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Cosa succede se il tuo brand di birra è leader in un’intera nazione – il Mexico – ma non lo è nelle province di Guadalajara e Leon, due delle più grandi?
Cosa fai se dopo un blind test dove all’assaggio la tua birra risulta la migliore di tutti e scopri che semplicemente, i consumatori odiano la tua birra? Non c’è campagna pubblicitaria che possa cambiare una repulsione così profonda anche se ingiustificata. Come fare se le persone odiano il prodotto che per Sol è come un figlio?

Coinvolgere i consumatori nella realizzazione di un prodotto che diventi in queste province figlio degli stessi consumatori. Per questo, dopo aver ritirato la Sol classica dal mercato, è stato creato nel 2008 un vero laboratorio, il Sol Lab, dove gli utenti potevano decidere come avrebbe dovuto essere la loro Sol, scegliendone la bottiglia, l’etichetta e ovviamente il gusto.
Il tutto attraverso una piattaforma partecipativa online e offline (un truck che porta loro il Lab) e i focus group realizzati in bar e club, Sol ha ricevuto i pareri di 226.000 persone per creare la loro birra ideale.
I risultati sono stati sorprendenti: +48% di vendite per la Sol 2 (la birra creata nel lab), 7 consumatori su 10 hanno cambiato idea e da quarta posizione a seconda nei consumi in quelle province, come a dimostrare che nessuno odia il proprio figlio!

[UPDATE – La Videocase di Sol Lab non è più online, ma ho trovato questo servizio dal programma Sobre la cancha della televisione messicana CB Televisión Michoacán che racconta tutta l’operazione, oltre a un breve spot]

Ho conosciuto Quirky, la community degli inventori, nel post di Tiziano Luccarelli su The iMagazine Italia, uno dei migliori magazine online su nuove tecnologie e tutto quanto vi ruota intorno creato da Mirco Pasqualini e soci.

Se avete solo 50 secondi per capire cos’è Quirky, guardatevi il video che segue.

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Mi ha incuriosito molto questa Social product development company, una community dove le idee di prodotti sono sottoposte dagli utenti (l’attenzione costa 10$), poi la community del sito ci lavora sopra e una volta passate tutte le fasi vengono prodotti e commercializzati in tutto il mondo da Quirky. Ovviamente le revenue sono divise tra l’inventore, la community e Quirky stesso.

Anche Quirky stessa è un’invenzione, è stata creata da Ben Kaufman un designer/imprenditore ventitrenne statunitense, dopo le esperienze di Mophie e Kluster, esperienze anche queste con il coinvolgimento diretto degli utenti.  Nel video che segue Ben ci racconta tutta la storia.

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Quirky è una delle realtà più significative del design partecipativo nate su Internet. Riesce a mettere in contatto e a creare conversazioni all’interno di una community globale di influencers (persone in grado di dare consigli per un miglior sviluppo dei prodotti) con il pool di esperti del design team e con l’inventore. E’ infatti grazie all’expertise e al coinvolgimento della community, che le idee avute da persone di qualsiasi estrazione si trasformano in veri prodotti da acquistare nel sito della community stessa.

Ad oggi i prodotti a marchio Quirky sono 85, molti in vendita, altri in prevendita ed altri in produzione. Dategli un’occhiata, non ve ne pentirete. Quasi tutti hanno un che di geniale, come tutte le soluzioni che nascono da esigenze reali. C’è Vesta la tazza da divano, Plug Hub il desktop cable organizer, Arc il cuscino ergonomico per il polleggio e Portotrash il supporto per sacchetti utile per tutti i lavori da tavolo e la cucina.

L’utilizzatore finale è sempre al centro. Può avere l’idea, può seguire la produzione di un’altra, può trovare soluzioni al brief settimanale aperto a tutti della sezione Invent, può acquistare prima della produzione sostenendo il progetto, può  contibuire alla promozione. Fantastico esempio di collaborazione.

Quirky è senz’altro una piattaforma da tenere d’occhio. Io quasi quasi mi iscrivo subito e capisco cosa bisogna fare per diventare influencer e far finalmente fruttare le lezioni di design dell’Uuniversità del Progetto.

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Ideato nel 2009 dopo un paio di esperimenti altrettanto affascinanti (In Bb e Marker Music)  da Darren Solomon per Science of Girls, Bb 2.0 è un progetto di musica/parole sviluppato grazie al contributo degli utenti.

Darren ha chiesto a chi voleva partecipare al progetto, di pubblicare suYouTube dei video con delle semplici regole: cantare o suonare rigorosamente in Si bemolle maggiore, aspettare 10 secondi prima di iniziare, realizzare 1-2 minuti di video con semplici tessiture musicali, senza tempo e groove.

Nel sito Inbflat, 20 video realizzati dagli utenti, possono essere ascoltati in simultanea con risultati magici, inaspettati e ogni volta diversi. Le istruzioni sono semplicissime: play these together, some or all, start them at any time, in any order. Vale davvero la pena provare a suonare il proprio video.

Buon divertimento.

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Uno dei progetti partecipativi italiani più interessanti di sempre è quello che riguarda i bumper di Italia Uno, gli ‘stacchetti’ prima dei lanci della rete, dove le persone esclamano: “Italia… Uno!”.

E’ dal 2001 che Italia Uno pubblicizza i suoi programmi attraverso la dimostrazione di appartenenza dei propri spettatori tramite interventi User Generated Content  e lo ha fatto ben prima di YouTube: 15.000 contributi video, quasi 100 ore di girato, ricevuti quando ancora si usava il Vhs e ben prima che il termine UGC fosse coniato.

Poi dal 2008 l’esplosione dell’iniziativa sul web, con la creazione della piattaforma 6come6 dove gli utenti possono uploadare i propri contributi video, votare, scegliere quelli che saranno poi visti in televisione e addirittura l’upload dei video nell’siola di Mediaset su Second Life. Sembra di parlare di 30 anni fa e non di 3, pazzesco che nel frattempo Second Life sia sparito nel nulla. Ma questo è Internet!

A distanza di 10 anni, Italia Uno continua a usare i bumper realizzati dalla gente per la gente (altri esempi li trovate qui, qui e qui), ma da tempo la piattaforma 6come6 ha iniziato a chiedere alle persone di raccontare delle microstorie nella sezione “Che storia” suddivise tra al lavoro, studio, amici, vacanza, tempo libero, con lui/lei, in famiglia per eleggere i ‘Numeri Uno’.

Non si sa se cambieranno i bumper di Italia Uno o se le storie delle persone entreranno in un programma dedicato, sicuramente sarà un’altra iniziativa fatta da Italia Uno con i propri utenti, per un maggior legame, per un maggior senso di appartenenza.

Nel gennaio del 2010, dopo l’esperimento del videoclip di Eden (ne parlo qui), i Subsonica nel loro gruppo Facebook scrivono un post ai fans:

“ed3n2: lo facciamo un esperimento? prendete il vostro pezzo preferito. Ballatevelo davanti alla vostra telecamerina o webcam o qualunque cosa che riprenda. Caricatelo su un account youtube con la tag ed3n2. poi capirete perchè……”.

Era il lancio ai propri fans di Ed3n2, la piattaforma su cui chiunque può caricare il proprio video “danzante” per creare una versione completamente interattiva e “democratica” del clip di Eden.

L’utente registra un video mentre balla il proprio pezzo preferito, lo carica su YouTube ed inserisce il tag ed3n2.

L’applicazione (nata da un’idea di Alessio Granata, progettata e sviluppata da DeeMo e Tomaso Neri) riconosce i video con il tag e crea un video user-generated.
Al termine della visualizzazione ogni utente può introdurre il link di Youtube del proprio contributo in modo che sia incluso; di ogni particolare versione ottenuta si può avere un url specifico da pubblicare e condividere.

Perfetto. Spesso le grandi idee nascono da cose semplici come è in questo caso, dove un semplice tag nasconde in realtà, un potere enorme.