Archivi per la categoria: 2013

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Le Orchestre sono costose, lo sappiamo. E sempre più spesso capita che vengano a mancare i fondi pubblici che gli permettono di proseguire nella propria attività.

Succede in Italia, ma anche nel resto del mondo e spesso la chiusura di queste istituzioni rimane nell’ombra e il pubblico lo viene a sapere quando ormai è troppo tardi.
Governi e istituzioni publiche non rinnovano i finanziamenti alle orchestre non solo perchè non hanno uno spirito imprenditoriale, ma anche perchè non avvertono un vero interesse da parte del pubblico.

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Su questi presupposti l’olandese Metropole Orchestra (Metropol Orkest, un orchestra ibrida, una combinazione tra una big band jazz e un’orchestra sinfonica, composta da 52 musicisti e con una doppia sezione ritmica: una pop/rock e una jazz) ha costruito la sua strategia di sopravvivenza.
Grazie al coinvolgimento dell’agenzia Havas Worldwide Amsterdam è stata costruita un’operazione di PR per dimostrare sia la capacità dell’Orchestra di adattarsi agli aspetti commerciali sia la capacità di riuscire a coinvolgere attivamente il pubblico olandese, con lo scopo mai nascosto di ottenere un nuovo finanziamento.

È nata così la Metropole Tweetphony, un operazione capace di dimostrare che l’Orchestra era viva e vegeta e in perfetta relazione con il suo pubblico. La call to action? Let the Metropole Orchestra play! Via Twitter!

let's the metropole Orchestra play - via partecipactiveÈ nato così un concerto della durata di ben otto ore interamente crowd-composed, ovvero composto con il coinvolgimento della folla. Ogni partecipante, grazie al sito dell’operazione e alla sua speciale interfaccia tweet based (qui), poteva inviare all’Orchestra una composizione di 144 note.

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Tra tutte le migliaia di composizioni ricevute, 33 di queste sono entrate a far parte del concerto dopo essere state arrangiate, suonate e trasmesse in streaming video.

L’operazione di PR ha generato milioni di views in Internet, servizi e articoli nella stampa, nei blog, nella radio e nella TV olandese, incluso il più importante programma televisivo, come potete vedere nella video case history che segue.

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Inutile dire che la richiesta di sostegno della Metropole Orchestra ha avuto un’icredibile successo. Ha raggiunto milioni di persone, ha vinto un oro ai Cannes Lions nella categoria PR e un argento in quella Cyber, ma soprattutto è servito ad ottenere un finanziamento da parte del Parlamento olandese fino al 2017!

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Immagini e informazioni tratte da: Havas Worldwide, dai materiali messi a disposizione per la stampa e dal canale YouTube della Metropole Orchestra.

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Uno dei più interessanti progetti di sceneggiatura collettiva è partito un po’ in sordina questa estate. Si tratta di Melt-a-plot, un progetto promosso da RAI Cinema e da Tempesta Film con il patrocinio della Cineteca di Bologna.

In occasione della Mostra del Cinema di Venezia, il 30 agosto il progetto è stato presentato così (qui in download il comunicato stampa):

Nasce Melt-a-Plot il nuovo gioco per fare cinema in internet: uno spazio di creatività collaborativa, un social game in cui i giocatori concepiscono, sceneggiano e creano un film, scegliendo anche gli attori, le musiche, le location, i costumi”.

 

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Melt-a-plot è un grande gioco collettivo che punta a sviluppare altre forme di creatività sperimentando le potenzialità delle nuove tecnologie.

Il gioco parte dai video-incipit, brevi frasi che avviano la trama di un film, fornite con cadenza periodica sui canali Social di Melt-a-Plot da attori e registi che si sono fatti testimonial del progetto.

A seguire c’è quello di Fabio Troiano, gli altri video-incipit li trovate nel Canale YouTube dell’operazione (qui).

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I giocatori inseriscono il loro contributo scegliendo uno tra gli incipit e partecipano scrivendo i propri frammenti di testo da 140 caratteri – chiamati brick nel sito – e continuando quanto già scritto dagli altri giocatori.

Mentre le trame crescono, Melt-a-Plot calcola il gradimento di ogni giocatore. Ogni volta che un contributo viene usato da un altro utente, ogni volta che qualcuno si aggancia ad un “brick” per continuare la storia, il punteggio dell’utente che ha creato quel contenuto cresce e fa ottenere nuovi “brick” per continuare a scrivere. Sembra complicato ma in realtà non lo è.

Il vincitore non sarà deciso da giudici o esperti ma dalla community che si sta via via costruendo attorno al progetto.
La storia più amata diventerà un film prodotto da tempesta con Rai Cinema ma non solo, con Melt-a-Plot infatti si vince un contratto per scrivere un film, stage sul film e perfino ruoli da attore.

Le istruzioni in un unico colpo d’occhio sono qui, che aspettate a partecipare? Io mi sono già iscritto!

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Nel blog di Melt-a-plot tutti gli approfondimenti e le curiosità.
Immagini e video tratti a partire dal sito ufficiale.

Hollywood-_Vines-The-first-short-film-made-entirely-of-Vines_Partecipactive

Airbnb and the global community will help create a story of travel, adventure and finding your place in the world.”

Dal sito Hollywood & Vines

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È stato pubblicato il 12 settembre 2103 “Hollywood & Vines” il risultato finale di un progetto di videomaking collaborativo che vanta alcuni primati: è il primo diretto via Twitter e il primo interamente girato con l’applicazione Vine.

Promosso da Airbnb – il portale online che mette in contatto persone che cercano un alloggio a breve termine con quelle che hanno invece uno spazio extra da affittare, uno dei progetti maggiormente citati come esempio collaborative consumption – ha visto la partecipazione di 43 Viners che con un centinaio di filmati hanno contribuito alla realizzazione del primo cortometraggio del genere.

I Viners, provenienti da ogni parte del mondo, hanno girato i contributi basandosi sulla sceneggiatura e sugli storyboard realizzati dallo sceneggiatore Ben York Jones.

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La storia? Le infinite traformazioni di un semplice pezzo di carta durante un viaggio in giro per il mondo.

Una volta realizzato lo script, il regista Miles Jay ha diretto le riprese via Twitter, aprendo un dialogo con i Viners aiutandoli e consigliandoli al fine di raccogliere le clip perfette per il montaggio.

Hollywood & Vines, messo in onda la prima volta nella rete via cavo dedicata al cinema indipendente Sundance Channel, è a seguire.

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Ma come è stato possibile realizzare quello che avete appena visto?

L’avventura è iniziata con unvideo-brief creato per l’occasione (non con Vine) e pubblicato nel sito dell’iniziativa e nei social network, al quale è seguito il primo tweet di istruzioni. Il reward? Un un buono da 100$ da spendere ovviamente sulla piattaforma Airbnb per ogni clip selezionata.

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Airbnb_Hollywood-and-Vines_tweet

Il risultato secondo me è un po’ noiosetto ma è pur sempre una case molto interessante.

Chi segue Partecipactive sa quanto sia difficile realizzare progetti come questo e come esistano regole che influiscono sul risultato. Un lavoro come questo è la dimostrazione che un progetto partecipativo su larga scala non può diventare reale senza l’aiuto di Internet e senza una solida direzione: è così che funziona.

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Nofilmschool.com ha paragonato questo progetto a Star Wars Uncut (ne parlo qui) e potrei anche essere d’accordo, ma solo riguardo alla metodologia. Per Star Wars Uncut c’erano infatti le scene originali del film a fornire ispirazione ed istruzioni e qui invece le vignette di York Jones.
Quello che fa davvero differenza è il livello di engagement: per la saga di George Lucas milioni di fan di due generazioni diverse, qui – purtroppo – solo 43 persone probabilmente affezionate più a Vine che ad Airbnb.

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Agenzia Mullen San Francisco, Creative Director Jon Ruby.
Immagini tratte dal corto e dal profilo Twitter di Airbnb.

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Project Third Eye demonstrates that together we can change lives. I believe It’ll open more than just eyes, it’ll open hearts.”

Michael Tan, Executive Director
Society of the Visually Handicapped, Singapore.

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StarHub Mobile è una delle maggiori telco di Singapore con oltre 2.2 milioni di utenti (su un totale di 7.4 milioni) in una nazione che conta poco più di 5 milioni di abitanti.
Third Eye Project – uno dei progetti più partecipativi di quelli presentati al 60° Festival della Pubblicità di Cannes – per essere efficace ha proprio bisogno di una base di utenti così grande. Vediamo come.

Il Third Eye Project cerca di coinvolgere tutti gli utenti di StarHub (ma anche quelli di altre compagnie) in un progetto di micro-volontariato che va oltre alla Corporate Social Responsability. Crea infatti una sinergia speciale non solo tra il brand e i propri clienti, ma anche tra quelli più fortunati e quelli che lo sono meno, come quelli affetti da minorazioni della vista.
Non è uno dei doveri principali di una telco mettere in comunicazione persone diverse?

Studiato per contrastare l’isolamento sociale sperimentato da chi non può vedere, il progetto cerca di colmarlo grazie alla descrizione del mondo a cura di migliaia di volontari che operano in crowdsourcing grazie a una App per iOS e Android e alle funzioni di accessibilità degli smartphone.

La video case history, è molto chiara.

Il meccanismo attraverso il quale i minorati della vista affidano al crowdsourcing la loro percezione del mondo è molto semplice, come avete visto.

Grazie all’App l’utente scatta un’immagine di qualsiasi cosa con un tocco. L’immagine è immediatamente condivisa alla rete di micro-volontari che invia la descrizione all’utente che ne potrà usufruire grazie alla funzione text-to-speach.
Per prevenire gli abusi Third Eye adotta le policy delle community di Facebook e YouTube e i volontari sono privati di ogni responsabilità potendo riportare usi fraudolenti e risposte calunniose.

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L’iniziativa trasforma l’onnipresenza dei device mobile in un vero social network che rende più luminosa e colorata la vita di migliaia di persone grazie a scampoli di tempo libero.

StarHub Mobile ha 2.2 milioni di abbonati. Fate voi il calcolo di quanto tempo si potrebbe dedicare al progetto se ognuno di loro partecipasse per solo 10 secondi al giorno.

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Il progetto è a cura di DDB Group Singapore e ha vinto un Silver Lion nella Categoria Mobile dei Cannes Lions 2013. Video e immagini sono tratti dalla case history pubblicata dall’agenzia.

new-york-write-itself-_-8-million-protagonists---Village-Voice---NYC---via-partecipactiveChi non conosce The Village Voice, il free-magazine che ogni settimana segnala e documenta ciò di interessante sta succedendo a New York City? Chi non lo ha consultato nei suoi soggiorni nella Grande Mela?

Personalmente mi ricorda l’annuncio (qui) che venne pubblicato in un Village Voice del 1973 quando Gene, Paul e Peter erano alla ricerca della chitarra solista per la Band che sarebbe diventata i Kiss; dopo una sola audizione scelsero il dannato Ace Frehley, il mio chitarrista preferito, ma questa è un’altra storia!

village_voice_building-via-wikimedia

Fino a prima di questo progetto nel Voice c’era ben poco di partecipativo oltre agli annunci personali, ma la fama di magazine capace di catturare the real and uncensored voice of New York City e dei suoi abitanti è sempre stata fuori discussione.

Per provare questo brand positioning e per coinvolgere i propri lettori, il magazine insieme all’agenzia Leo Burnett New York, ha deciso di puntare tutto sui branded contents, i contenuti creati dagli utenti su indicazione di un marchio, creando un’originale iniziativa che li ha coinvolti nel territorio da loro preferito: arte e cultura.

Da questi presupposti è nato il website New York Write Itself, che ha dato vita in modo partecipativo a 8 Million Protagonists, una commedia off-Broadway scritta da chi vive le strade di New York City.

Guardiamo la video case.

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La commedia, realizzata in modo partecipativo attravero il sito NewYorkWriteItself.com ha coinvolto i cittadini nella creazione di contenuti che sono diventati i temi del live show in scena al 9th Space Theatre.

Il sito dedicato ha avuto più di 2 milioni di visitatori unici, 84 articoli pubblicati su importanti testate (tra cui New York Times, Fast Company, Playbill e New York Theater Review), il traffico al sito VillageVoice.com è aumentato del 20% e lo spettacolo è stato sold out per tutte le rappresentazioni. Ma ha anche raccolto 20.000 dollari che sono stati donati alle vittime dell’uragano Sandy.

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Fonte: newyorkwritesitself.com, Wikimedia e materiali pubblicati dall’agenzia in occasione del 60° Festival di Cannes dove il progetto ha vinto un Bronze Lion nella categoria Branded Content & Entertainment Lions.

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