Archivi per la categoria: 2011

Tecnicamente Historypin è un archivio online user-generated di foto e documenti storici.

Ma è anche un grande progetto creato per favorire le relazioni inter-generazionali e avvicinare gli anziani all’uso di Internet attraverso un’attività da fare con i giovani.

Memoria, tecnologia, coinvolgimento, condivisione le parole chiave del progetto. Basandosi su precedenti esperienze, l’associazione non profit inglese We Are What We Do (qui trovate l’intero portfolio), ha iniziato questo progetto con la ricerca di un tema di conversazione concentrandosi su precisi obiettivi:

  • To transform the perceived social value of the history of their family, streets, country and world.
  • To bring neighbourhoods together around local history and help people feel closer to the place they live in.
  • To get people from different generations talking more, sharing more and coming together more often.
  • To conserve and open up global archives for everyone to enjoy, learn from and improve.
  • To create a study resource for schools and universities.
  • To become the largest global archive of human history.

We Are What We Do ha immaginato Historypin, una sterminata collezione di fotografie (ma anche di video, audio, storie, documenti) da pinnare su Google Maps, referenziandole nello spazio e nel tempo a iniziare dal 1840.

Nel video che segue una overview dell’intero progetto. Dalla scatola delle fotografie del nonno, alla loro condivisione in un sito affascinante.


Grazie alle fotografie visualizzate nelle mappe di Hystorypin (qui) – anche sovrapposte a Google Maps con Street View – si possono scoprire la storia di luoghi, momenti e persone. Ognuno può creare il proprio viaggio nel tempo e nello spazio, basta inserire il luogo e una data dal 1840 a oggi.

Ma ci sono anche i Tour guidati come quello sulla Beatlemania (qui).


Ognuno è libero di aggiungere le proprie fotografie e partecipare, ma anche oltre 100 istituzioni tra musei, gallerie, archivi e biblioteche hanno messo a disposizione le loro collezioni. Segno che l’invito a partecipare in quello che gli autori vorrebbero diventasse “il più grande archivio globale della storia umana”, non è più solo nelle mani dei singoli utenti.

Se volete imparare ogni cosa di Historypin e magari coinvolgere un immigrato digitale in questa iniziativa, potete fare riferimento ai 16 video tutorial “How to” presenti nel Canale YouTube di Historypin (qui).

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La foto in apertura è di Amit Sha’al. Premiato nel 2011 con il terzo premio, categoria Arts and Entertainment, World Press Photo Contest.

Le altre immagini sono tratte dal sito Historypin.

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Dopo oltre due anni di lavoro, nell’agosto del 2010 è stato reso disponibile in Internet Star Wars Uncut, uno dei più ambiziosi progetti indipendenti di crowdsourcing e user generated contents: ricreare l‘episodio IV di Guerre Stellari (quello che per quelli della mia età è il primo della serie), totalmente reinterpretato dagli utenti.

Guardatevi il trailer.

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Nel 2009, Casey Pugh (che si definisce un technologistionerqui il suo sito), ha avuto un’idea: invitare i fan del film a ricreare l’intero episodio IV di Guerre Stellari 15 secondi la volta. Per farlo ha usato il sito Star Wars Uncut (qui) nel quale ha suddiviso il film in 473 scene, ognuna della quale poteva essere interpretata a piacere da chiunque e con la tecnica preferita. Nel sito si legge:

You can re-create your scene however you want, be it live action, stop motion, flipbooks, action figures… animated ASCII art, whatever. The more creative, the better”.

Migliaia di fan hanno aderito e la prima versione del film, oltre a essere stato recensito, stra-pubblicato nel web e presentato a diverse confewrenze, ha vinto nel 2010 un Emmy nella categoria Outstanding Creative Achievement In Interactive Media e nel 2011 il team di Casey (qui) è stato invitato anche al SXSW (qui la conferenza).

Il film nella versione integrale, il “director’s cut”, quella realizzata – come sostiene Casey Pugh – per non piacere alle masse è qui a seguire. Pubblicato il 18 febbraio 2012 ha già ora quasi 4 milioni di views.

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Empire uncut: la saga continua.

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A metà del 2012 la macchina di Star Wars Uncut e della sua community si è rimessa in moto con l’obiettivo di ricreare il quinto epidodio della saga: The empire strikes back.

Ad oggi (settembre 2013) tutte le 480 scene sono state prenotate e tra breve ogni spezzone del film sarà stato rigirato dai fan. In attesa del montaggio finale godiamoci il teaser, ancora una volta sorprendente e sempre più scoppiettante. Anche in termini di produzione.

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Foto tratte dal sito di Star Wars Uncut, dal sito del NYT e da Sociallink.

Reimuda non è semplicemente una band. Reimuda è il primo progetto artistico che vuole creare opere d’arte partecipative attraverso i social network e gli strumenti che ogni giorno utilizziamo su internet. Ogni nostra canzone è la colonna sonora di un’opera d’arte che giorno dopo giorno cambia e prende una forma diversa interpretando i contenuti pubblicati da voi su internet.”.

Per il lancio del nuovo album ‘Piove il sole’, la band milanese Reimuda ha sviluppato online un progetto partecipativo basato sull’interpretazione delle canzoni in stretta relazione con un social network dedicato.

Da ogni traccia del nuovo album, nascerà infatti un’opera partecipativa realizzata grazie ai contributi degli utenti di quel social network.

‘Nonostante tutto‘ vivrà su Twitter e coinvolgerà poeti e scrittori, ‘Mi manca‘ avrà a che fare con la community di Facebook e il prossimo singolo con dei videomaker che si sono offerti via YouTube. E via così per tutte le canzoni dell’album.

Nel sito dei Reimuda si può già vedere la prima “opera partecipativa” legata alla canzone Mani e alla community di Flickr (qui). La semplicità è alla base della partecipazione e la band chiede ai fan solo di taggare una foto con la parola mani per partecipare al progetto.

Il progetto è sicuramente ambizioso e in evoluzione. Partecipactive lo seguirà da vicino vantando l’amicizia di Valentino Caporizzi cantante e chitarrista della band e Innovation manager di Wunderman Italia, che ha promesso di tenerci aggiornati.

Nel video a seguire il videoclip di “Mani”, il manifesto dell’intero progetto che vede i membri della band come ‘tele bianche’ a disposizione di chi vorrà interpretare le loro canzoni.

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Per informazioni sullo sviluppo del progetto, sull’uscita del disco, date e aggiornamenti, visitate il blog dei Reimuda.
Il logo dei Reimuda è stato realizzato da Alberto Monti.

Sabato pomeriggio, passando davanti a Feltrinelli, non ho resistito ad aspettare la copia omaggio promessa da Marco Lombardi – curatore dell’edizione italiana – e ho acquistato Wiki Brands. Reinventa il business nell’era della partecipazione (nella foto il volume sul sedile del passeggero).
Alla fine di questo post vi dirò perchè questo libro è così importante per me e per Partecipactive.

Idealmente Wiki Brands è una costola di Wikinomics. La collaborazione di massa che sta cambiando il mondo (Wikinomics: How Mass Collaboration Changes Everything). Il libro scritto da Don Tapscott e Anthony D. Williams pubblicato in inglese nel dicembre 2006 (in italiano nel 2007), esamina come alcune aziende nei primi anni del XXI secolo si sono avvalse con successo della collaborazione massiccia e diffusa e di tecnologie del mondo open source. Un libro che ha illuminato e accompagnato inconsapevolmente – non l’avevo ancora letto – il progetto 500 wants you per il lancio della FIAT 500 (una rassegna del progetto è qui). Se non l’avete letto ve lo consiglio, è ancora attuale e illuminante. Per me ha rappresentato molto.

Dalla prefazione di Wiki Brands di Don Tapscott (che potete scaricare qui), le origini del libro:

Questo libro è un libro importante, forse seminale. E’ stato ispirato da un programma di ricerca multimilionario, avviato nel 2005 e intitolato “Marketing 2.0”. Mike Dover e Sean Moffitt [Autori di Wiki Brands] erano due dei nostri straordinari leader di pensiero e produssero delle riflessioni nuove e profonde sul brand. Li incoraggiai a scrivere un libro per sviluppare le loro loro intuizioni e il risultato è un lavorto stimolante e di sostanza, con implicazioni di grande portata per chiunque si interessi al marketing e al futuro del business”.

Sicuramente un endorsment importante per gli autori (nella foto qui sopra), ma a chi può essere davvero utile questo libro?

A tutti.

E nella quarta di copertina è chiaro il perchè:

Il brand continua a rappresentare un valore fondamentale per il business solo se saprà abbracciare pratiche di comunicazione realmente innovative, in una difficile transizione dall’immagine alla relazione. Con l’affacciarsi sul mercato di una nuova generazione di nativi digitali, col passaggio della maggior parte dell’informazione dalle mani delle aziende a quelle delle singole persone e con l’emergere di nuovi comportamenti culturali dettati dalle nuove tecnologie, il marketing si espone a una sfida epocale, individuando strategie basate sull’engagement con i consumatori, sulla collaborazione e persino sulla condivisione della proprietà del brand.

Wikibrand è una chiamata alle armi, una guida strategica e una road map verso il futuro. Un appello alle aziende a spostare l’attenzione da ciò che fanno (pubblicità, comunicazione, vendite) a come lo fanno (connessione, partecipazione, brand engagement).
Il libro, frutto degli studi di due tra i maggiori esperti mondiali di media e marketing, spiega come sfruttare i nuovi modelli di business, le tecnologie e le community di appassionati online, fornendo centinaia di esempi e testimonianze dirette di casi di successo.

Che lavoriate in un’azienda ormai consolidata o che siate alle presa con il lancio di una start up, questo libro saprà offrirvi numerosi spunti e suggerimenti:

  • come creare engagement con i consumatori attraverso il passaparola e i contenuti generati dagli utenti;
  • come generare un’esperienza condivisa di valutazioni, recensioni e cultura online;
  • come costruire una comunità mediante il microblogging e il crowdsourcing.
  • come stabilire una connessione veramente autentica e capace di creare valore.

Destinato a imprenditori e manager, ma anche ai responsabili di marketing e comunicazione che dovranno dirigere questo cambiamento, Wikibrands è uno strumento prezioso anche per gli esperti del digitale, gli studiosi di comunicazione e per chiunque sia interessato a capire come le aziende leader siano costantemente alla ricerca del coinvolgimento del proprio pubblico”.

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Come ogni libro dei tempi di Internet 2.0, non ci si ferma con la stampa su carta, ma si proseguono discussioni e approfondimenti in un blog e nei social network. Il blog di Wiki Brands è qui.

E ora vi racconto perchè questo libro è legato a Partecipactive.

Nell’autunno scorso, il Prof. Marco Lombardi, presidente di Young&Rubicam Italia, in previsione dell’edizione italiana del libro, ha coinvolto persone a lui vicine (allora ero Direttore Creativo di Wunderman) per scrivere la post fazione del libro dedicata all’importanza delle idee creative. E ha coinvolto anche me!

Nell’ultimo capitolo trovate 3 case scritte da me (Nokia Gran Vals, 500 wants you e You&Nokia Gallery) e già pubblicate su Partecipactive (qui, qui e qui).

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Se volete saperne di più del libro prima di acquistarlo, c’è anche l’ottima recensione di Luca De Biase nel suo blog (qui).

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Titolo: Wiki Brands. Reinventare il business nell’era della partecipazione
Autori e curatori: Sean Moffitt, Mike Dover, Marco Lombardi
Contributi: Don Tapscott
Editore: Franco Angeli
Pagine: 353
Codice ISBN: 9788856844658
Prezzo: 38 €

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Immagini tratte dal sito di Wiki Brands

Le community vanno seguite, amate e coccolate, lo sappiamo bene. Ma vanno soprattutto tenute coinvolte con esperienze che creano connessione con il brand e che diano ai fan la possibilità di esprimersi. Se così non fosse – è notizia di questi giorni – la community di Nokia Italia su Facebook (qui) non avrebbe mai raggiunto il milione di fan.

Ma facciamo un passo indietro. A metà del 2010, Nokia chiede a Wunderman, global partner per la comunicazione digitale del brand finlandese e mia agenzia di allora, di sviluppare un progetto in grado di rafforzare il legame con i 200.000 iscritti della sua community Facebook.
I creativi di Wunderman elaborano un concept che prende spunto da una grande verità: i telefoni cellulari che hanno fatto la storia di Nokia, hanno fatto anche la nostra, permettendoci di vivere, lavorare, gioire e amare. Nella intro al sito a seguire, lo spirito di tutta l’operazione.

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Nasce così nell’estate del 2011 la You&Nokia Gallery. Una vera e propria galleria d’arte all’interno della quale l’utente può creare un’opera costituita dall’unione indissolubile di tre contenuti: una foto del proprio Nokia, una foto di se stesso scattata durante il periodo di utilizzo del telefono caricato e un commento.

You&Nokia Gallery, visivamente ispirata ai musei d’arte contemporanea, è aperta al mondo intero: tutti possono caricare contenuti all’interno della galleria, ma allo stesso tempo creare la propria “mostra” da postare su Facebook.

La You&Nokia Gallery trasforma così i telefoni cellulari Nokia in catalizzatori di ricordi. Perché il nostro passato è importante: anche se non ce ne accorgiamo, ci proietta istante dopo istante nel futuro.

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Credits

Agenzia: Wunderman

Creative Director: Toon Coenen e Matteo Righi
Copywriter: Fabio Montalbetti
Art Director: Marco Tironi
Web Designer: Manuela Sissa

Animazioni della intro: Wip Italia
Software Developer: Pierpaolo Ferraro con Wip Italia
Project Manager: Michele Fadigati

G.M: Laura Conti
Client Service Director: Sergio Mandelli
Strategic Planner: Daniele Chieregato
Account interactive executive: Lorenzo Salemme

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Cliente: Nokia Italia

Head of digital marketing Nokia Italia: Sylvain Quernè
Digital marketing assistant Nokia Italia: Carlo Bermani

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La colonna sonora, basata sulla celebre Nokia Tune, è stata realizzata dalla pop band indipendente Reimuda.

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