Archivio degli articoli con tag: Consumo collaborativo

Il Consumo collaborativo è un fenomeno che esiste da millenni ma che ogni tanto ritorna di moda magari perchè cambia una definizione o si varia il soggetto da condividere; i più recenti che mi hanno colpito sono il falciaerba di frazione o il trapano di condominio. Possedere collettivamente un trapano per 24 famiglie o un falciaerba per una dozzina di giardini non è una sciocchezza: si spende solo una parte della cifra necessaria all’acquisto, lo si usa uno alla volta e alla domenica c’è meno rumore.
Da sempre l’uomo presta, riussa, dona, condivide, noleggia, utilizza in multiproprietà e se il timesharing per l’acquisto di una seconda casa al mare o in montagna sembra passato di moda, non è così per il carsharing o il carpooling che si sta diffondendo sempre più.

Il Consumo collaborativo (ho approfondito l’argomento qui) è un fenomeno che nel marzo 2011 Time ha definito come una delle 10 idee che cambieranno il mondo. Ma c’è un’altro fenomeno, collegato a queste tematiche – definito da Wikipedia an Italian-based system – che sta cambiando le abitudini dei consumatori italiani da almeno 10 anni: i G.A.S., i Gruppi d’Acquisto Solidale.

Nel 2012 oltre 7 milioni di italiani hanno deciso di fare la spesa insieme per ottenere condizioni vantaggiose grazie ai G.A.S. E’ quanto emerge da una analisi Coldiretti/Censis di pochi giorni fa, nella quale si evidenzia che i Gruppi d’Acquisto Solidale sono diventati un fenomeno di rilievo che ha contagiato il 18,6 per cento degli italiani, di cui quasi 2,7 milioni in modo regolare.

Non sto parlando del controverso mondo del Social shopping dei vari Groupon, Groupalia, LetsBonus e altri servizi simili, parlo di chi ha contattato un contadino e ha deciso di acquistare in anticipo i prodotti del suo orto o di chi ha condiviso il costo della benzina per andare a ritirare da lui carote e pomodori e ha coinvolto i suoi vicini. Decine e decine di migliaia di iniziative spontanee che “nascono” e “muoiono” in continuazione nei palazzi, nei posti di lavoro, nei centri sportivi e ricreativi spesso sulla base di semplici accordi verbali.

Ogni G.A.S. ha propri criteri per selezionare i fornitori. Le modalità di acquisto variano notevolmente e vanno dalla consegna a domicilio, alla prenotazione via internet fino “all’adozione” in gruppo di interi animali o piante da frutto. Ma anche all’individuare i modi di consegna, stabilire con il produttore un prezzo equo e scegliere cosa acquistare privilegiando la stagionalità, il biologico, il sostegno alle cooperative sociali, la riduzione degli imballaggi, le dimensioni del produttore o infine la vicinanza territoriale (come il chilometro zero).
Le modalità maggiormente diffuse sono la distribuzione di cassette di ortofrutta a cadenza settimanale o bisettimanale e la vendita di pacchi di carne.

Chi come me non ha il Gruppo d’Acquisto Solidale condominiale, può organizzarsi attraverso Internet – come piace a noi che amiamo i progetti partecipativi – grazie alla Rete dei G.A.S. nazionali (qui).

Avete altri link utili? Non fate complimenti e postateli qui sotto!

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Il Consumo collaborativo è un modello economico basato sull’accesso a beni e prodotti tramite la condivisione, il baratto, il prestito, il cambio e lo scambio, la locazione, la donazione e il noleggio anzichè sul loro possesso in esclusiva.

Da sempre l’uomo condivide, riusa, dona. Le lavanderie a gettone esistono in Italia da poco, ma biblioteche, mercatini e raccolte di vestiti usati esistono da parecchio, come i noleggi di furgoni o il time-sharing (multiproprietà) di appartamenti in località balneari. Ma è solo da pochi anni che, grazie alla tecnologia, il consumo collaborativo ha avuto una totale ridefinizione e un’accellerazione nelle abitudini dei consumatori.

Grazie a Internet abbiamo visto nascere piattaforme dove rivendere regali sbagliati, prestare un posto sul divano, organizzare servizi di bike sharing e le banche del tempo, ma è grazie al peer-to-peer e alle sue communities, che il Consumo collaborativo è diventato un fenomeno globale. E anche più remunerativo.

Questo e molto altro lo sostengono Rachel Botsman e Roo Rogers nel libro What’s Mine Is Yours: The Rise of Collaborative Consumption, dove hanno analizzato il fenomeno, ma soprattutto i numeri del Consumo partecipativo, un fenomeno che sta esplodendo e che nel marzo 2011 Time ha definito come una delle 10 idee che cambieranno il mondo.

Nel video che segue, i presupposti della ricerca, i casi e i numeri di realtà come Zipcar (e il suo noleggio peer-to-peer di utensili), Freecycle (e il riutilizzo di beni come alternativa alla discarica, il collaborative lifestyle di Thredup (dove si scambiano i vestiti dei bambini che crescono sempre troppo in fretta) e addirittura il noleggio temporaneo di terra coltivabile da parte di chi non la usa a chi ne ha necessità.

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E’ sorprendente e incoraggiante scoprire che grazie alla tecnologia e al cambio di mentalità – e magari anche ai gruppi di acquisto solidale – negli Stati Uniti i Farmer’s Market sono di nuovo 1000 più dei Wallmart. E che la community di Couchsurfing sia diventata il sito di ospitalità più visto della rete con 40 milioni di pagine al giorno ma soprattutto il 99,797% di riscontri positivi all’ospitalità di perfetti sconosciuti.

Condividere è contagioso: nell’infografica che segue (clicca per ingrandire) c’è la dimostrazione di come negli anni si siano moltiplicate le realtà che ruotano attorno a progetti partecipativi e al Consumo collaborativo e quanto grande sia diventato il coinvolgimento delle persone.

Il sito dedicato al libro What’s Mine Is Yours: The Rise of Collaborative Consumption è diventato in breve tempo un punto di riferimento per questa filosofia al punto da creare un vero e proprio movimento. Gli autori, grazie al CC Lab, sono disponibili a collaborare a progetti che coinvolgono i clienti (dalle start up ai major brand e ai servizi pubblici) per realizzare soluzioni e marketplace basati sulle idee del Consumo collaborativo. Chi sarà il primo ad approfittarne?

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