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Come tutti alla domenica ci sentiamo più buoni e ci occupiamo di nobili cause e io ho già dedicato il post della settimana a Freerice (che festeggia nei prossimi giorni la sua chiamata alle armi con il progetto 6 degress of Freerice), ma la scoperta di Sevenly.org è troppo ghiotta e non posso fare a meno di parlarvene ora.

Vorrei farlo senza scrivere utilizzando i video che ho trovato e le infografiche presenti nel sito. Ci proviamo?

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Tutte le immagini e le infografiche sono tratte dal sito Sevenly.org
Grazie al retweet di Chris Brogan per la segnalazione.

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Ci si chiede spesso se sia giusto o meno denunciare online episodi che hanno a che fare con l’evasione fiscale e se sia giusto o meno fare nomi.

E’ di oggi l’articolo (qui) di Philip Di Salvo su Daily Wired (che cita anche Partecipactive e che ringrazio pubblicamente) che mette a confronto l’opinione del fondatore di Evasori.info espressa nell’intervista per il mio blog (qui) e quella di Luca Faenzi nel suo articolo su Linkiesta (qui). Ho inviato immediatamente il link all’anonimo Prof. che mi ha risposto via Facebook:

Grazie! Ma il confronto non e’ proprio giusto — io parlo di Evasori.info che rispetta l’anonimato dell’evasore mentre l’altra opinione parla di delazione…

Io sono completamente d’accordo con il Prof, la mia opinione l’ho espressa quando ho recensito Tassa.li (qui) criticando l’eccessiva accuratezza del geotag fornita dall’applicazione. Queste applicazioni/iniziative devono esistere allo scopo di aprire le coscienze della gente, non per denunciare pubblicamente, per quello basta recarsi alla Guardia di Finanza.

Servono a far capire a tutti che se permettiamo ad altri di evadere, saremo noi a pagarne le conseguenze (pagheremo noi le tasse che altri non hanno pagato). E’ semplice da capire, basterebbe superare la vergogna di richiedere quello che ci è dovuto, scontrino o fattura che sia.

Ma se vediamo le cose da un’altro punto di vista è giusto fare i nomi! Non mi sto contraddicendo, sto parlando di un sito che ho conosciuto oggi grazie all’articolo di Philip.

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Si tratta di Nonevado.it, una piattaforma che vuole premiare chi lo scontrino lo fa davvero, invitando a combattere l’evasione acquistando solo da aziende e professionisti onesti. Il sito permette di cercarli nel suo motore di ricerca e invita a trovarne altri.
Le intenzioni del sito sono perfettamente espresse nella citazione di Lev Tolstoj presente alla voce “segnala un onesto” che vi ho riportato. Ma soprattutto nelle intenzioni dei creatori, ancora una volta anonimi, Ernesto e Alessandro:

Il sito nasce per fornire ai cittadini uno strumento per segnalare e trovare attività, professionisti, commercianti onesti, ossia che non evadono le tasse.
Insomma gente che emette sempre lo scontrino/fattura.
Più il sito sarà usato e maggiore risalto daremo al popolo dei “non furbi”, quelli che non penserebbero neanche per un istante a dire l’orribile frase: con fattura o senza?
E’ arrivato il tempo di spendere responsabilmente, è ora di stanare gli onesti.

Il pensiero laterale, il vedere le cose da un altro punto di vista, porta sempre ricchezza e nuove modalità.
Però se gli obiettivi sono comuni non fa differenza.
L’importante, per combattere le ingiustizie, è partecipare. In un modo o nell’altro.

Da alcune settimane seguo l’avventura di Uribu e sono in contatto con i creatori della piattaforma partecipativa dove documentare e denunciare abusi, ingiustizie, sprechi e malaffare di ogni genere. Un mix tra Wikileaks e Striscia come ha sostenuto qualcuno.

Ne ho scritto qui (continuando il percorso iniziato promuovendo piattaforme come Evasori.info o applicazioni come Tassa.li) convinto che questa sia la strada da percorrere se davvero vogliamo cambiare qualcosa e dimostrarci un paese civile, dove – pretendere che ci sia rilasciato uno scontrino dopo che abbiamo bevuto un caffè o un comportamento civile parcheggiando l’auto – siano la chiave di un successo a favore di tutti.

Uribu è stata creata da 4 ragazzi. Il più “vecchio” ha 23 anni. Andrea (uno dei quattro), ha risposto alla mia intervista grazie a Facebook. E’ davvero importante sapere come la pensano le nuove generazioni.

Perché a dei ragazzi giovani come voi è venuto in mente un progetto come Uribu? Volete forse cambiare il mondo? ☺

Ci è venuto in mente questo progetto perchè crediamo che internet possa essere una risorsa che non si deve ridurre a Facebook o Twitter, ma che può e deve portare benefici a livello sociale. Uribu potrebbe fare la sua parte.

Spesso pare che il senso civico sia qualcosa old style. Ai miei tempi a scuola avevamo “Educazione civica” e ci insegnavano a pagare il biglietto del tram, a cedere il posto alle vecchiette, a non buttare le cartacce e a non parcheggiare sulle strisce. Le insegnano ancora queste cose a scuola?

A scuola almeno alle superiori non insegnano educazione civica, forse perchè nella nostra società ci è rimasto ben poco di civico.

Sei crudo ma fai capire bene come vanno le cose, peccato. Il vostro progetto spinge ad agire: è merito di Wikileaks, della scuola o dell’educazione che avete ricevuto dai vostri genitori?

Probabilmente Wikileaks è stato un buono spunto, i genitori secondo me fanno la loro parte, ma è la cultura che ti fai che ti rende una persona socialmente utile. La scuola è l’ultimo posto dove puoi imparare il comportamento, anche se è triste, è la mia personale opinione.

Voi siete praticamente digital natives: persone cresciute con Internet in casa, smartphone in tasca e Striscia e le Iene in TV, vi hanno in qualche modo influenzato questi aspetti nel vostro progetto?

Con l’era digitale e con la tv le menti di noi giovani sono cambiate forse in bene o forse in male. Sicuramente, parlando per me, tutto questo mi ha aiutato ad aprire la mente e forse anche grazie alla tv spazzatura ho capito quanto sia bello essere indipendenti qui su Internet e scegliere con cura quello che realmente sento di dover conoscere.

Quando avete parlato di Uribu ai vostri coetanei che vi hanno detto? “Fatevi i cazzi vostri” o vi hanno apprezzato e hanno visto in voi dei ‘paladini’? Mi piacerebbe sapere cosa ne pensano davvero le nuove generazioni su progetti di denuncia come il vostro.

Tutti i nostri amici sono dalla nostra parte e questo è importante, ma non fondamentale. Le mie scelte non devono mai essere condizionate da nessuno.

Probabilmente la nostra generazione è frutto della società moderna, sarà veramente una scommessa vedere se anche i nostri coetanei la pensano come noi.

Qual’è il vostro pensiero nei confronti del rispetto della privacy dei cazzoni che parcheggiano il SUV sulle strisce pedonali. Pubblicherete la targa o la oscurerete? Come avete deciso di comportarvi riguardo a questi aspetti?

Sulla gestione della privacy stiamo ancora discutendo. Durante il lancio la categoria “infrazioni stradali” non ci sarà perchè stiamo valutando i rischi che potrebbero portare, vorremmo evitare una chiusura del nostro portale da parte della autorità competenti. Ci sono però altre sorprese, ma non voglio aggiungere altro.

Avete deciso di restare anonimi, almeno fino ad ora, perchè?

Abbiamo deciso di rimanere anonimi soltanto per un fatto personale, non ci piace essere al centro dell’attenzione.

Ottimo, sicuramente rafforzerà il coinvolgimento degli altri.

E ora veniamo all’aspetto meno importante, ho promesso ai miei lettori di chiedervi (se fossi riuscito a contattarvi) da cosa deriva il nome Uribu, potete raccontarcelo? Sapete dal mio articolo (qui) che ho un’opinione, avrò mica indovinato?

In francese la parola civetta è ‘hibou‘, abbiamo così fatto una leggera modifica e abbiamo trovato carino ‘uribu’. E’ semplice da ricordare ed è facilmente pronunciabile, insomma il nome è importante e deve rimanere impresso sicuramente ‘hibou’ non sarebbe stato il massimo.

Andrea, non ho indovinato, “in plURIBU unes” presente nei dollari, era completamente fuori strada!

Grazie dell’intervista e a presto, ma quando?

Sentiamoci, così ti lascio prima dell’uscita un account per fare il beta tester :) [:)]

Fatto! Non vedo l’ora! Grazie ancora.

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[UPDATE] Il sito di Uribu è ora online.

E’ di questi giorni la notizia (qui il comunicato ufficiale) che Microsoft sta lavorando a un’esperimento per creare un nuovo tipo di social network chiamato So.cl (che ovviamente si pronuncia social).

Microsoft non è nuova alla creazione di strumenti educational e anche So.cl è un progetto sperimentale dedicato a scuole e studenti per condividere i risultati dei loro studi.

Dalle F.A.Q. del sito, creato da Microsoft’s FUSE Labs, si capiscono maggiormente gli intenti dell’esperimento: So.cl combina il social networing e la ricerca online per aiutare le persone a condividere pagine web interessanti nello stesso modo che usano gli studenti per lavorare assieme, aiuta a creare rich post assemblando montaggi di contenuti web visuali, incoraggia interazione e collaborazione fornendo lo sharing in real time di rich media e video attraverso i “video parties”.

Detto così mi fa subito pensare a un mix tra Storify e agli Hangout di Google+. Ma guardando il video l’impressione potrebbe essere diversa.

Il progetto è ancora all’inizio e se ne sa ancora poco. Sicuro è che non farà concorrenza ai social network frequentati dai giovani, tanto è che per rimanere informati si viene invitati a registrarsi nel sito tramite l’account di Facebook.

E nel sito si viene ulteriormente incoraggiati a continuare a usare i social network e i motori di ricerca esistenti:

We expect students to continue using products such as Facebook, Twitter, LinkedIn and other existing social networks, as well as Bing, Google and other search tools. We hope to encourage students to reimagine how our everyday communication and learning tools can be improved, by researching, learning and sharing in their everyday lives”.

Mi sono registrato e sono entrato nella waiting list per poter accedere al servizio in futuro, appena sarà possibile ve lo descriverò. Al momento si sa che funzionerà sfruttando il motore di ricerca Bing e il software Montage che permetterà di creare rich post come quello illustrato nell’immagine ufficiale. Staremo a vedere.

Il sogno di ogni amante del gioco del calcio è quello di possedere una squadra vera come hann ofatto Berlusconi, Briatore, Abramovich, gli Agnelli, i Moratti, lo sceicco Mansour e anche Elton John.

Il sogno di ogni tifoso è invece quello di poter esprimere la propria opinione sul gioco della squadra, sull’allenatore, i giocatori da comprare e la formazione da mettere in campo.

La online community Myfootballclub li ha realizzati entrambi. Ha trasformato i fan in proprietari e consulenti di una vera squadra professionistica di calcio inglese, l’Ebbsfield United.


Tutto inizia nel 2007, quando l’ex giornalista Will Brooks lancia un’idea attraverso un sito: riunire una community di 50.000 fan, raccogliere 1.375,000 £ e comprare insieme una squadra di calcio.
Da qualche parte ho letto che l’intento era quello di comprare il Fuhlam, la squadra di Premier League rilevata poi da Mohamed Al-Fayed.
Forse i soldi non erano abbastanza…  e Will non si arrende. Coinvolge i 27.000 fan che si erano dimostrati disponibili al pagamento di 35 £ e raccoglie 700.000 £. E nel novembre 2007 la community My Football Club compra il 75% dell’Ebbsfield United (qui il sito), squadra che gioca nella Conference National, il quinto livello del calcio professionistico inglese.

Dopo aver comprato il club, i fan incominciano davvero a dare le loro preferenze: decidono quali giocatori acquistare, quali cedere e se l’allenatore deve restare. Quali maglie far indossare ai giocatori e persino che cosa mangiare allo stadio. Tutto attraverso il sito della community.

Il progetto va avanti, la squadra vince e il progetto viene imitato in diverse parti del mondo.
In Francia Web F.C. si dichiara predecessore del fenomeno ma non si sa quale sia la squadra, in Italia Squadramia compra il 10% del Santarcangelo Calcio 1926 ed è tutt’ora una realtà nei nostri campionati, in Israele si sviluppa un progetto simile che dura alcuni anni attorno all’Hapoel Kiryat Shalom F.C. ma a causa delle decisioni prese dai fan degli avversari (era possibile decidere le sostituzioni in tempo reale) il progetto fallisce. In Danimarca Mitsuperligahold prova a comprare un club di prima divisione, In Brasile Meu Time de Futebol ci è forse riuscito con il Maguary 1924,  in Giappone il Fujeida MYFC è completamente gestito dai fan.

Ma siccome a volte non tutto va come ci si immagina, dopo un anno dall’ownership dell’Ebbsfiels United da parte di MyFC, la community si riduce da 32.000  a 3.500 fan.
Tragedia? Fine di un sogno?
No, un fatto perfettamente naturale quando si ha a che fare con delle community, con la certezza che i presupposti possono andare avanti grazie all’impegno dei super sostenitori e dei fan più fedeli. Segno che le modalità possono cambiare, ma che se esiste una motivazione forte, tutto procederà nel migliore dei modi. The fleet e i suoi fan, sono infatti ancora lì a sperare di giocarsi un giorno la Premiere League.

E noi, cosa aspettiamo a comprarci il Perego Riazor?

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