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Dopo oltre due anni di lavoro, nell’agosto del 2010 è stato reso disponibile in Internet Star Wars Uncut, uno dei più ambiziosi progetti indipendenti di crowdsourcing e user generated contents: ricreare l‘episodio IV di Guerre Stellari (quello che per quelli della mia età è il primo della serie), totalmente reinterpretato dagli utenti.

Guardatevi il trailer.

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Nel 2009, Casey Pugh (che si definisce un technologistionerqui il suo sito), ha avuto un’idea: invitare i fan del film a ricreare l’intero episodio IV di Guerre Stellari 15 secondi la volta. Per farlo ha usato il sito Star Wars Uncut (qui) nel quale ha suddiviso il film in 473 scene, ognuna della quale poteva essere interpretata a piacere da chiunque e con la tecnica preferita. Nel sito si legge:

You can re-create your scene however you want, be it live action, stop motion, flipbooks, action figures… animated ASCII art, whatever. The more creative, the better”.

Migliaia di fan hanno aderito e la prima versione del film, oltre a essere stato recensito, stra-pubblicato nel web e presentato a diverse confewrenze, ha vinto nel 2010 un Emmy nella categoria Outstanding Creative Achievement In Interactive Media e nel 2011 il team di Casey (qui) è stato invitato anche al SXSW (qui la conferenza).

Il film nella versione integrale, il “director’s cut”, quella realizzata – come sostiene Casey Pugh – per non piacere alle masse è qui a seguire. Pubblicato il 18 febbraio 2012 ha già ora quasi 4 milioni di views.

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Empire uncut: la saga continua.

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A metà del 2012 la macchina di Star Wars Uncut e della sua community si è rimessa in moto con l’obiettivo di ricreare il quinto epidodio della saga: The empire strikes back.

Ad oggi (settembre 2013) tutte le 480 scene sono state prenotate e tra breve ogni spezzone del film sarà stato rigirato dai fan. In attesa del montaggio finale godiamoci il teaser, ancora una volta sorprendente e sempre più scoppiettante. Anche in termini di produzione.

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Foto tratte dal sito di Star Wars Uncut, dal sito del NYT e da Sociallink.

E’ di questi giorni la notizia che la piattaforma georeferenziata Ushahidi è stata usata ancora una volta in Italia per raccogliere informazioni e rappresentare su una mappa i disagi provocati dalle ultime intense nevicate.

Lo hanno fatto sia Emergenza Neve (qui), sia Anpas – l’Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze (qui).

Grazie a una crowdmap interattiva, i cittadini hanno potuto segnalare la situazione della viabilità, dei servizi pubblici, dei trasporti pubblici, delle emergenze e dell’impegno di enti locali e ufficiali (nel caso di Emergenza neve) e degli interventi apportati (nel caso dell’Anpas). In questo modo altri cittadini hanno potuto avere informazioni in tempo reale, spesso prima di quelle fornite dagli organi ufficiali. Esattamente come succede recentemente con Twitter nei confronti dell’informazione ufficiale.

Peccato che queste informazioni, a parità di piattaforma, non possano essere integrate tra loro. Segno che forse nel nostro paese, la collaborazione tra istituzioni, non è come quella di cittadini e volontari.

E’ vero che la crowd è dappertutto, è vero che Ushaihidi è nata per unire gli sforzi, ma non dare un riferimento certo all’impegno dei cittadini è sicuramente uno spreco. E non solo di intenzioni.


Prima di approfondire il discorso, un video per capire cos’è Ushahidi e poi, la sua storia.

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Ushahidi, che in Swahili vuol dire “testimonianza”, è una piattaforma nata per mappare gli episodi di violenza in Kenya a seguito della crisi politica post-elettorale all’inizio del 2008 (qui si parla di quello che è successo).

Fu creata in quel periodo da Ushahidi, Inc. una non-profit company che decise di sviluppare un software free e open source per raccogliere informazioni e visualizzare in una mappa (Google Maps) quello che stava accadendo nel paese grazie all’aiuto dei cittadini. SMS, MMS, PC i mezzi per testimoniare; un’unico aggregatore per raccogliere le informazioni.

Il progetto, nato dalla collaborazione di alcuni blogger e citizen journalist kenioti capitanati dall’attivista e avvocatessa keniota Ory Okolloh, fu realizzato in uno dei periodi più bui della storia del Paese africano. Tutti i nomi del team di Ushahidi e le biografie sono qui. Il sito fu usato per geolocalizzare e monitorare gli episodi di violenza con l’obiettivo di facilitare il lavoro dei soccoritori e delle organizzazioni pacifiste.

Dall’articolo su Il Post di Giovanni Fontana del 16 agosto 2010 (qui), il racconto di Ory:

Nella prima settimana di violenze post-elettorali tutti provavamo a documentare sui nostri blog quello che stava succedendo, e in un post qualcuno evidenziò il possibile uso che si poteva fare di Google Maps per mappare ciascuno degli incidenti che stavano avvenendo. Perciò io pensai “già, dobbiamo farne qualcosa di questa idea”: stavamo cercando soluzioni tecnologiche per ovviare alle inefficienze dei commenti – quella sembrò una buona risposta”.

La piattaforma fu utilizzata da 45,000 cittadini in Kenya e il successo dell’operazione fece percepire al team la necessità di una piattaforma standard che potesse essere utilizzata anche da altri nel mondo.
Il sito della crisi kenyota è ancora online, potete vederlo qui o cliccando sull’immagine.

Da allora la piattaforma, grazie a donazioni private ricevute tramite il sito (e a quelle di Humanity Unitedqui l’approfondimento), è cresciuta nel suo sviluppo, è diventata anche un App mobile per Android e iOS ed è stata utilizzata in diversi altri casi.

Nel 2008 è stata utilizzata per tracciare le violenze contro gli immigrati in Sud Africa, poi (sempre per tracciare violenze) in Congo Est, in Kenya, in Malawi, Uganda e Zambia.
Nel 2009 per documentare l’assenza di medicinali in diversi paesi africani, per monitorare le elezioni in Messico e India, ma anche da Al Jazeera per raccogliere testimonianze durante i disordini di Gaza.
Nel 2010 fu l’anno dell’uso dopo il terremoto in Haiti e in Cile, le tempeste di neve a Washington D.C. e gli incendi in Russia. Lo scopo principale di Ushahidi è sempre quello dell’inizio: raccogliere informazioni per aiutare i soccorsi, come successe poi nel 2011 per il terremoto in Nuova Zelanda, per le alluvioni in Australia, in Missouri, nel Veneto, in Liguria e per l’emergenza neve nei Balcani e in Italia, pochi giorni fa e argomento di questo posto, nel 2012.

Ma Ushaidi non è solo una piattaforma per documentare tragedie umanitarie, in India è stata usata per mappare la qualità del segnale 3G e degli hotspot Wi-Fi e in Russia come provocazione anti-corruzione (qui l’articolo da Apogeo Online se volete saperne di più).

Speriamo di non dover usare spesso la piattaforma Ushahidi, ma sicuro è che il lavoro del Team, in alcuni casi diventa fondamentale. Per chi vuole rimanere informato sulle loro attività c’è il blog ufficiale (qui).

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Grazie a Alessio Baù e a Pietro Pannone per la segnalazione (via Like di Hagakure).
Foto in apertura © Viva Zoom via Viaggi News.
Foto dell’applicazione mobile di Whiteafrican da Flickr.
Altre immagini dai siti di Emergenza Neve, Anpas e Ushahidi.org.
Fonte per l’uso post 2008 di Ushahidi: Wikipedia.

Un giocattolo, per rimanere protagonista a oltre 50 anni dalla sua invenzione, deve non solo essere un esempio di innovazione capace di adattarsi alle esigenze di un pubblico che cambia generazione dopo generazione, ma anche di strategie di marketing innovative e al passo con i tempi. Solo così, oltre a sopravvivere a se stesso, può diventare un elemento forte dell’immaginario collettivo capace addirittura di influenzare arte e cultura.

Per capire perchè LEGO rappresenti una case importante per Partecipactive (nessuno dei nuovi trend utilizzati dalle aziende di successo come crowdsourcing e co-creazione viene tralasciato dall’azienda danese) ripercorriamo brevemente la storia di LEGO concentrandoci sull’innovazione costante del prodotto e sulle tecniche di marketing adottate.

Ma prima una curiosità: lo sapevate che si calcola che dal 1958, anno in cui fu studiato e messo in commercio (nella forma che tutti conosciamo) il primo mattoncino LEGO, siano stati prodotti oltre 400 miliardi di pezzi? 62 per ognuno delle persone che attualmente popolano il nostro pianeta?

Se siete di quelli a cui la storia piace impararla dai cartoni animati, qui ce n’è uno realizzato per gli ottant’anni di LEGO Group, che racconta l’azienda dagli esordi ai primi 10 anni in compagnia dei mitici mattoncini.

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LEGO e innovazione.

Se il successo dei mattoncini LEGO, seppur tra alti e bassi, non si è mai arrrestato lo si deve all’innovazione tecnica e all’esplosione della gamma dei suoi componenti. Oltre alla creazione di un vero e proprio “sistema di gioco” capace di adattarsi a tutti gli aspetti del momento: dalla creazione di semplici casette con giardino quando le persone desideravano avere la propria, fino alla realizzazione di moduli lunari comandati dal PC quando alle persone piaceva sognare e sperimentare con le nuove tecnologie.

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Nel 1958 con i mattoncini si potevano realizzare villette con giardino, nel 1961 furono introdotte le ruote per realizzare semplici treni e le prime auto, nel 1974 le prime figure umane capaci di popolare quanto creato fino allora. Nel 1975 ingranaggi, differenziali, cremagliere, leve, assi e perni, per costruire modelli realistici come automobili con sospensioni, sterzo, cilindri e pistoni. Nel 1979 i primi set spaziali, i primi animaletti e addirittura un kit per costruire i propri gioielli. Nel 1986 appaiono i kit con luci, suoni e trasformatori controllati anche dai PC e nel 1989 i classici personaggi abbandonano gli eterni i sorrisi con la serie dedicata ai Pirati. Viene anche introdotto il colore verde nei mattoncini, evitato fino ad allora, affinchè il pubblico non creasse mezzi militari.

Negli anni ’90 arrivarono le prime serie sotto licenza, e come è facile intuire, è il marketing che sfrutta i temi in voga per realizzare kit e storie dedicate a film di grande successo. La prima è dedicata a Star Wars, poi negli anni 2000 i Pirati dei CaraibiToy’s Stories, Sponge Bob, Harry Potter, Prince of Persia e molte altre. La timeline completa è su Wikipedia (qui).

LEGO e i suoi uomini di marketing, non si sono mai fermati per stare al passo con i tempi e continuare a creare interesse attorno ai propri dell’azienda danese. Hanno creato i parchi tematici LEGOLAND in Danimarca, in Germania, negli Stati Uniti e in Inghilterra, negozi monomarca dove è possibile acquistare quantità a piacere di un dato mattoncino, campionati mondiali di costruzione, diversi videogame, pubblicazioni editoriali, serie animate in DVD e un film in uscita per metà febbraio 2014: The LEGO Movie.

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Nel 2011, con Life of George, LEGO va oltre alle precedenti applicazioni per iPhone e segue i principî della Gamification, creando un kit di costruzione corredato da un’applicazione per iOS e Android, basato su un principio semplice e riassunto perfettamente nell’assunto: Build, Scan, Score.

Quest’ultimo esempio, di poco meno di un anno fa, dimostra quanto LEGO sia orientata verso il futuro con tutte le possibilità offerte dall’innovazione e dall’integrazione di media differenti.

Nel video che segue, il progetto – vincitore di un Leone d’Oro al Festival della Pubblicità di Cannes – è spiegato in tutti i dettagli.

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Ma esiste un modo di innovare che riguarda solo aziende illuminate e che va in direzione di quello che ci piace di più: il coinvolgimento degli utenti, per creare insieme a loro, i propdotti ideali da acquistare.
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LEGO e Co-creazione.

Nel 2008 il brand LEGO si è aperto alla Co-creazione, invitando i suoi utenti a progettare nuovi kit utilizzando la social creation platform giapponese Cuusoo, realizzando il website project-to-product LEGO Cuusoo. A metà del 2011 la piattaforma è stata aperta anche a utenti al di fuori del Giappone ed è di fatto diventata internazionale, ma ancora in beta version.

Le modalità sono davvero semplici: un utente propone un progetto di kit che viene pubblicato nel sito e quando ottiene 10.000 preferenze dai membri della community, viene sottoposto alla giuria LEGO che decide se metterlo in produzione o meno. Al creatore del kit, vanno royalties pari all’1%.

Fin’ora è successo tutte le volte che un progetto ha ottenuto le 10.000 preferenze. Ci mancherebbe che la giuria non tenesse conto dei gusti della gente – visto che la piattaforma serve a questo – come è successo per la creazione della nuova versione del Nokia Tune.
Ricordate? Ne ho parlato qui.

I primi due kit messi in commercio sono quelli pre-2011 e sono dedicati alla community che li ha voluti, quella giapponese. Si tratta del sommergibile per grandi porofondità DSV Shinkai 6500, e della sonda spaziale giapponese Hayabusa.

Ecco i due kit in produzione:

Ma è soprattutto sul primo progetto che LEGO (tramite il blog legato alla piattaforma LEGO Cuusoo) annuncia la sua soddisfazione per un progetto realizzato insieme ai suoi fan:

There are three world firsts in the LEGO® Shinkai 6500.
1. It is the first product born from the LEGO® CUUSOO Web site.
2. It was created after a regular Japanese user posted the idea and it was voted on by consumers. (Regular products are developed in LEGO based on consumer data.)
3. It comes with an explanatory pamphlet explaining the product package, development background, JAMSTEC, the Shinkai 6500, submarines, undersea life and product development background in Japanese (Regular LEGO® products only come with English-language instructions.)

Il primo progetto nato invece grazie all’apertura internazionale della piattaforma (e al momento della scrittura di questo articolo al vaglio della LEGO Jury) è legato al videogame Minecraft. E’ anche il progetto che ad ora ha ottenuto nel minor tempo il raggiungimento delle fatidiche 10.000 preferenze. Come poteva essere diversamente visto che lo stesso videogame è stato ispirato da LEGO?

La co-creazione è fondamentale per aziende che vogliono commercializzare prodotti che sicuramente incontreranno i favori del proprio pubblico. Come potrebbe essere diversamente con queste modalità?

LEGO e Crowdsourcing.

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All’inizio del 2011 LEGO affida ai suoi fan la creazione in crowdsourcing di banner tramite la piattaforma Builders of Infinity: 728 x 90 pixel di creatività per promuovere il brand tramite un jump ‘n run game. Un banner interattivo creato dagli stessi utenti da mettere in rotazione nei siti pianificati da LEGO.

Il progetto, ideato dall’agenzia tedesca Plan.net, ci dimostra ancora una volta che i fan sono a disposizione se li sappiamo ingaggiare come si deve. E con un reward che è la creazione stessa del banner, possibile solo se il brand è forte come LEGO.

Molto esempi di User Generated Advertising con i quali potete giocare – ad ogni reload della pagina un nuovo esempio –  li trovate su Bannerblog (qui). Ogni banner ha il nome del creatore e la classifica relativa a chi ci ha giocato. Il progetto ha vinto un Silver Lion nella categoria Direct a Cannes 2011.

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LEGO nell’immaginario collettivo, nella cultura e nell’arte.

LEGO non ha rappresentato solo un modo di giocare che ha coinvolto il mondo da più di 50 anni, ma uno stile che è entrato nell’immaginario collettivo, nella cultura e nell’arte. E’ doveroso chiudere out of topic questo post solo per gli esempi che si possono trovare in rete semplicemente digitando “LEGO” in Google images e leggendo quello che c’è in Wikipedia nell’ultimo paragrafo dedicato a LEGO. E’ sicuramente vero che i famosi mattoncini ormai fanno parte di tutti noi e molto di più di quello che immaginiamo. Possiamo tranquillamente parlare dell’estetica dei LEGO.

Ecco alcuni degli esempi più curiosi:

  • il video di The White Stripes – “Fell in Love with a Girl” – con regia di Michel Gondry (qui);
  • i diorami e gli episodi della bibbia del “Reverendo” Brendan Powell Smith in “The Brick Testament” (qui);
  •  le opere dell’artista italiano Stefano Bolcato che dipinge dei tableaux vivants con personaggi LEGO coinvolti in fatti di cronaca (qui);
  • la replica della Volvo XC90 realizzata completamente con i LEGO (qui);
  • le immagini della campagna (forse fake) LEGO 4 adults di Jean Yves Lemoigne (qui);
  • la LEGO House costruita da James May, presentatore di Top Gear (qui);
  • le LEGO Stilettos shoes, le scarpe dell’artista Finn Stone (qui);
  • i LEGO Glasses, gli occhiali forse ufficiali commercializzati in Giappone (qui);
  • gli oggetti per la casa LEGO Kitchen Crafts (qui);
  • le opere d’arte ispirate a LEGO e Mc Donald’s dell’artista giapponese Sachiko (qui);
  • il Super Hero Movie Maker per iPhone (qui), la versione moderna del LEGO Studios (che conteneva una webcam, software per registrare video su computer, bacchette di plastica trasparente per muovere i personaggi, e un ometto somigliante al regista Steven Spielberg) per replicare il successo delle interpretazioni di film famosi “girati” con i LEGO da parte dei fan;
  • La serie di spot (Confused.com, Premier Inn and BT) ricreati interamente in LEGO per il canale UK ITV (qui) realizzati in occasione del lancio di The LEGO Movie.

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Il 23 agosto del 2009, 63 fan dei Radiohead, capitanati da Nataly, sono scesi nella Výstavištĕ Holešovice Exhibition Hall di Praga con una missione: riprendere con i telefonini il concerto della band da più angolazioni possibili e realizzare con questo girato un DVD completamente crowdsourced.

Il risultato è sorprendente, un’intero concerto di due ore visto dalla parte del pubblico. Un punto di vista sincero e per niente patinato. La dimostrazione tangibile di come un gruppo di persone ben organizzato può produrre risultati eccellenti anche se magari non ci si conosce neppure.

I Radiohead, non sono nuovi a iniziative con i loro fan, nel 2007 hanno messo a disposizione il download digitale di tutte le tracce del nuovo album In Raimbows per il quale il consumatore poteva decidere i prezzo, anche zero.
Per il progetto del DVD live, hanno messo a disposizione del gruppo ristretto di fan che stava montando il girato, l’audio originale del concerto, aumentando notevolmente la qualità del prodotto e rendendolo ufficiale. Ma non senza fare prima una raccomandazione:

Assolutamente non in vendita: fatto dai fan per i fan. Per favore condividetelo. Buon divertimento!”

Il DVD  Radiohead, Live in Praha è pubblicato su YouTube in HD ed è downloadabile gratuitamente dal sito di Nataly in diversi formati.

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Grazie a Stefano Barbieri per la segnalazione.

La Local Motors è una car company statunitense di nuova generazione, che propone un modello per cambiare le modalità con le quali sino a ora le auto sono state progettate, costruite e vendute.

Fondata dall’eclettico John “Jay” Rogers, in meno di 4 anni fa Local Motors ha prodotto con soli 20 dipendenti oltre 60.000 concept di nuove auto e una auto vera: il Rally Fighter.

Ovviamente non ha fatto tutto questo da sola, ma con i 12.000 membri della sua community di designer, appassionati, ingenieri e clienti coinvolti in un processo di co-design totalmente open source.

Durante tutte le fasi della progettazione, i dati utili e i modelli 3D, dal telaio alla carrozzeria, vengono messi a disposizione e condivisi. Ogni membro della community mette a disposizione la sua esperienza e interviene a migliorare il progetto, un po’ come succede per Quirky (ne ho parlato qui), oppure partecipa ai Contest per la progettazione dei componenti dell’auto. Tutti intervengono utilizzando gli strumenti e i software offerti dalla piattaforma online di Local Motors (qui).

Chi vuole approfondire i meccanismi, le motivazioni e il modello di business di Local Motors può farlo grazie al video che segue.

Le auto sono costruiti al momento solo presso la casa madre di  Wareham, Massachusetts e la succursale di Chandler, Arizona, ma il progetto prevede che saranno realizzati altri piccoli stabilimenti nelle zone dove ci sarà più richiesta. Anche per questo le auto di Local Motors sono a basso impatto ambientale: vengono costruite a livello locale, solo su ordinazione e con materiali che rispettano l’ambiente.
Non vengono neppure usate vernici, l’auto verrà personalizzata dai clienti stessi dopo la consegna.

Ma affinché questa esperienza di co-creazione sia completa, i clienti che lo desiderano, possono partecipare alla costruzione della loro auto.
Local Motors prevede infatti un pacchetto di 6 giorni dove mette a disposizione tecnici, attrezzi, spazio per la costruzione e anche un corso di guida per ritornare a casa al volante della propria nuova auto. Qui c’è la descrizione del pacchetto completo auto + 6 giorni nella micro-factory a 74,900$!

Chi vuole saperne di più sul Rally Fighter trova tutte le informazioni nel servizio della versione americana di Top Gear per History Channel.

Ma non è finita qui.

Local Motors e i suoi 12.000 membri non si fermano mai: sono stati infatti la prima community online chiamata a partecipare alla co-creazione di un veicolo militare.

Nel pieno rispetto delle modalità della piattaforma di Local Motors e al suo workflow, agli inizi del 2011, nel sito è stato indetto un Contest in partnership con il DARPA (l’Agenzia per i progetti di ricerca avanzata per la difesa) per l’ideazione di un Experimental Crowd-Derived Combat-Support Vehicle.
A 6 mesi dall’inizio del contest, via via migliorato e perfezionato, nasceva l’XC2V. Vedremo se riuscirà a diventare nei prossimi mesi un veicolo in uso all’Esercito Americano.

E se fosse, gli XC2V li costruiranno direttamente in caserma?

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