperimentato da chi non può vedere, il progetto cerca di colmarlo grazie alla descrizione del mondo a cura di migliaia di volontari che operano in crowdsourcing grazie a una App per iOS e Android e alle funzioni di accessibilità degli smartphone.

La video case history, è molto chiara.

Il meccanismo attraverso il quale i minorati della vista affidano al crowdsourcing la loro percezione del mondo è molto semplice, come avete visto.

Grazie all’App l’utente scatta un’immagine di qualsiasi cosa con un tocco. L’immagine è immediatamente condivisa alla rete di micro-volontari che invia la descrizione all’utente che ne potrà usufruire grazie alla funzione text-to-speach.
Per prevenire gli abusi Third Eye adotta le policy delle community di Facebook e YouTube e i volontari sono privati di ogni responsabilità potendo riportare usi fraudolenti e risposte calunniose.

Third-Eye_Starhub-Mobile_Singapore_Case-chart-via-Partecipactive

L’iniziativa trasforma l’onnipresenza dei device mobile in un vero social network che rende più luminosa e colorata la vita di migliaia di persone grazie a scampoli di tempo libero.

StarHub Mobile ha 2.2 milioni di abbonati. Fate voi il calcolo di quanto tempo si potrebbe dedicare al progetto se ognuno di loro partecipasse per solo 10 secondi al giorno.

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Il progetto è a cura di DDB Group Singapore e ha vinto un Silver Lion nella Categoria Mobile dei Cannes Lions 2013. Video e immagini sono tratti dalla case history pubblicata dall’agenzia.

E’ stato presentato ieri a Palazzo Vecchio di Firenze, un nuovo progetto partecipativo al servizio della collettività.

Si tratta del sito Vittima e Testimone, uno strumento al servizio dei cittadini, delle forze di polizia ma anche delle assicurazioni, nato con l’intento di mettere in comunicazione la vittima di un incidente stradale (con fuga del colpevole) e un eventuale testimone. Il web è pieno di blog e annunci di vittime alla disperata ricerca di qualcuno che possa aver assistito a un incidente. Da questo nasce l’idea del sito.

Il progetto, unico al mondo, è stato ideato da 5 amici fiorentini (David Di Pirro, Daniele Scagli, Christian De Tomassi, Simone Lottini e Giacomo Mattioli) a seguito di un episodio capitato a uno di loro, rimasto coinvolto in un incidente stradale e per il quale gli fu impossibile trovare testimoni nonostante gli innumerevoli tentativi. Soprattutto online.

Ho voluto visitare il sito e dopo essermi registrato, con una procedura abbastanza lunga, sono potuto entrare nel sito.

Nonostante la qualità dell’idea e la nobiltà delle intenzioni, mi sono trovato di fronte a un sito davvero poco friendly e con diversi bugs, ma alla fine ho trovato la sezione che riguarda la segnalazione degli episodi.

Il meccanismo è semplice: si può scegliere di accedere come vittima o come testimone e poi dopo aver inserito data e luogo ell’incidente, il sistema esegue un match e il gioco è fatto. Incrociando i dati inseriti nel database, il sistema verificherà l’eventuale presenza di avvenimenti già registrati concomitanti con gli elementi che abbiamo inserito e provvederà, qualora si desideri, a stabilire un contatto con l’utente in questione, che resterà sempre anonimo, scambiando in automatico gli indirizzi email.

Se potessi dare un consiglio ai 5 amici fiorentini, mi permetterei di dire loro di rivolgersi a un bravo web-designer come hanno fatto i ragazzi di Uribu per la seconda edizione del loro sito. Aumenterebbe non solo l’appeal estitico, ma anche la necessaria usabilità del sito.

A parte questa pecca, complimenti ragazzi. Così si cambia il mondo, con l’impegno e la partecipazione. Bravi!

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Fonte Quotidiano.net. Immagini tratte dal sito Vittima e testimone.

E’ di questi giorni la notizia che la piattaforma georeferenziata Ushahidi è stata usata ancora una volta in Italia per raccogliere informazioni e rappresentare su una mappa i disagi provocati dalle ultime intense nevicate.

Lo hanno fatto sia Emergenza Neve (qui), sia Anpas – l’Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze (qui).

Grazie a una crowdmap interattiva, i cittadini hanno potuto segnalare la situazione della viabilità, dei servizi pubblici, dei trasporti pubblici, delle emergenze e dell’impegno di enti locali e ufficiali (nel caso di Emergenza neve) e degli interventi apportati (nel caso dell’Anpas). In questo modo altri cittadini hanno potuto avere informazioni in tempo reale, spesso prima di quelle fornite dagli organi ufficiali. Esattamente come succede recentemente con Twitter nei confronti dell’informazione ufficiale.

Peccato che queste informazioni, a parità di piattaforma, non possano essere integrate tra loro. Segno che forse nel nostro paese, la collaborazione tra istituzioni, non è come quella di cittadini e volontari.

E’ vero che la crowd è dappertutto, è vero che Ushaihidi è nata per unire gli sforzi, ma non dare un riferimento certo all’impegno dei cittadini è sicuramente uno spreco. E non solo di intenzioni.


Prima di approfondire il discorso, un video per capire cos’è Ushahidi e poi, la sua storia.

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Ushahidi, che in Swahili vuol dire “testimonianza”, è una piattaforma nata per mappare gli episodi di violenza in Kenya a seguito della crisi politica post-elettorale all’inizio del 2008 (qui si parla di quello che è successo).

Fu creata in quel periodo da Ushahidi, Inc. una non-profit company che decise di sviluppare un software free e open source per raccogliere informazioni e visualizzare in una mappa (Google Maps) quello che stava accadendo nel paese grazie all’aiuto dei cittadini. SMS, MMS, PC i mezzi per testimoniare; un’unico aggregatore per raccogliere le informazioni.

Il progetto, nato dalla collaborazione di alcuni blogger e citizen journalist kenioti capitanati dall’attivista e avvocatessa keniota Ory Okolloh, fu realizzato in uno dei periodi più bui della storia del Paese africano. Tutti i nomi del team di Ushahidi e le biografie sono qui. Il sito fu usato per geolocalizzare e monitorare gli episodi di violenza con l’obiettivo di facilitare il lavoro dei soccoritori e delle organizzazioni pacifiste.

Dall’articolo su Il Post di Giovanni Fontana del 16 agosto 2010 (qui), il racconto di Ory:

Nella prima settimana di violenze post-elettorali tutti provavamo a documentare sui nostri blog quello che stava succedendo, e in un post qualcuno evidenziò il possibile uso che si poteva fare di Google Maps per mappare ciascuno degli incidenti che stavano avvenendo. Perciò io pensai “già, dobbiamo farne qualcosa di questa idea”: stavamo cercando soluzioni tecnologiche per ovviare alle inefficienze dei commenti – quella sembrò una buona risposta”.

La piattaforma fu utilizzata da 45,000 cittadini in Kenya e il successo dell’operazione fece percepire al team la necessità di una piattaforma standard che potesse essere utilizzata anche da altri nel mondo.
Il sito della crisi kenyota è ancora online, potete vederlo qui o cliccando sull’immagine.

Da allora la piattaforma, grazie a donazioni private ricevute tramite il sito (e a quelle di Humanity Unitedqui l’approfondimento), è cresciuta nel suo sviluppo, è diventata anche un App mobile per Android e iOS ed è stata utilizzata in diversi altri casi.

Nel 2008 è stata utilizzata per tracciare le violenze contro gli immigrati in Sud Africa, poi (sempre per tracciare violenze) in Congo Est, in Kenya, in Malawi, Uganda e Zambia.
Nel 2009 per documentare l’assenza di medicinali in diversi paesi africani, per monitorare le elezioni in Messico e India, ma anche da Al Jazeera per raccogliere testimonianze durante i disordini di Gaza.
Nel 2010 fu l’anno dell’uso dopo il terremoto in Haiti e in Cile, le tempeste di neve a Washington D.C. e gli incendi in Russia. Lo scopo principale di Ushahidi è sempre quello dell’inizio: raccogliere informazioni per aiutare i soccorsi, come successe poi nel 2011 per il terremoto in Nuova Zelanda, per le alluvioni in Australia, in Missouri, nel Veneto, in Liguria e per l’emergenza neve nei Balcani e in Italia, pochi giorni fa e argomento di questo posto, nel 2012.

Ma Ushaidi non è solo una piattaforma per documentare tragedie umanitarie, in India è stata usata per mappare la qualità del segnale 3G e degli hotspot Wi-Fi e in Russia come provocazione anti-corruzione (qui l’articolo da Apogeo Online se volete saperne di più).

Speriamo di non dover usare spesso la piattaforma Ushahidi, ma sicuro è che il lavoro del Team, in alcuni casi diventa fondamentale. Per chi vuole rimanere informato sulle loro attività c’è il blog ufficiale (qui).

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Grazie a Alessio Baù e a Pietro Pannone per la segnalazione (via Like di Hagakure).
Foto in apertura © Viva Zoom via Viaggi News.
Foto dell’applicazione mobile di Whiteafrican da Flickr.
Altre immagini dai siti di Emergenza Neve, Anpas e Ushahidi.org.
Fonte per l’uso post 2008 di Ushahidi: Wikipedia.

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