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I Devo sono una band di Akron (Ohio, U.S.A.) che si è formata nel 1972. Li conosco da più di trent’anni e da allora ricordo il nome della loro città, citata in tutte le interviste della band come luogo di fabbriche di gomma, plastica e parecchio invivibile. Solo ad Akron potevano nascere i Devo e la filosofia della de-evolution. Se vi fa piacere sapere di più su di loro su Wikipedia trovate tutto.

Non molto conosciuti dalle masse, ma stratosferici per i fans, una pietra miliare e continua fonte di ispirazione per il loro stile inconfondibile classificato come Punk, Post-punk, New wave, Art wave e in mille altri modi da parte di critici e band, che considerano i Devo un gruppo fondamentale per l’evoluzione del rock. I brani più famosi: Whip it, Girl you want, Gates of Steel, It’s a beautiful world, Mongoloid, ma anche la dissacrante versione di Satisfaction, spero li conoscano tutti.

I Devo sono da sempre una band geniale, con un’immaginario, una produzione musicale e un’estetica coerente a loro stessi e alla loro filosofia, innovativa e affascinante. La loro musica, come le loro azioni e rappresentazioni sono sempre state digitali, elettroniche, tecnologiche, al passo con i tempi.

La passione per la sperimentazione dei Devo, le possibilità offerte dai social network di poter realizzare un progetto assieme agli utenti finali con il supporto della propria base di fans attraverso le pagine ufficiali su My Space, Facebook, il sito Club Devo, e alla partecipazione ad eventi come l’SXSW di Austin, hanno portato a concepire in modo diverso il nuovo disco Something for Everybody atteso da 20 anni.

Come lo spiega Gerard Casale, bassista e membro fondatore della band:

We decided to actively seek comment and criticism from outside people and use that as a tool, rather than shunning or ignoring it… Our experiences participating in secondary creativity – things like corporate consensus building, focus groups -make you appreciate the connection that an artist has to society.

Quindi – insieme all’agenzia Mother LA – decidono di coinvolgere i fan, un anno prima del lancio in attività collettive. Il primo passo è la designazione di Greg Scholl, COO di Devo, Inc. come responsabile del progetto che coinvolge i fans. Greg, in perfetto pubblicitese – l’ironia dei Devo verso il sistema è sempre presente –  lancia, spiega e motiva il progetto così:

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Il sito e i social danno il via ad una serie di attività, molte online come il Devo Color Study che porterà a scegliere oltre al mood cromatico della band il colore degli Energy Dome, i loro caratteristici cappelli, o il Devo Sound Study che ha permesso di scegliere a maggioranza le tracce da inserire nel nuovo disco (ora in archivio).
Date un’occhiata e partecipate – con ironia – al focus group che segue.

Saranno anche solo focus group, ma sono decisamente partecipativi, ognuno fa parte di un processo più ampio che la semplice attribuzione di preferenze; ad ogni round c’è un’ottimizzazione basata sui risultati e l’utente viene di nuovo coinvolto sapendo qual’è lo scopo finale: fare in modo che un prodotto risulti preferito alla maggior parte delle persone, ma soprattutto a loro.

Pochi giorni fa, proseguendo sulla stessa strada, i Devo hanno lanciato l’ennesimo progetto innovativo: un video clip interattivo dove ogni utente è protagonista. E’ il video clip del singolo What we do e Gerard Casale lo racconta così:

The user/viewer is the director in this video. They decide what to see and when to see it in real time. They will be able to navigate and save a version of what they think others should see. It’s like having a vote in Devo’s creative process. It’s truly interactive.

L’utente può infatti muoversi all’interno del videoclip, zommare, scegliere le inquadrature oppure farlo in modo random, creando ogni volta un video diverso. E in più, cliccando su alcuni oggetti o sul tasto “Instant”, può acquistare oggetti presenti nel video.

Il videoclip interattivo era realizzato in Flash e non è più possibile vederlo in questa modalità. Se ne parla ancora però nell’articolo di Mashable (che mostrò il video in anteprima) con l’intervista a Gerald Casale che racconta come nato il video, la sua filosofia e la sua poetica.
Il Director Cut è su YouTube. e a seguire. La regia è di Gerald Casale, Kii Arens e Jason Trucco.

Dopo 30 anni i Devo riescono ad affascinarmi e incuriosirmi ancora. Non posso che continuare ad essere un fan.

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Curiosità: Sapevi che i Righeira, grandi estimatori dei Devo, hanno realizzato under permission la versione italiana, opps, spagnola, di Girl you want: Es la Mujer que tu quieres per l’album del 2007 Mondovisione?

Gli store di applicazioni per il mobile come Apple Store, Ovi Store, Blackberry App World o il Marketplace di Windows, sono stati fino ad oggi, piattaforme che hanno coinvolto più gli sviluppatori che gli utenti finali.

Mi risulta difficile pensare a questi luoghi come piattaforme partecipative quando sono dei veri marketplace, gestiti con la tecnica del co-working e la suddivisione degli utili sulla vendita delle applicazioni, tra i loro creatori e lo store che le vende. A volte dopo lunghi tempi di approvazione, come succede per l’Apple Store.

Ho scritto fino ad oggi; il 21 aprile infatti, Nokia ha lanciato anche in Italia Ovi App Wizard, un’operazione che finalmente discosta il brand finlandese dal mondo Apple, dimostrandosi grande in fatto di apertura. Nessun player aveva offerto finora la possibilità a chiunque di essere presente in un App Store.
Per il lancio di questa operazione/progetto, Nokia ha chiamando a raccolta il popolo del web, soprattutto i blogger e i possessori di un sito, per realizzare delle applicazioni utili a rendere Ovi Store, un luogo sempre più vicino alle persone. Perchè faciliterà a rendere disponibili i contenuti delle persone.

Per fare questo Nokia ha creato la piattaforma Ovi App Wizard, che permette a chiunque di realizzare con quattro semplici passaggi e una registrazione, l’applicazione mobile del proprio sito. E tutto grazie ai feed Rss o Atom.

E’ davvero facile e oggi ho creato l’App di Partecipactive. Il risultato è dignitoso, la personalizzazione è all’altezza e si può aggiungere all’applicazione fino a 4 diversi feed. Compreso l’adattamento delle immagini, la descrizione dell’applicazione e l’inserimento dei tag ci avrò impiegato 10 minuti.

Durante i 4 semplici passaggi c’è anche la possibilità di sottoscrivere un accordo con MillenialMedia o con Mpression per condividere i guadagni dalla pubblicità.

Adesso l’ho inviata a Ovi Store per l’approvazione, il tempo previsto è di 24 ore.

[UPDATE]

Dopo un solo giorno, l’applicazione di Partecipactive è nell’Ovi Store e se avete un Nokia, la potete scaricare qui.

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Uno dei progetti partecipativi italiani più interessanti di sempre è quello che riguarda i bumper di Italia Uno, gli ‘stacchetti’ prima dei lanci della rete, dove le persone esclamano: “Italia… Uno!”.

E’ dal 2001 che Italia Uno pubblicizza i suoi programmi attraverso la dimostrazione di appartenenza dei propri spettatori tramite interventi User Generated Content  e lo ha fatto ben prima di YouTube: 15.000 contributi video, quasi 100 ore di girato, ricevuti quando ancora si usava il Vhs e ben prima che il termine UGC fosse coniato.

Poi dal 2008 l’esplosione dell’iniziativa sul web, con la creazione della piattaforma 6come6 dove gli utenti possono uploadare i propri contributi video, votare, scegliere quelli che saranno poi visti in televisione e addirittura l’upload dei video nell’siola di Mediaset su Second Life. Sembra di parlare di 30 anni fa e non di 3, pazzesco che nel frattempo Second Life sia sparito nel nulla. Ma questo è Internet!

A distanza di 10 anni, Italia Uno continua a usare i bumper realizzati dalla gente per la gente (altri esempi li trovate qui, qui e qui), ma da tempo la piattaforma 6come6 ha iniziato a chiedere alle persone di raccontare delle microstorie nella sezione “Che storia” suddivise tra al lavoro, studio, amici, vacanza, tempo libero, con lui/lei, in famiglia per eleggere i ‘Numeri Uno’.

Non si sa se cambieranno i bumper di Italia Uno o se le storie delle persone entreranno in un programma dedicato, sicuramente sarà un’altra iniziativa fatta da Italia Uno con i propri utenti, per un maggior legame, per un maggior senso di appartenenza.

Nel gennaio del 2010, dopo l’esperimento del videoclip di Eden (ne parlo qui), i Subsonica nel loro gruppo Facebook scrivono un post ai fans:

“ed3n2: lo facciamo un esperimento? prendete il vostro pezzo preferito. Ballatevelo davanti alla vostra telecamerina o webcam o qualunque cosa che riprenda. Caricatelo su un account youtube con la tag ed3n2. poi capirete perchè……”.

Era il lancio ai propri fans di Ed3n2, la piattaforma su cui chiunque può caricare il proprio video “danzante” per creare una versione completamente interattiva e “democratica” del clip di Eden.

L’utente registra un video mentre balla il proprio pezzo preferito, lo carica su YouTube ed inserisce il tag ed3n2.

L’applicazione (nata da un’idea di Alessio Granata, progettata e sviluppata da DeeMo e Tomaso Neri) riconosce i video con il tag e crea un video user-generated.
Al termine della visualizzazione ogni utente può introdurre il link di Youtube del proprio contributo in modo che sia incluso; di ogni particolare versione ottenuta si può avere un url specifico da pubblicare e condividere.

Perfetto. Spesso le grandi idee nascono da cose semplici come è in questo caso, dove un semplice tag nasconde in realtà, un potere enorme.


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Kutiman è un produttore e musicista funk israeliano, già conosciuto grazie al suo sorprendente album Thru You realizzato con video amatoriali di YouTube remixati.

Kutiman ha anche remixato i Maroon5 e creato musica con ogni tipo di video, anche con quelli di attrezzi da cantiere, come in Kutiman Mixes Craftsman. Tutti i suoi remix sono nella pagina personale su YouTube.

Il nuovo remix My Favorite Color è un progetto partecipativo ex post: gli autori dei singoli video sono inconsapevoli di aver partecipato al progetto fino a che non vengono contattati e possono vederne il risultato corale: il remix che nasce dalla fantasia di Kutiman e dalla sua capacità di scegliere e mixare video che trova su YouTube.

Un progetto partecipativo indipendente che non dimentica quelli che hanno contribuito, nelle note che accompagnano il remix su YouTube, l’artista ha linkato tutte le circa venti fonti di materiale originale utilizzate per creare questo nuovo remix suddivise per strumento, proprio come fossero una band virtuale che lui ha diretto dal suo studio di montaggio.

So, let me introduce to you the band:

http://www.youtube.com/watch?v=PGVBajZdv3E&feature=related Organ
http://www.youtube.com/watch?v=NiJR9_zry-g Rim
http://www.youtube.com/watch?v=B8sHfjyAuxs Rain stick
http://www.youtube.com/watch?v=cmk6oST2ehg Ride
http://www.youtube.com/watch?v=lCHwRc_SUA8 Brushes
http://www.youtube.com/watch?v=dzIbPuSQ3IQ Drums
http://www.youtube.com/watch?v=J0Df5oBCbXA Saxophon
http://www.youtube.com/watch?v=1eisGn-aFVY&feature=related Piano 1
http://www.youtube.com/watch?v=8cEPZcvdyCk Piano 2
http://www.youtube.com/watch?v=6gB0y6EfDeg Piano 3
http://www.youtube.com/watch?v=KInzY7itSaA Frensh horn 1
http://www.youtube.com/watch?v=iOHcVv-iPkk French horn 2
http://www.youtube.com/watch?v=XwNNQcW3gnE French horn 3
http://www.youtube.com/watch?v=-J8sSXO9VWk Vocal
http://www.youtube.com/watch?v=5KcT0kIlPPQ Triangle
http://www.youtube.com/watch?v=b2r7DG8VfGI Cello 1
http://www.youtube.com/watch?v=qu1m780i1Bg Cello 2
http://www.youtube.com/watch?v=bDHnkGeD8QQ Cello 3
http://www.youtube.com/watch?v=TdbKwsK5O7w Micro synth
http://www.youtube.com/watch?v=tIb5X9X_tPk Korg MS-20 synth
http://www.youtube.com/watch?v=87s5V1S9IGw Native american flute
http://www.youtube.com/watch?v=4neudwAyvAg Flute
http://www.youtube.com/watch?v=x0ay-s0QZh8 Guitar