Dal momento che ho conosciuto Evasori.info sono rimasto affascinato dal progetto di una piattaforma sociale dove la collettività può agire a favore della collettività stessa.

Ma ancor di più mi ha affascinato la figura del suo creatore. Una persona che un giorno aveva deciso di agire per qualcosa in cui credeva; e per questo aveva speso ore a progettare, sviluppare e amministrare una piattaforma online al solo scopo di risvegliare la coscienza sociale.

Ho incominciato a immaginarlo come un vero supereroe al servizio della collettività: deciso, attivo, con degli ideali. Aveva anche un’identità segreta.
Ben prima di aver fatto queste considerazioni – come avevo anticipato qui – l’avevo contattato tramite Facebook.

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Un paio di giorni dopo mi ha risposto via email. Era disponibile a parlare con me via Skype, ma dovevo garantire il suo anonimato: nel nostro simpatico paese era stato minacciato per aver dato corpo al suo progetto. Alla faccia dei supereroi.
Ho garantito e ho parlato con lui via Skype.

Di fronte a un avatar simpsonizzato, ho sentito la sua voce, sicura, giovane, decisa, diretta e le sue risposte sincere. Questo è quello che ci siamo detti.

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Sostieni nel tuo sito che subire l’evasione fiscale non è essere tolleranti, ma complici nell’evasione. Chi non chiede lo scontrino o la fattura costringe molti di noi a pagare più tasse perchè le paghiamo anche per quelli che le evadono, Che cresce il disavanzo pubblico e peggiorano i servizi ai cittadini e alle fasce più deboli della società. Una vera tragedia sociale.

Perchè secondo te gli italiani non capiscono che questo malcostume è un danno che causano a loro stessi? Come convincerli a chiedere la ricevuta?

A parte quelli che approvano l’evasione (per vari motivi che considero sospetti), temo che molti non si rendano conto del loro ruolo e del loro potere. Siamo abituati a pensare “non ci posso fare nulla” oppure “non è mia responsabilità.” Un altro fattore è la normale riluttanza ad ingaggiare un rapporto conflittuale – chiedere scontrino o fattura è un po’ come dire “tu sei un evasore.” Questo ha un piccolo costo sociale. È normale tendenza umana evitare azioni con costi immediati, seppur piccoli, specialmente quando il premio è distante ed incerto.

Uno strumento come Evasori.info si propone di abbassare il costo sociale dell’azione, facendo vedere che ci sono tante persone che la pensano come noi. Allo stesso tempo si deve rendere più visibile il vantaggio del comportamento corretto: se tutti richiedessero lo scontrino o fattura, lo stato potrebbe offrire servizi migliori ed abbassare la pressione fiscale per tutti. Infine, se i cittadini cominciassero a sentirsi più responsabili, ci sarebbero ripercussioni positive anche sulla nostra classe politica. Lo stato siamo noi.

Ti ricordi il giorno che iniziato a sviluppare la piattaforma di Evasori.it? Era successo qualcosa di particolare? C’è stato un episodio scatenante?

Tanti anni fa mia madre ebbe bisogno di un avvocato, e mi disse che tale avvocato si faceva pagare con degli assegni intestati a sé stessa, e girati. In tal modo l’avvocato evadeva ogni controllo fiscale. Mia madre mi spiegava che era ingusto e disonesto, ma non c’era niente da fare.

Molti anni dopo, vivendo all’estero, mi resi conto che questo non succede in tutto il mondo ma solo in certi paesi come l’Italia. Tornato in Italia per un anno sabbatico, mi imbattei nello stesso comportamento con medici, ristoranti, etc. Questo mi rese furioso. Richiedevo la fattura (pur non avendone bisogno) ma decisi che dovevo fare qualcosa di più.

Per aprire la coscienza delle persone le hai invitate ad agire. Per permettere alle persone di farlo hai agito per primo creando una piattaforma partecipativa online.
Qual’è la tua opinione in relazione alle azioni collettive in Internet. La rete è solo uno strumento utile e comodo all’organizzazione in remoto, o è qualcosa di più?  

La rete è evoluta negli ultimi 15 anni da strumento individuale a strumento sociale. La tecnologia facilita le nostre interazioni, ma dobbiamo usarla anche per migliorare il mondo. In certi casi questo succede in modo clamoroso, come osserviamo vedendo il ruolo dei social media nelle rivoluzioni del mondo arabo.

È importante che i giovani (che crescono con Internet come la nostra generazione crebbe con la TV) si rendano conto del loro potere e delle loro responsabilità. In Italia la rete può aiutare a ricostituire la nostra coscienza sociale, il nostro senso civico, a partire dai giovani.

Ti sei messo in gioco (e con te migliaia di persone) in quella che in pubblicità sarebbe una vera campagna, magari anche con il bollino di ‘Pubblicità Progresso’. Non pensi che avrebbe dovuto farla lo stato anzichè i liberi cittadini? Hai evidenza di azioni simili in altri paesi?

Purtroppo in Italia si alternano governi con politiche anti-evasione semi-serie a governi che si schierano con gli evasori, che giustificano l’evasione, e che aumentano l’ingiustizia sociale. Quindi una campagna di questo tipo non c’è stata finora. È un peccato perchè potrebbe essere molto efficace.

Per esempio un collega sudamericano mi ha raccontato che il suo paese soffriva dello stesso problema di evasione endemica. Negli anni ’80, mi pare, il governo fece una massiccia campagna pubblicitaria usando TV, radio, cartelli etc, dipingendo gli evasori come ladri. L’opinione pubblica cambiò radicalmente in breve tempo, il comportamento che prima veniva subito come inevitabile divenne inaccettabile, gli evasori cominciarono a vergognarsi del loro comportamento, e il problema fu largamente risolto. Oggi in questo paese, come in USA dove vivo e nella maggior parte dei paesi dove viaggio, non è pensabile non ricevere una ricevuta quando si effettua una transazione.

Il tuo sistema di presentazione dei dati evita la perfetta localizzazione del presunto evasore fiscale, mi piacerebbe sapere perchè.

La localizzazione precisa potrebbe permettere di identificare il presunto evasore. Questo presenterebbe vari problemi. Primo, si tratterebbe di delazione, che non e’ lo scopo di Evasori.info. Secondo, non sarebbe giusto accusare qualcuno anonimamente, non permettendo all’accusato di difendersi. Se si vuole fare una denuncia, ci si deve rivolgere alla Guardia di Finanza – come invito gli utenti del sito a fare – ma tale esposto non può essere anonimo; si devono dare le proprie generalità. Infine, ci sarebbe un incentivo ad abusare del sistema per attaccare un “nemico.” Questo diminuirebbe l’affidabilità dei dati. Il sito correrebbe anche il rischio di denunce per diffamazione.

Tutte le segnalazioni sono anonime, i segnalati rimangono anonimi, tu sei anonimo, ma i dati esistono. Ti ha mai contattato l’agenzia delle Entrate o la Guardia di Finanza per saperne di più?

No. Peccato perchè le autorità potrebbero approfittare di un sistema come Evasori.info per incoraggiare i cittadini a comportarsi in modo legale. Per esempio si potrebbe fare un gemellaggio in modo che una volta fatta la segnalazione, il cittadino potrebbe essere invitato a fare un esposto ufficiale sul sito della GdF. Oppure la GdF potrebbe sviluppare un sistema simile. Metterei la mia esperienza a loro disposizione.

Purtroppo temo che l’agenzia delle entrate e la GdF non abbiano le risorse per combattere adeguatamente l’evasione. Possono a mala pena graffiare la punta dell’iceberg. Me ne sono reso conto un giorno del 2008 quando andai a fare un esposto, dopo che un commerciante si rifiuto’ di darmi una ricevuta fiscale nonostante la mia richiesta. I poveri finanzieri non avevano nemmeno dei computer decenti e una connessione a Internet per accedere al sito Evasori.info! Il mio esposto fu battuto a macchina – erano decenni che non vedevo una macchina da scrivere in un ufficio! Ecco perchè non possiamo scaricare le nostre responsabilità sulle istituzioni.

Quattro anni di attività ti hanno fatto conoscere abbastanza bene al pubblico dei media e di Internet: hai organizzato una rete di migliaia di persone che seguono la piattaforma tramite web, Twitter e Facebook. A che punto è la campagna, a che punto è la presa di coscienza e se esiste, ne hai evidenza nei messaggi privati che ricevi? Non ci saranno solo quelli che ti minacciano.

No per fortuna, la maggior parte dei messaggi che ricevo sono di apprezzamento. Questo mi dà la carica per continuare, la speranza che possa servire a qualcosa. Ad oggi, il sito è stato visitato da circa 160 mila persone, delle quali circa il 20% torna regolarmente. Questi sostenitori hanno fatto oltre 135 mila segnalazioni per oltre 27 milioni di Euro di evaso. Inoltre nelle ultime settimane un centinaio di persone hanno cominciato a seguire Evasori.info su Twitter. Siamo ancora a una piccolissima frazione degli italiani, ma sono ottimista che il messaggio risuonerà sempre di più tra i giovani.

La condivisione dei dati sembra esprimere il tuo modo di intendere Internet: le A.P.I. sono a disposizione, i nerd dalle tue F.A.Q. possono sapere tutto del tuo sito. Quali i passi futuri? Passerà da questa condivisone dei dati? Hai in mente sviluppi futuri per la piattaforma? Poi ti dico cosa mi immaginerei io. 

Si, i dati sono accessibili e a disposizione di chi me li chiede. Sono già stati usati per alcuni studi. Un ovvio passo futuro sarebbe una migliore integrazione con piattaforme mobili. Deve diventare più facile e immediato segnalare dal proprio smart phone. Questo potrebbe aumentare la partecipazione soprattutto fra i giovani.

A me piacerebbe vedere una doppia classifica, da un lato gli scontrini che non ci hanno dato, dall’altro quelli che abbiamo richiesto o preteso e che verranno tassati. Oltre a segnalare quello che è stato evaso allo stato, sarebbe bello pensare a quello che noi abbiamo fatto per lo stato (e per noi) pretendendo semplicemente lo scontrino la volta che non ce l’hanno dato.
Che ne pensi? La solita paraculata da pubblicitario?

Sarebbe un’ottima idea! Me l’aveva suggerita anche qualcun altro, tempo fa. Non l’ho perseguita un po’ per i rischi collegati all’identificazione delle persone, un po’ per mancanza di tempo. In compenso però gli utenti di Evasori.info possono facilmente parlare delle loro segnalazioni tramite Facebook e Twitter (che sono bene integrati col sito), sostenendo e promuovendo così l’iniziativa.

Hai mai notato che c’è un certo timore a volte nel richiedere scontrino o fattura e che non sempre si tratta di opportunismo. Cosa ne pensi di realizzare un’azione che aiuti queste persone ad avere coraggio, magari organizzando uno “Scontrino Day” in un giorno preciso?

Altra ottima idea… ti nomino promotore ufficiale dell’iniziativa! Scherzi a parte, l’appoggio di creativi che fanno pubblicità come te potrebbe dare un importantissimo contributo alla causa.

La categoria dei creativi ringrazia della stima e io potrei prenderti sul serio!
Un ultima domanda. Il tuo volere restare assolutamente anonimo è un modo per rafforzare l’idea che sia la collettività stessa a parlare?

Questa è una buona interpretazione. Il progetto è di tutti quelli che partecipano. Quando usiamo Evasori.info, dobbiamo pensare ai nostri amici onesti che pagano le tasse!

Per segnalare un episodio di evazione fiscale su Evasori.info, cliccate qui!

Vignetta di Mauro Biani, dal sito Evasori.info.
© Partecipactive. Luglio 2011

In questi giorni l’Art Directors Club Italiano si interroga sul fenomeno del Crowdsourcing in relazione al Concorso indetto dal Ministero del Lavoro sulla piattaforma Zooppa.
E’ un tema complesso, controverso, molto legato alle modalità della rete.

Ha a che fare con il lavoro o è un gioco? Le opinioni sono differenti, si mette l’accento soprattutto sulle piattaforme di User Generated Advertising. Ci si chiede se lavorare alle Competition sia un’opportunità affascinante da parte delle aziende per fare le cose assieme alle persone, o sfruttamento di creativi sottopagati.

Sicuramente all’interno del mondo della creatività italiana c’è il desiderio di saperne di più. Magari dalla voce di un insider.

Stefano Torregrossa ha analizzato dall’interno il fenomeno del Crowdsourcing e lo ha raccontato attravero gli occhi di un graphic designer curioso nel libro Masse Creative, Il fenomeno del crowdsourcing: rivoluzione o fregatura?

Nel libro, scaricabile in download gratuito qui, Stefano ripercorre la storia del Crowdsourcing, ne analizza i pro e i contro dal punto di vista dell’azienda, della piattaforma, del creativo e dell’agenzia.
Si chiede se c’è la fregatura. Lo fa attraverso ottimi articoli, interviste esclusive a Alessandro Cappellotto di Zooppa e Bruno Pellegrini di UserFarm e le opinioni degli zoopers, i membri della community.

Masse Creative è un bel libro. Stefano scrive bene e racconta in modo completo e neutrale il fenomeno del Crowdsourcing con uno stile fresco, tanta infografica, ma soprattutto lasciando a noi il piacere di trarre le conclusioni.

Il 30 giugno 2011 si è concluso nella mia Bologna il progetto Green Army, grazie a un evento che ha trasformato Piazza Maggiore e la Fontana del Nettuno – con le modalità di un flash-mob – in qualcosa a metà tra un giardino e un Garden shop gratuito.

Si è trattato dell’evento conclusivo del laboratorio di botanica partecipata organizzato dall’associazione di creativi Crudo che si è tenuto alle Officine Minganti di Bologna da metà maggio a fine giugno. Un modo per sensibilizzare soprattutto i giovani sulla realtà di città sempre più cementificate e inquinate, ma anche un modo per dire che è possibile rimediare ai danni dell’ambiente utilizzando la scienza e la natura stessa.

I partecipanti al laboratorio sono stati coinvolti nella semina di centinaia di piante fitorimedianti, basando il lavoro sulle ricerche condotte nella struttura Ecotekne dell’Università del Salento In questa struttura sono stati svolti esperimenti di fitorimediazione sulla specie Sonchus Oleraceus: la sua coltivazione è oggi considerata una tecnica sperimentale per contrastare l’inquinamento da smog e da metalli pesanti accumulati nel terreno.

Durante l’evento (qui il filmato da Repubblica Bologna) le piantine sono state regalate a chiunque si è dichiarato in grado di piantarle nel proprio giardino o in spazi verdi abbandonati.

Dopo aver pubblicato il post su Tassa.li (l’applicazione mobile che permette di geotaggare l’evasione fiscale in Italia) ho ricevuto la segnalazione che esiste un sito che dal 2008 affronta gli stessi temi e che ha evidenziato ad oggi un’evasione fiscale di € 26.324.024,56 grazie a 132.094 casi documentati dagli utenti anche se non si appoggia direttamente su un applicazione mobile.

Si tratta di Evasori.info – il progetto di un Professore di Informatica che desidera rimanere anonimo – e che spiega così le sue intenzioni:

Sono un italiano che lavora da molti anni come professore di informatica in una università estera. Sviluppo e sostengo il sito su base volontaria, principalmente di notte. Quando vengo in Italia, mi rattristo nell’osservare la diffusa mancanza di senso civico tra i tanti italiani che si sentono giustificati nel truffare i loro concittadini evadendo le tasse, con la scusa che tanto lo fanno tutti, o dando la colpa allo stato, la casta, o altre categorie. Invece di battersi per una soluzione, gli evasori diventano parte del problema. Essendo un po’ idealista, spero che il sito possa dare un piccolo contributo a risvegliare la nostra coscienza sociale. Preferisco rimanere anonimo per motivi di privacy. Ai molti amici e colleghi che hanno contribuito ad evasori.info con i loro consigli: grazie! (Sapete chi siete.)”

Le idee sono nell’aria, a volte riguardano temi che notiamo tutti ma che non sappiamo come fare per contrastarli direttamente, a volte riguardano soluzioni delle quali non ne veniamo a conoscenza immediatatamente ma solo dopo ricerca. A volte vengono a più persone senza sapere dell’impegno già svolto da altri.

Il progetto Evasori.it, oltre ad avere un sito, una versione ottimizzata per iPhone e Android e una per Cellulari Wap/Wml, ha anche un’applicazione Facebook e un profilo su Twitter, segno che il Prof sa come fare affinchè nessuno abbia più scuse a denunciare l’italico malcostume. Chi evade deruba anche te: oltre ad essere il claim del sito del Prof è una realtà è una grande verità.

L’anonimato è garantito, i social network e il mobile davvero ben integrati: cosa aspettate a segnalare chi ha reso l’Italia il paese con la tassazione più alta d’Europa e forse del mondo intero?

UPDATE

Dopo esserne rimasto affascinato ed averlo cercato attraverso i social network, sono riuscito prima a parlare via Skype e poi a intervistare il misterioso professore. L’intervista – che vi consiglio di leggere se volete saperne di più sul progetto Evasori.info – la trovate qui. 

Tassa.li è una piattaforma partecipativa costituita da un’applicazione mobile e un sito integrato con i social network, che permette di geotaggare attività e esercizi commerciali, ogni volta che non viene fatto uno scontrino fiscale o emessa la fattura per beni regolarmente pagati.

Sappiamo tutti che l’evasione fiscale è un fenomeno molto diffuso nel nostro paese ed è la ragione per cui chi paga le tasse deve pagarne così tante.
Se tutti pagassero le tasse come dovuto, ne pagheremmo tutti meno, come spiega in rete l’ideatore Edoardo Serra:

Il problema non si crea a livello di azienda, quanto tra il commerciante e il privato, che spesso non ha molto interesse a richiedere lo scontrino fiscale. Eppure ognuno può dare il suo contributo: quando tutti pagano le tasse, il beneficio diventa collettivo”

Non è una piattaforma per delatori – proprio come succede per Tagrs: sia il segnalatore, sia il segnalato, rimangono infatti rigorosamente anonimi, mentre l’ammontare della cifra totale non tassata è ben visibile sia nel sito che nell’applicazione.

Tassa.li vuole essere solo un mezzo per sensibilizzare l’opinione pubblica su una pessima abitudine e evidenziare oltre ai luoghi dove il fenomeno è più diffuso.

Faccio però fatica a pensare, anche se non è nelle intenzioni dell’ideatore, che la G.d.F. non userà la mappa per i suoi scopi visto il dettaglio del geotag!

Il progetto Tassa.li è stato presentato durante la Startup Weekend ospitata da I3P (l’incubatore di imprese innovative del Politecnico piemontese che finanzia progetti brillanti proposti da giovanissimi) ed è stato realizzato oltre che da Edoardo Serra (ideatore e portavoce), anche da Bruno Bellissimo (che firma l’applicazione nell’Apple Store), Riccardo Triolo, Matia Gobbo e Nicoletta Donadio.

L’applicazione è scaricabile gratuitamente nell’Apple Store e nell’Android Market e immediatamente utilizzabile previa “integrità morale” dell’utilizzatore, com ben spiegato nel sito di Tassa.li.