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Una delle più note indie band inglesi, Noisettes (pronunciatelo all’inglese se no si arrabbiano) grazie a una partnership con Nokia ha realizzato nel 2010 un videoclip girato insieme ai fan. Ovviamente con gli smartphone finlandesi.

Per il lancio dei nuovi Nokia N95 8Gb e Nokia 5800 XM, un centinaio di fan sono stati invitati sul set: una piscina abbandonata in East London. Sono stati armati di smartphone Nokia e invitati a riprendere da punti di vista diversi, alcune scene del videoclip del singolo Saturday Night. L’intento della regista Kim Gehrig, era quello di ricreare il clima di festa del quale parla la canzone e direi che ci è riuscita.

Per giudicare il video ufficiale vi basta cliccare su Play.

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La case history dell’operazione (l’agenzia è JWT London) è nel video a seguire. Non è purtroppo più possibile continuare creare online su Shotbyfans.com la propria versione del video.

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Per girare il video è stato usato anche the Transformer, una macchina realizzata con 64 Nokia N95 8Gb, sorretti da altrettanti bracci snodabili. Il risultato è un’inquadratura curiosa e spettacolare.

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Le immagini sono tratte da Promonews.tv  (ph. Emma Peios 2009), da Symbianfrek.com e dal video di Saturday Night nel canale YouTube di Nokia.

Il 2 febbraio 2012, il musicista inglese Graham Coxon – noto sia per i suoi progetti solisti sia per essere il chitarrista dei Blur – ha pubblicato nel canale ufficiale di YouTube (qui) un invito ai suoi fan:

What’ll it take to make you people dance? I want you to be in my new video…

Attraverso un videobrief, ha chiesto ai fan di compiere determinati movimenti, farsi riprendere con qualsiasi mezzo: smartphone, webcam o telecamera e inviare i video realizzati al sito ufficiale (qui). Guardiamo il videobrief per capire meglio:


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I fan hanno immediatamente risposto all’invito e hanno incominciato a uploadare allettati dalla ricompensa: non solo apparire nel video, ma anche essere selezionati da Graham in persona e ricompensate per i loro video in modo speciale con copie autografate del nuovo album A+E e ticket per i concerti del tour.

A fine febbraio è stato pubblicato il video di What’ll It Take, realizzato con i contributi inviati da 85 fan provenienti da 22 diversi paesi e l’abilità del regista Ninian Doff. Ninian dichiara nel suo sito di aver creato un mostro; invece, grazie a un curioso remix di filmati UGC, ha realizzato un videoclip originale, ben confezionato e con una grande dose di freschezza.

E’ arrivato il momento di alzare il volume e cliccare su play!

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What’ll It Take è un’ottimo esempio di progetto partecipativo:

  • i fan sono coinvolti direttamente dall’artista,
  • il reward è importante,
  • l’azione richiesta è a portata di mano e semplice da realizzare,
  • le istruzioni sono chiare e ben fatte.
  • i partecipanti sono stati ringraziati: il sito riporta i credits di tutti gli interpreti (qui).

Complimenti!

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Immagini e video tratti dal canale YouTube di Graham Coxon.

I Devo sono una band di Akron (Ohio, U.S.A.) che si è formata nel 1972. Li conosco da più di trent’anni e da allora ricordo il nome della loro città, citata in tutte le interviste della band come luogo di fabbriche di gomma, plastica e parecchio invivibile. Solo ad Akron potevano nascere i Devo e la filosofia della de-evolution. Se vi fa piacere sapere di più su di loro su Wikipedia trovate tutto.

Non molto conosciuti dalle masse, ma stratosferici per i fans, una pietra miliare e continua fonte di ispirazione per il loro stile inconfondibile classificato come Punk, Post-punk, New wave, Art wave e in mille altri modi da parte di critici e band, che considerano i Devo un gruppo fondamentale per l’evoluzione del rock. I brani più famosi: Whip it, Girl you want, Gates of Steel, It’s a beautiful world, Mongoloid, ma anche la dissacrante versione di Satisfaction, spero li conoscano tutti.

I Devo sono da sempre una band geniale, con un’immaginario, una produzione musicale e un’estetica coerente a loro stessi e alla loro filosofia, innovativa e affascinante. La loro musica, come le loro azioni e rappresentazioni sono sempre state digitali, elettroniche, tecnologiche, al passo con i tempi.

La passione per la sperimentazione dei Devo, le possibilità offerte dai social network di poter realizzare un progetto assieme agli utenti finali con il supporto della propria base di fans attraverso le pagine ufficiali su My Space, Facebook, il sito Club Devo, e alla partecipazione ad eventi come l’SXSW di Austin, hanno portato a concepire in modo diverso il nuovo disco Something for Everybody atteso da 20 anni.

Come lo spiega Gerard Casale, bassista e membro fondatore della band:

We decided to actively seek comment and criticism from outside people and use that as a tool, rather than shunning or ignoring it… Our experiences participating in secondary creativity – things like corporate consensus building, focus groups -make you appreciate the connection that an artist has to society.

Quindi – insieme all’agenzia Mother LA – decidono di coinvolgere i fan, un anno prima del lancio in attività collettive. Il primo passo è la designazione di Greg Scholl, COO di Devo, Inc. come responsabile del progetto che coinvolge i fans. Greg, in perfetto pubblicitese – l’ironia dei Devo verso il sistema è sempre presente –  lancia, spiega e motiva il progetto così:

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Il sito e i social danno il via ad una serie di attività, molte online come il Devo Color Study che porterà a scegliere oltre al mood cromatico della band il colore degli Energy Dome, i loro caratteristici cappelli, o il Devo Sound Study che ha permesso di scegliere a maggioranza le tracce da inserire nel nuovo disco (ora in archivio).
Date un’occhiata e partecipate – con ironia – al focus group che segue.

Saranno anche solo focus group, ma sono decisamente partecipativi, ognuno fa parte di un processo più ampio che la semplice attribuzione di preferenze; ad ogni round c’è un’ottimizzazione basata sui risultati e l’utente viene di nuovo coinvolto sapendo qual’è lo scopo finale: fare in modo che un prodotto risulti preferito alla maggior parte delle persone, ma soprattutto a loro.

Pochi giorni fa, proseguendo sulla stessa strada, i Devo hanno lanciato l’ennesimo progetto innovativo: un video clip interattivo dove ogni utente è protagonista. E’ il video clip del singolo What we do e Gerard Casale lo racconta così:

The user/viewer is the director in this video. They decide what to see and when to see it in real time. They will be able to navigate and save a version of what they think others should see. It’s like having a vote in Devo’s creative process. It’s truly interactive.

L’utente può infatti muoversi all’interno del videoclip, zommare, scegliere le inquadrature oppure farlo in modo random, creando ogni volta un video diverso. E in più, cliccando su alcuni oggetti o sul tasto “Instant”, può acquistare oggetti presenti nel video.

Il videoclip interattivo potete vederlo qui o all’interno dell’articolo di Mashable che contiene anche l’intervista integrale a Gerald Casale che racconta come nato il video, la sua filosofia e la sua poetica, oppure nel directors cut su YouTube. La regia è di Gerald Casale, Kii Arens e Jason Trucco.

Dopo 30 anni i Devo riescono ad affascinarmi e incuriosirmi ancora. Non posso che continuare ad essere un fan.

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Curiosità: Sapevi che i Righeira, grandi estimatori dei Devo, hanno realizzato under permission la versione italiana, opps, spagnola, di Girl you want: Es la Mujer que tu quieres per l’album del 2007 Mondovisione?

Nel gennaio del 2010, dopo l’esperimento del videoclip di Eden (ne parlo qui), i Subsonica nel loro gruppo Facebook scrivono un post ai fans:

“ed3n2: lo facciamo un esperimento? prendete il vostro pezzo preferito. Ballatevelo davanti alla vostra telecamerina o webcam o qualunque cosa che riprenda. Caricatelo su un account youtube con la tag ed3n2. poi capirete perchè……”.

Era il lancio ai propri fans di Ed3n2, la piattaforma su cui chiunque può caricare il proprio video “danzante” per creare una versione completamente interattiva e “democratica” del clip di Eden.

L’utente registra un video mentre balla il proprio pezzo preferito, lo carica su YouTube ed inserisce il tag ed3n2.

L’applicazione (nata da un’idea di Alessio Granata, progettata e sviluppata da DeeMo e Tomaso Neri) riconosce i video con il tag e crea un video user-generated.
Al termine della visualizzazione ogni utente può introdurre il link di Youtube del proprio contributo in modo che sia incluso; di ogni particolare versione ottenuta si può avere un url specifico da pubblicare e condividere.

Perfetto. Spesso le grandi idee nascono da cose semplici come è in questo caso, dove un semplice tag nasconde in realtà, un potere enorme.


Nel dicembre 2010 a pochi giorni dall’annuncio della partenza del tour, i Subsonica hanno deciso di regalare ai fans un’anticipazione del nuovo lavoro: il videoclip di Eden. Il video è ispirato al work in progress “Don’t stop the dance” dell’artista e fotografo Luca Saini, una video installazione che ha come soggetto centinaia di persone chiamate a ballare il proprio brano preferito davanti ad una telecamera, i Subsonica hanno deciso di mettere a disposizione “Eden” per realizzare un clip dell’opera. Le immagini degli spontanei “ballerini” sono state quindi sincronizzate sulla musica della band.

Luca Saini, nel suo sito, spiega il progetto e la sua filosofia:

“Questo video clip/opera d’arte si è ulteriormente arricchito anche grazie alla partecipazione danzante della band, e al coinvolgimento – mediante il Facebook del gruppo – di una parte dell’affezionatissimo pubblico dei Subsonica, accorso in massa allo storico locale torinese Spazio 211, luogo delle riprese. Persone qualsiasi, performer, ballerini di strada, fan della band e i musicisti stessi di fronte all’obiettivo, liberi e spontanei compongono la sostanza prima di questo emozionante videoclip.

Nasce proprio da questo presupposto il videoclip Eden dei Subsonica dall’idea di condivisione, partecipazione, mettersi in gioco – una poetica ed una metodologia che applico ormai da anni nei miei lavori artistici. Il clip presenta una vibrante danza che ha il ritmo della gioia, della paura, ma anche la tenerezza, l’ego o la timidezza che scopriamo via via nei volti delle persone che vi hanno preso parte. Un condensato di vita in eterno mutamento, esattamente come nella nostra affannata ricerca di un eden interiore che viene con profonda poesia presentata molto bene dai Subsonica nel singolo.

Ottimo.

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