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Ispirati ancora una volta dall’idea di rappresentare il tempo, Montblanc ha lanciato in questi giorni un nuovo progetto partecipativo globale, si tratta di The Montblanc Worldsecond.

Non è la prima volta infatti che Montblanc – con Leo Burnett Italia – coinvolge gli utenti della rete nella realizzazione di progetti con il coinvolgimento dei brand lovers: la case history della campagna The Beauty of a Second, pluripremiata nei Festival internazionali, è nella memoria di tutti.

L’azienda svizzera invita chiunque nel mondo a catturare attraverso una fotografia, un momento di bellezza attraverso una mobile photo app per iPhone e Android. La particolarità è che chiede a tutti di scattare una foto di un preciso istante, segnalato da countdown presente nell’applicazione.

Il video che segue non lascia dubbi: meccanica e poesia dell’iniziativa illustrati a regola d’arte.

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Come avrete capito, tutte le immagini scattate attraverso l’applicazione verranno automaticamente uploadate nel sito creando uno spettacolare mosaico di istanti di vita e di bellezza: non vedo l’ora di vederlo!

Durante l’intera durata della campagna (novembre e dicembre 2012) verranno invece create 60 occasioni per partecipare. Ognuno potrà liberare creatività e immaginazione in questo viaggio fotografico attraverso il mondo.

La campagna è dedicata alla Montblanc TimeWalker collection. Orologi saranno anche i premi finali di un contest riservato sia agli user dell’App, sia ai visitatori del sito che potranno realizzare delle selezioni delle foto scattate da altri.
Entrambi saranno premiati all’inizio del 2013 nelle categorie Worldsecond Photo e Worldsecond Gallery.

Mi sono iscritto nel sito: attendo il rilascio dell’applicazione, il primo countdown e il primo scatto.
Io non vedo l’ora! E voi?

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La campagna è realizzata da Leo Burnett Italia, le immagini sono tratte dal sito dell’iniziativa. La fonte della notizia è PR Newswire.

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Inside Out Project è un progetto d’arte partecipativa su larga scala, che trasforma messaggi di identità sociale, in opere da esporre nelle città.

Ogni persona viene invitata fotografarsi in bianco e nero, da sola o in gruppo, nel luogo nel quale vivono. Inviare la foto al sito e ricevere a casa propria una stampa da affiggere nella propria comunità affinchè il mondo possa vederla.

Le motivazioni per partecipare sono tante e diverse: dimostrare amore, pace, diversità, ambiente, giustizia, gioco, speranza, dignità, comunità, futuro, oppure semplicemente farsi notare. Come è per i progetti realizzati con i ragazzi di Haiti o gli abitanti degli slum di Nairobi o le favelas di Rio, che sembrano dire dai tetti delle loro case: “Hey, sono qui” oppure “Guardami, non sono cattivo” dai ritratti sul muro che separa Israele dalla Palestina.

Le origini del progetto: JR le photograffeur.

JR owns the biggest art gallery in the world. He exhibits freely in the streets of the world, catching the attention of people who are not the museum visitors. His work mixes Art and Act, talks about commitment, freedom, identity and limit”.

JR (qui la pagina su Wikipedia, qui invece il suo sito) è un artista e fotografo francese, nato nel 1983 e dall’identità sconosciuta. Si descrive come photograffeur, un mix tra un graffitista e un fotografo, ma è in realtà un artista affermato che ha già frequentato alcune tra le più importanti gallerie d’arte del mondo.

Ha iniziato a 17 anni (nel 2000) frequentando la scena dei graffiti parigina esprimendosi con opere di Flyposting, tecnica della quale è maestro indiscusso. Come ogni artista, JR ha iniziato con opere personali. C’è un video che lo ritrae tra il 2000 e il 2003, quando l’artista è già vicino alle tematiche sociali, ma ha ancora l’atteggiamento del writer suburbano.


Via via nel corso degli anni, le opere di JR si evolvono insieme alla sua poetica.

JR incomincia a farsi coinvolgere sempre di più dalle persone. Viaggia, visita i luoghi dove vivono, passa del tempo con loro. Si fa colpire dalle loro storie, li ritrae con la macchina fotografica, stampa, si fa aiutare per incollare le foto nelle città e creare opere che parlano di chi le abita. Li aiuta a farsi vedere, notare, scoprire.
Quasi sempre sono luoghi difficili, ma non è strano per uno che viene dalle banlieux.

Nell’ottobre del 2010 JR vince il TED Prize, il premio dato alle idee degne di essere diffuse e utili a cambiare il mondo. Con i 100.000 $ ricevuti, JR, dà il boost al progetto Inside Out.

Ecco il suo speech al TED 2010: “Use art to turn the world inside out”.

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La piattaforma tecnologica: il sito come centro di tutto.

I wish for you to stand up for what you care about by participating in a global art project, and together we’ll turn the world…INSIDE OUT’

Nessun progetto partecipativo può vivere con grandi numeri al di fuori del web e Inside Out ne è la dimostrazione. Solo con una piattaforma digitale articolata, si può coinvolgere il maggior numero di persone possibile e uscire finalmente dai quartieri.

Dal sito/epicentro (qui), il progetto si propaga agli angoli del mondo. Da qui il progetto viene realizzato, documentato e messo a disposizione di tutti, ma non solo. Funziona anche come luogo di aggregazione di iniziative stand-alone o per creare diversi livelli di coinvolgimento con i fan, come donare un muro, ospitare un photoboot, aiutare per il film su Inside Out (rimarco l’attenzione sulla documentazione) ma anche fare una donazione o aiutare JR in altri progetti.

Ad oggi Inside Out ha ricevuto 75.189 fotografie, distribuite in 8.896 location diverse, per 4.370 progetti attivati. Sono numeri di tutto rispetto e che ci danno una visione globale della diffusione dell’opera d’arte collettiva e del suo successo.

Successo al quale ha sicuramente contribuito la naturale diffusione virale dell’opera da parte dei partecipanti stessi. Lo possiamo capire dalle foto taggate su Flickr (dove ho scoperto quelle della bambina Rachel), dall’attività nella pagina di Facebook e dalla miriade di foto su Google Images postate dagli utenti.

Essere co-autori non è solo un reward, è sentirsi parte attiva di un progetto comune.

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Le immagini sono tratte dal sito di JR e da quello di Inside Out, oltre che dal profilo Flickr di Marie A.-C.  I video sono tratti dal canale YouTube di Inside Out Project. Il copyright della foto di JR è James Duncan Davidson / TED.

Tecnicamente Historypin è un archivio online user-generated di foto e documenti storici.

Ma è anche un grande progetto creato per favorire le relazioni inter-generazionali e avvicinare gli anziani all’uso di Internet attraverso un’attività da fare con i giovani.

Memoria, tecnologia, coinvolgimento, condivisione le parole chiave del progetto. Basandosi su precedenti esperienze, l’associazione non profit inglese We Are What We Do (qui trovate l’intero portfolio), ha iniziato questo progetto con la ricerca di un tema di conversazione concentrandosi su precisi obiettivi:

  • To transform the perceived social value of the history of their family, streets, country and world.
  • To bring neighbourhoods together around local history and help people feel closer to the place they live in.
  • To get people from different generations talking more, sharing more and coming together more often.
  • To conserve and open up global archives for everyone to enjoy, learn from and improve.
  • To create a study resource for schools and universities.
  • To become the largest global archive of human history.

We Are What We Do ha immaginato Historypin, una sterminata collezione di fotografie (ma anche di video, audio, storie, documenti) da pinnare su Google Maps, referenziandole nello spazio e nel tempo a iniziare dal 1840.

Nel video che segue una overview dell’intero progetto. Dalla scatola delle fotografie del nonno, alla loro condivisione in un sito affascinante.


Grazie alle fotografie visualizzate nelle mappe di Hystorypin (qui) – anche sovrapposte a Google Maps con Street View – si possono scoprire la storia di luoghi, momenti e persone. Ognuno può creare il proprio viaggio nel tempo e nello spazio, basta inserire il luogo e una data dal 1840 a oggi.

Ma ci sono anche i Tour guidati come quello sulla Beatlemania (qui).


Ognuno è libero di aggiungere le proprie fotografie e partecipare, ma anche oltre 100 istituzioni tra musei, gallerie, archivi e biblioteche hanno messo a disposizione le loro collezioni. Segno che l’invito a partecipare in quello che gli autori vorrebbero diventasse “il più grande archivio globale della storia umana”, non è più solo nelle mani dei singoli utenti.

Se volete imparare ogni cosa di Historypin e magari coinvolgere un immigrato digitale in questa iniziativa, potete fare riferimento ai 16 video tutorial “How to” presenti nel Canale YouTube di Historypin (qui).

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La foto in apertura è di Amit Sha’al. Premiato nel 2011 con il terzo premio, categoria Arts and Entertainment, World Press Photo Contest.

Le altre immagini sono tratte dal sito Historypin.

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