Ogni giorno milioni di persone nel mondo condividono decine di milioni di contenuti attraverso Internet e i social media. Pubblicano post, foto, video, canzoni, notizie, tweet, link. Commentano, ri-condividono e ri-twittano aggiungendo qualcosa in più.

Ma sempre più spesso le persone si trovano a documentare anche cosa accade attorno a loro e a raccontare in rete notizie viste attraverso gli occhi di chi le sta vivendo in quel momento, dall’esplosione di una centrale nucleare all’inquinamento del fiumiciattolo dietro casa.
E’ così che è nato il giornalismo partecipativo, un mondo fatto di micro-notizie e un nuovo modo di fare informazione grazie a Internet e agli smartphone. Un tipo di giornalismo che nasce dal basso, dove l’utente è attivo, si dà da fare, denuncia, fotografa, filma, scrive e dimentica il ruolo di fruitore di informazioni del TG della sera.

Spesso queste notizie arrivano prima ai cittadini rispetto ai media ufficiali. Spesso ovviano alla censura nei paesi meno liberi.
Tutti ricordiamo l’inconsapevole live tweeting da Abbottabad di Sohaib Athar (@ReallyVirtual su Twitter) mentre si stava svolgendo il raid per la cattura di Bin Laden ripreso poi dalle TV di tutto il mondo o il ruolo che hanno avuto i social network nell’informazione libera durante le rivolte in Iran per le elezioni del 2009 (soprattutto grazie a Facebook e YouTube) o nella recente primavera araba (definita da molti la “Twitter revolution”).
Questo enorme flusso di news e di micro-notizie corre però il rischio di diventare immediatamente invisibile, sovrastato e stratificato da continui aggiornamenti a meno che non si segua con tempestività l’hashtag giusto.

Come si può trasformare questa disomogenea fonte di informazioni in un’unica storia da raccontare? Come si può facilmente creare una narrativa raccogliendo tra una miriade di informazioni diffuse quelle più significative? Pensate a quanta fatica sarà costata il copia/incolla raccolto qui da Mike Butcher su Tech Crunch Europe del già citato live tweeting da Abbottabad.

Con questo in mente, Burt Herman ex reporter “classico” presso l’Associated Press, ha dato vita a Storify, un servizio e un tool che permette di raccontare una unica grande storia utilizzando Internet e i social media.
L’autore di ogni storia (utilizzando il servizio esattamente come fa il curatore di una mostra, di una pubblicazione o di una rubrica giornalistica di approfondimento), può raccoglierne le parti attingendo dai contenuti pubblicati nel web, nei blog e nei social media come Twitter, Facebook, YouTube, Instagram, Flickr e pubblicarla nel suo complesso embeddandola nel proprio sito/blog o pubblicandola su Storify.

Guardate come è facile:

Inizialmente il sistema era stato creato ad uso delle testate giornalistiche ed è stato usato in forma di test dal Washington Post, il New York Times, il Wall Street Journal, la BBC, l’Huffington Post e anche da Al Jazeera (che ha creato anche il talk show “The Stream”, basato sul punto di vista dei citizen journalist utilizzando Storify). Dalla fine del 2010 il sistema è stato aperto a chiunque e attorno a Storify si è venuta a creare una community non solo di giornalisti.
Per saperne di più sulla storia e le origini di Storify c’è l’ottimo articolo di Raffaella Menichini su Repubblica.it (qui).

I motivi per utilizzare Storify sono tanti – come gli usi che se ne possono fare – dal giornalismo tout court come  la storia di Colleen Kelly sulle proteste a seguito alle elezioni in Russia (qui) che è in home page in questo momento o quella di Craig Silverman sulle fasi della cattura e della morte di Gheddafi (qui), il mio amico Marco Massarotto per esempio ha raccontato la storia dell’Hotel che frequenta quando va a Roma (qui). Voi come lo userete?

Quello che più mi piace di Storify è come informazioni diffuse – a volte anche personali e pubblicate da persone che non si conoscono – possano incontrarsi per realizzare un progetto partecipativo di storytelling. Ovviamente curato da un autore che sa dove vuole arrivare.

Le mie storie le trovate qui. Il mio primo test, il racconto di una partita di calcio, è qui.

  1. La curva rossoblu’ in #Bologna – #Milan http://pic.twitter.com/yQ2FnkR7
    December 11, 2011 12:58:52 PM EST
  2. Che gol! #DiVaio #Bologna 1 – #Milan 0 …Pallonetto d’arte
    December 11, 2011 9:11:13 AM EST
  3. Wow, #Milan 0-1 #Bologna. Nicely chipped goal by Marco Di Vaio, predictable goalscorer but unpredictable goal. Chipped keeper from distance.
    December 11, 2011 9:14:35 AM EST
  4. December 11, 2011 12:39:26 PM EST
  5. Golaaazo! Increíble tiro de Seedorf desde afuera! #Bologna 1-1 #Milan. #SerieA
    December 11, 2011 9:17:15 AM EST
  6. December 11, 2011 2:23:03 PM EST
  7. December 11, 2011 2:25:35 PM EST
  8. Scandaloso rigore negato al #Bologna #Milan
    December 11, 2011 9:47:11 AM EST
  9. È tornato il fortissimo #arbitro #Rocchi, fallo di mano netto di Seedorf non visto in #Bologna #Milan #sudditanza #sapevatelo
    December 11, 2011 9:50:09 AM EST
  10. December 11, 2011 2:27:45 PM EST
  11. Fine primo tempo: #Bologna – #Milan 1-1 bit.ly/rYpy45
    December 11, 2011 9:48:47 AM EST
  12. Polémico Penal Para El #Milán y Lo Convierte Zlatan. #Bologna 1 2 #Milán En La #SerieA.
    December 11, 2011 10:29:10 AM EST
  13. Se c’è giustizia gillet parerà questo rigore inesistente. #Milan #Bologna
    December 11, 2011 10:27:41 AM EST
  14. GOOOOOOOOL del #Milan 2-1 #Bologna
    December 11, 2011 10:30:08 AM EST
  15. Ibraa braaaaay ibraaaaaaa #Bologna 1-2 #Milan
    December 11, 2011 10:29:09 AM EST
  16. December 11, 2011 2:22:15 PM EST
  17. GOOOOOL del #Bologna 2-2 #Milan a 10 del final
    December 11, 2011 10:37:43 AM EST
  18. E il pareggio del #bologna! Giustizia è fatta!!! #milan
    December 11, 2011 10:29:52 AM EST
  19. y Respondió De Inmediato #Bologna Por Medio De Diamanti (Min 73). #Bologna 2 2 #Milán En La #SerieA.
    December 11, 2011 10:30:23 AM EST
  20. December 11, 2011 2:24:52 PM EST
  21. The ROCCHI horror picture show! #bolognamilan #BolognaVSMilan #bologna #Milan #seedorf
    December 11, 2011 9:53:52 AM EST
  22. “Senza l’arbitro la partita andava meglio” Cit. Caressa #bologna #milan
    December 11, 2011 10:36:48 AM EST

Maggiori informazioni su Storify qui.

Qualche giorno fa mi è stata segnalata la nascita di Uribu, la piattaforma partecipativa dove documentare e denunciare nel completo anonimato abusi, ingiustizie, sprechi e malaffare di ogni genere. Queste le intenzioni dalle parole dei creatori:

In Uribu si possono segnalare in maniera del tutto anonima soprusi o malfunzionamenti di servizi pubblici e privati. Esistono specifici form dedicati ognuno ad assolvere alle segnalazioni inerenti una specifica area tematica: ad esempio quelli per i trasporti pubblici, quello per la sanità, per l’istruzione o per le infrazioni stradali, come un suv che parcheggia su uno scivolo per disabili, e così via”.

Su Partecipactive non è nuovo alla recensione di piattaforme di denuncia online dove i cittadini si mostrano proattivi nella ricerca di un cambiamento civico possibile. Abbiamo parlato di TAGRS (qui) l’app contro i graffiti tag, di Tassa.li (qui) e di Evasori.info (qui) dove denunciare in forma anonima l’evasione fiscale. Del primo sito di geotag dell’evasione: Evasori.info, Partecipactive ha intervistato il creatore (qui) per capire anche quali sono le motivazioni che danno origine a progetti come questi.

La piattaforma Uribu è ancora all’inizio, sarà attiva a gennaio 2012 e nella home page si leggono ora le intenzioni dei creatori. Viene richiesta l’email per sapere in anteprima quando la piattaforma sarà live. Intanto Uribu è molto attiva su Facebook (qui) e Twitter (qui).

La notizia si è propagata in rete velocemente come è per ogni buona idea. Luca Pautasso su Linkiesta ne ha parlato per primo (qui) raccontandoci la storia di 4 ragazzi (Andrea, Carlo, Alessio e Andr3a92) con un’età tra 17 e 23 anni e li ha intervistati mettendo in risalto le loro fresche e oneste motivazioni. Dario D’Elia per Tom’s Hardware ha intervistato (qui) uno dei quattro moschettieri evidenziando alcune ingenuità nel progetto soprattutto nei confronti della Privacy e che sicuramente verranno corrette. Ne avevo parlato anche io per l’eccessiva precisione del geotag di Tassa.li (qui).
Forse a volte servono davvero dei fratelli maggiori, come sostiene D’Elia, per evitare che un buon progetto si trasformi in boomerang per eccessiva trasparenza. Dopotutto anche Striscia La Notizia, Le Iene e Mi Manda RaiTre, oscurano le facce dei malfattori!

L’intento è ottimo, ma per portare avanti un progetto così ci vogliono soldi e quindi il progetto va a caccia di mecenati, anche attraverso PayPal:

Già prima di nascere Uribu ha avuto problemi economici. I server costano. E anche la gestione del sito, per quanto cerchiamo di ridurre al minimo le spese facendoci tutto da noi.”.

Se fosse per me, il 5 x mille lo destinerei solo ad attività come queste.

P.S. Ma perchè Uribu si chiama così? Io penso che sia la parte centrale di “E plURIBUs unum”, il motto degli Stati Uniti, ma forse è un’intuizione sbagliata. Magari è il nome di una civetta o altro che non ho trovato su Google. Prometto che se uno dei 4 ragazzi risponderà alla richiesta di intervista che gli farò ora su Facebook glielo chiederò.

[UPDATE] L’intervista ai ragazzi di Uribu è qui.

[UPDATE] Il sito di Uribu è ora online. Vai qui.

Il sogno di ogni amante del gioco del calcio è quello di possedere una squadra vera come hann ofatto Berlusconi, Briatore, Abramovich, gli Agnelli, i Moratti, lo sceicco Mansour e anche Elton John.

Il sogno di ogni tifoso è invece quello di poter esprimere la propria opinione sul gioco della squadra, sull’allenatore, i giocatori da comprare e la formazione da mettere in campo.

La online community Myfootballclub li ha realizzati entrambi. Ha trasformato i fan in proprietari e consulenti di una vera squadra professionistica di calcio inglese, l’Ebbsfield United.


Tutto inizia nel 2007, quando l’ex giornalista Will Brooks lancia un’idea attraverso un sito: riunire una community di 50.000 fan, raccogliere 1.375,000 £ e comprare insieme una squadra di calcio.
Da qualche parte ho letto che l’intento era quello di comprare il Fuhlam, la squadra di Premier League rilevata poi da Mohamed Al-Fayed.
Forse i soldi non erano abbastanza…  e Will non si arrende. Coinvolge i 27.000 fan che si erano dimostrati disponibili al pagamento di 35 £ e raccoglie 700.000 £. E nel novembre 2007 la community My Football Club compra il 75% dell’Ebbsfield United (qui il sito), squadra che gioca nella Conference National, il quinto livello del calcio professionistico inglese.

Dopo aver comprato il club, i fan incominciano davvero a dare le loro preferenze: decidono quali giocatori acquistare, quali cedere e se l’allenatore deve restare. Quali maglie far indossare ai giocatori e persino che cosa mangiare allo stadio. Tutto attraverso il sito della community.

Il progetto va avanti, la squadra vince e il progetto viene imitato in diverse parti del mondo.
In Francia Web F.C. si dichiara predecessore del fenomeno ma non si sa quale sia la squadra, in Italia Squadramia compra il 10% del Santarcangelo Calcio 1926 ed è tutt’ora una realtà nei nostri campionati, in Israele si sviluppa un progetto simile che dura alcuni anni attorno all’Hapoel Kiryat Shalom F.C. ma a causa delle decisioni prese dai fan degli avversari (era possibile decidere le sostituzioni in tempo reale) il progetto fallisce. In Danimarca Mitsuperligahold prova a comprare un club di prima divisione, In Brasile Meu Time de Futebol ci è forse riuscito con il Maguary 1924,  in Giappone il Fujeida MYFC è completamente gestito dai fan.

Ma siccome a volte non tutto va come ci si immagina, dopo un anno dall’ownership dell’Ebbsfiels United da parte di MyFC, la community si riduce da 32.000  a 3.500 fan.
Tragedia? Fine di un sogno?
No, un fatto perfettamente naturale quando si ha a che fare con delle community, con la certezza che i presupposti possono andare avanti grazie all’impegno dei super sostenitori e dei fan più fedeli. Segno che le modalità possono cambiare, ma che se esiste una motivazione forte, tutto procederà nel migliore dei modi. The fleet e i suoi fan, sono infatti ancora lì a sperare di giocarsi un giorno la Premiere League.

E noi, cosa aspettiamo a comprarci il Perego Riazor?

Il 23 agosto del 2009, 63 fan dei Radiohead, capitanati da Nataly, sono scesi nella Výstavištĕ Holešovice Exhibition Hall di Praga con una missione: riprendere con i telefonini il concerto della band da più angolazioni possibili e realizzare con questo girato un DVD completamente crowdsourced.

Il risultato è sorprendente, un’intero concerto di due ore visto dalla parte del pubblico. Un punto di vista sincero e per niente patinato. La dimostrazione tangibile di come un gruppo di persone ben organizzato può produrre risultati eccellenti anche se magari non ci si conosce neppure.

I Radiohead, non sono nuovi a iniziative con i loro fan, nel 2007 hanno messo a disposizione il download digitale di tutte le tracce del nuovo album In Raimbows per il quale il consumatore poteva decidere i prezzo, anche zero.
Per il progetto del DVD live, hanno messo a disposizione del gruppo ristretto di fan che stava montando il girato, l’audio originale del concerto, aumentando notevolmente la qualità del prodotto e rendendolo ufficiale. Ma non senza fare prima una raccomandazione:

Assolutamente non in vendita: fatto dai fan per i fan. Per favore condividetelo. Buon divertimento!”

Il DVD  Radiohead, Live in Praha è pubblicato su YouTube in HD ed è downloadabile gratuitamente dal sito di Nataly in diversi formati.

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Grazie a Stefano Barbieri per la segnalazione.