Archivi per la categoria: Crowdsourcing

Hollywood-_Vines-The-first-short-film-made-entirely-of-Vines_Partecipactive

Airbnb and the global community will help create a story of travel, adventure and finding your place in the world.”

Dal sito Hollywood & Vines

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È stato pubblicato il 12 settembre 2103 “Hollywood & Vines” il risultato finale di un progetto di videomaking collaborativo che vanta alcuni primati: è il primo diretto via Twitter e il primo interamente girato con l’applicazione Vine.

Promosso da Airbnb – il portale online che mette in contatto persone che cercano un alloggio a breve termine con quelle che hanno invece uno spazio extra da affittare, uno dei progetti maggiormente citati come esempio collaborative consumption – ha visto la partecipazione di 43 Viners che con un centinaio di filmati hanno contribuito alla realizzazione del primo cortometraggio del genere.

I Viners, provenienti da ogni parte del mondo, hanno girato i contributi basandosi sulla sceneggiatura e sugli storyboard realizzati dallo sceneggiatore Ben York Jones.

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La storia? Le infinite traformazioni di un semplice pezzo di carta durante un viaggio in giro per il mondo.

Una volta realizzato lo script, il regista Miles Jay ha diretto le riprese via Twitter, aprendo un dialogo con i Viners aiutandoli e consigliandoli al fine di raccogliere le clip perfette per il montaggio.

Hollywood & Vines, messo in onda la prima volta nella rete via cavo dedicata al cinema indipendente Sundance Channel, è a seguire.

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Ma come è stato possibile realizzare quello che avete appena visto?

L’avventura è iniziata con unvideo-brief creato per l’occasione (non con Vine) e pubblicato nel sito dell’iniziativa e nei social network, al quale è seguito il primo tweet di istruzioni. Il reward? Un un buono da 100$ da spendere ovviamente sulla piattaforma Airbnb per ogni clip selezionata.

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Airbnb_Hollywood-and-Vines_tweet

Il risultato secondo me è un po’ noiosetto ma è pur sempre una case molto interessante.

Chi segue Partecipactive sa quanto sia difficile realizzare progetti come questo e come esistano regole che influiscono sul risultato. Un lavoro come questo è la dimostrazione che un progetto partecipativo su larga scala non può diventare reale senza l’aiuto di Internet e senza una solida direzione: è così che funziona.

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Nofilmschool.com ha paragonato questo progetto a Star Wars Uncut (ne parlo qui) e potrei anche essere d’accordo, ma solo riguardo alla metodologia. Per Star Wars Uncut c’erano infatti le scene originali del film a fornire ispirazione ed istruzioni e qui invece le vignette di York Jones.
Quello che fa davvero differenza è il livello di engagement: per la saga di George Lucas milioni di fan di due generazioni diverse, qui – purtroppo – solo 43 persone probabilmente affezionate più a Vine che ad Airbnb.

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Agenzia Mullen San Francisco, Creative Director Jon Ruby.
Immagini tratte dal corto e dal profilo Twitter di Airbnb.

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Third-Eye_Starhub-Mobile_Singapore_funzionamento-via-Partecipactive

Project Third Eye demonstrates that together we can change lives. I believe It’ll open more than just eyes, it’ll open hearts.”

Michael Tan, Executive Director
Society of the Visually Handicapped, Singapore.

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StarHub Mobile è una delle maggiori telco di Singapore con oltre 2.2 milioni di utenti (su un totale di 7.4 milioni) in una nazione che conta poco più di 5 milioni di abitanti.
Third Eye Project – uno dei progetti più partecipativi di quelli presentati al 60° Festival della Pubblicità di Cannes – per essere efficace ha proprio bisogno di una base di utenti così grande. Vediamo come.

Il Third Eye Project cerca di coinvolgere tutti gli utenti di StarHub (ma anche quelli di altre compagnie) in un progetto di micro-volontariato che va oltre alla Corporate Social Responsability. Crea infatti una sinergia speciale non solo tra il brand e i propri clienti, ma anche tra quelli più fortunati e quelli che lo sono meno, come quelli affetti da minorazioni della vista.
Non è uno dei doveri principali di una telco mettere in comunicazione persone diverse?

Studiato per contrastare l’isolamento sociale sperimentato da chi non può vedere, il progetto cerca di colmarlo grazie alla descrizione del mondo a cura di migliaia di volontari che operano in crowdsourcing grazie a una App per iOS e Android e alle funzioni di accessibilità degli smartphone.

La video case history, è molto chiara.

Il meccanismo attraverso il quale i minorati della vista affidano al crowdsourcing la loro percezione del mondo è molto semplice, come avete visto.

Grazie all’App l’utente scatta un’immagine di qualsiasi cosa con un tocco. L’immagine è immediatamente condivisa alla rete di micro-volontari che invia la descrizione all’utente che ne potrà usufruire grazie alla funzione text-to-speach.
Per prevenire gli abusi Third Eye adotta le policy delle community di Facebook e YouTube e i volontari sono privati di ogni responsabilità potendo riportare usi fraudolenti e risposte calunniose.

Third-Eye_Starhub-Mobile_Singapore_Case-chart-via-Partecipactive

L’iniziativa trasforma l’onnipresenza dei device mobile in un vero social network che rende più luminosa e colorata la vita di migliaia di persone grazie a scampoli di tempo libero.

StarHub Mobile ha 2.2 milioni di abbonati. Fate voi il calcolo di quanto tempo si potrebbe dedicare al progetto se ognuno di loro partecipasse per solo 10 secondi al giorno.

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Il progetto è a cura di DDB Group Singapore e ha vinto un Silver Lion nella Categoria Mobile dei Cannes Lions 2013. Video e immagini sono tratti dalla case history pubblicata dall’agenzia.

Blank you Very Much è una piattaforma partecipativa rivolta a designer che vogliono cimentarsi a reinterpretare brand iconici in modo innovativo attraverso contest “ufficiali” che permettono di ‘giocare’ con brand famosi per la creazione di prodotti esclusivi.

Il meccanismo è conosciuto e consolidato: c’è un’azienda che dà il via a un contest (e mette in palio un premio in denaro) e una piattaforma partecipativa frequentata da fan e designer che cerca di soddisfare l’open call del brand.
L’ultima che si è rivolta a Blank you very much è addirittura Coca-Cola, interessata a una collezione di t-shirt.

Per capire come funziona basta leggere le istruzioni presenti nell’homepage del sito.

Amici designer, chi di voi non vorrebbe vincere uno dei contest per disegnare una t-shirt ufficiale di Coca-Cola, di Pelè, di Huf (e su quest’ultima che non rispondano insultandomi solo quelli di Gnarcolate). Qui trovate i contest attualmente aperti.

Ma cerchiamo di scoprire di più di Blank you Very Much e della sua filosofia. Su CrunchBase si definiscono così (non tradendo l’ironia presente in tutti i testi del sito, compresi i legals):

We are an online apparel retailer that manufactures and sells graphic apparel designed using a curated crowd sourcing model. We are Threadless meets Project Runway meets Quirky”.

Da Threadless hanno preso sicuramente l’idea della community che lavora al graphic design di t-shirt (nel caso di BYVM ovviamente bianche), da Quirky i meccanismi di punteggio (si sale in classifica sia con il design, sia con i consigli) e da entrambi la produzione dei modelli più votati dalla community e la vendita nel sito.
Da Project Runway, il talent show per fashion designer presentato da Heidi Klum, le frequentazioni della piattaforma – che proprio come nello show televisivo – sono brand e testimonial famosi. E probabilmente anche il meccanismo del doppio vincitore: stilista e modella nel talent show, Judges choice e People choice in BYVM.

Threadless e Quirky sono piattaforme partecipative ma anche dei veri e propri brand indipendenti che vanno oltre al co-design e ai focus group e mettono in produzione solo quello che la gente dimostra di preferire o addirittura acquistare in anticipo sulla produzione stessa. Blank You Very Much è invece qualcosa di diverso e completamente nuovo, un vero ponte tra brand e fan base (si legge infatti nella pagina Facebook):

Blank You Very Much is a unique internet and retail platform that directly connects brands to their fanbase and consumers. By combining the power of crowdsourcing, world class design and the cache of established brands BYVM looks to redefine how consumers and brands interact.

Forse è la prima volta che una piattaforma sola solo riesce ad unire tutti i top topics di Partecipactive: brand, fanbase, crowdsourcing, co-design e partecipazione attiva.
Sul world class design ho qualche dubbio, forse perchè la creatività è richiesta ai fan e non ai designer, giudicate voi (qui) i lavori più visti del contest Coca-Cola.

Molto interessante, anche per chi non è interessato a partecipare, il BYVM Blog, con interviste a giudici e designer, resources per i designer ed editoriali. Dategli un’occhiata.

Tutte le immagini sono tratte dal sito di BYVM.

La notte del 2 aprile 2012, è stata presentata in streaming live dal Lincoln Center di New York , la terza opera dell’Eric Whitacre’s Virtual Choir: Water Night.

La prima di un coro che vive solo in Internet, composto da 2945 cantanti di 73 paesi diversi, preparato e diretto online da Eric Whitacre (qui il suo sito).

Godetevi Water Night.

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Dopo la world premiere, ripercorriamo la storia del progetto, ma se avete poco tempo, guardate solo questo video.

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Oppure passate oltre.

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VC0, gli inizi.

Nel 2009, Eric riceve da una fan un video messaggio:

Hi Mr. Eric Whitacre. My name is Britlin Losee, and this is a video that I’d like to make for you. Here’s me singing “Sleep.” I’m a little nervous, just to let you know. ♫ If there are noises ♫ ♫ in the night ♫

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Eric è un noto musicista e conferenziere statunitense, ma è soprattutto il più grande compositore e direttore di coro della sua generazione. Dopo aver visto il video di Britlin gli viene un’idea:

Se potessi coinvolgere 50 persone a fare lo stesso, cantare le loro parti – soprano, alto, tenor and bass – in qualunque posto esse siano nel mondo e postare i video su YouTube, potremmo unire tutte le parti insieme e creare un coro virtuale.

Prepara un video dove conduce il coro immaginandone il risultato, lo posta su YouTube, distribuisce gli spartiti attraverso il suo sito e incomincia a ricevere contributi. Per un piccolo solo di soprano fa addirittura le audizioni selezionando la miglior esibizione ricevuta.

Il risultato è una serie di versioni della sua composizione Sleep che lo convince a passare a un progetto più ambizioso.

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VC1, Lux Aurumque.

Il coinvolgimento dei fan per il progetto inizia a crescere. Scott Haines, si offre per montare i video e inizia una collaborazione che mette a termine la fase sperimentale.

Eric decide di registrare un nuovo video, dove dirige la sua composizione Lux Aurumque e chiede al Coro Virtuale di eseguire le parti. Scott edita il tutto e il risultato è questo, un coro di 185 persone da 22 paesi diversi.

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VC2, Sleep.

Nel settembre del 2010, Eric dà il via al progetto numero 2 del Virtual Choir e inizia a raccogliere le parti per la sua composizione Sleep.

Riceve 2052 performance da 1752 cantanti di 58 diverse nazionalità, individualmente uploadati su YouTube. Il risultato è un video che viene presentato al TED il primo aprile 2011 (l’intero intervento lo potete vedere qui).

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VC3, Water Night.

Nel dicembre 2011, Eric pubblica un nuovo video (qui il suo canale su YouTube) e chiama a raccolta il Virtual Choir. Il brano scelto è Water Night e il progetto è sempre più ambizioso perchè cercherà di coinvolgere il maggior numero di coristi possibile.

Rende disponibili nel suo sito gli spartiti e degli esempi di esecuzione delle singole parti da membri del VC3 (Britlin è una di queste) e mette la base musicale su Sound Cloud. Pubblica un video che contiene le istruzioni per la registrazione e la sua direzione.

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I risultati sono eclatanti: 3746 video ricevuti: 1190 parti da Soprano, 1075 da Alto, 651 da Tenore e 830 da Basso, eseguite da 2945 persone di 73 paesi diversi.

Coinvolgere quasi 3000 persone appartenenti a un target tutto sommato ristretto come è quello dei cantanti di coro, non è facile.

Ma se questo è successo è perchè il Virtual Choir è un esempio di progetto partecipativo che segue con rispetto le regole d’oro d’ingaggio delle community: relazione, coinvolgimento, semplicità di realizzazione, istruzioni chiare e reward elevato.
Ma non solo, le ragioni del successo stanno anche nella grandissima regia, nella perfetta organizzazione e nel corretto utilizzo degli strumenti che la rete offre. Aspetto non trascurabile in ogni progetto che deve unire così tanti contributi ricevuti dalla propria community.

Bravo!
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Per rimanere aggiornati sul prossimo progetto VC4, basta registrarsi al Fanzone nel sito di Eric Whitacre (qui).

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Immagini tratte dal sito di Eric Whitacre e dal canale ufficiale su YouTube.

Dal 16 al 18 marzo 2012, si è svolta nelle nelle Piazze di Roma, la permanenza numero 13 del Teatro Valle Occupato: Giovanni Sollima e i 100 Celli del Valle Occupato.
Una 3 giorni di musica che ha nel suo DNA la partecipazione, il crowdsourcing e la co-creazione.

Il Teatro Valle Occupato di Roma, oltre alla normale programmazione, ne affida una parte (la permanenza) a diverse personalità artistiche che si alterneranno nella direzione artistica. La numero 13 del Valle Occupato è stata  affidata alla cura di Giovanni Sollima, il grande musicista palermitano impegnato nella lotta contro le Mafie, (qui la bio dal sito ufficiale).

L’idea di realizzare un’evento/appello in difesa della cultura in Italia, è cominciato con il coinvolgimento di oltre 100 violoncellisti.

Giovanni ha proposto una tre giorni no-stop di musica, azioni metropolitane, laboratori, prove aperte, interpretate da un gruppo di ben 100 violoncelli raccolti intorno al suo appello nel sito del Teatro.
Se siete fortunati, ora state sentendo suonare nelle Piazze di Roma 100 violoncelli che interpretano canti popolari, alleluja e brani appositamente composti, insieme a solisti e ospiti internazionali.

Guardate cosa succede a Roma nel video da la Repubblica TV, con una grande interpretazione di “Bella ciao” in apertura di servizio.

In un progetto collettivo per definizione è necessario coinvolgere il maggior numero di persone in maniera attiva, ed è quello che ha fatto Sollima a lato delle esibizioni musicali. Sono nati per questo i concorsi Prima Vista e Bioloncello e un grande progetto di videomaking diffuso.

Prima Vista è crowdsourcing allo stato puro: un concorso rivolto a compositori di tutto il mondo per comporre un brano per una formazione di 100 violoncellisti. Poche regole ma molto rigide: il brano deve essere leggibile a prima vista, in maniera chiara e non può durare più di 1 minuto. Il reward? Ogni brano ricevuto verrà eseguito.

Il Bioloncello Contest, un invito a partecipare alla creazione di un violoncello con materiali di riciclo. Gli strumenti saranno messi in mostra nel foyer del Teatro Valle dove una giuria composta da violoncellisti sceglierà il progetto migliore nelle categorie: il miglior suono, lo strumento più bello e il gran vincitore, il più Bio! Giovani Sollima suonerà gli strumenti vincitori durante il suo concerto del 18.

L’opera cinematografica collettiva. Videomaker e Registi indipendenti, coinvolti nella realizzazione di un progetto video diffuso di documentazione sulla permanenza di Giovanni Sollima. Chiunque può partecipare con la sua videocamera digitale, girando liberamente fino alla fase di backup collettivo di fine evento. L’intenzione è quella di creare un film che documenti l’intero progetto di Giovanni Sollima e i dei 100 Celli del Valle Occupato.

Il programma completo (qui) lo trovate nel sito del Teatro Valle (qui) insieme ad altre informazioni sui progetti in corso e su quello, interessantissimo, di scrittura collaborativa dello Statuto.

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Le immagini sono tratte dal sito del Teatro Valle Occupato, lo screen shot del video da La Repubblica TV.