Non tutto ciò che ruota attorno al crowdsourcing è perfettamente in linea con la sua filosofia. Può capitare infatti che diventi un termine da usare per dare un sapore innovativo a un progetto di comunicazione più che per definire un vero coinvolgimento della folla.
È secondo me, quello che è successo con Kinglish: the World’s First Crowd Sourced Font.

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Il font, creato per diventare quello ufficiale della nona edizione de The Great Indian Octoberfest 2013, è stato promosso dalla birra indiana Kingfisher Premium ed è nato nelle serate di festa nei Pub di Bangalore.

Nell’arco di un paio di settimane, nei locali della città indiana, migliaia di consumatori sono stati invitati a versare un po’ di birra e a disegnare con il fondo della bottiglia o del boccale delle lettere negli appositi sottobicchieri. E – ovviamente – a condividere le proprie creazioni nei social network.

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Birra dopo birra, macchia dopo macchia, lettera dopo lettera, un nuovo alfabeto è venuto alla luce. Centinaia di sottobicchieri sono stati portati in uno studio di design per essere analizzati, classificati e selezionati. Quando la scelta è divenuta definitiva, l’intero alfabeto è stato fotografato, vettorializzato da un designer professionista e sviluppato come font.

L’intero processo che ha portato alla nascita Kinglish è nella case history che segue. Arrivate fino alla fine per scoprire il risultato finale.

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Se avete notato, il font ha subito pesanti modifiche nello studio di design perdendo molto dello spirito originario. In fase di disegno sono stati infatti aggiunti elementi lineari e geometrici ai caratteri creati dagli utenti  con le macchie.

Parlare di progetto tradito forse è un po’ eccessivo, ma sicuro è che nessuno potrà mai dire: “Quella ‘B’ l’ho fatta io”.

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Agenzia JWT Bangalore.
Fonti: Canale YouTube Kingfisher, DNA India, Lighthouse Insights e Crowdsourcing.org

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