Archivi per la categoria: Applicazioni partecipative

Qualcuno di voi avrà notato domenica, durante il GP di Formula 1 di Silverstone, l’originale livrea del vincitore del Gran Premio Mark Webber e del compagno di squadra Sebastian Vettel.

Le monoposto della Red Bull Racing erano letteralmente ricoperte da un gigantesco collage formato dai volti di coloro che hanno preso parte a Faces for Charity, un’iniziativa benefica internazionale organizzata per Wings for Life, per la raccolta di fondi a sostegno della ricerca sulle lesioni al midollo spinale.

Un grandioso esempio di crowdfunding e di eccelso reward per chi ha sostenuto la causa.

L’iniziativa, in meno di un mese, ha raccolto oltre 1.000.000 di Euro interamente devoluti a Wings for Life, la fondazione creata nel 2004 dal CEO di Red Bull Dietrich Mateschitz e dal due volte campione del mondo di motocross Heinz Kinigadner. I proventi saranno destinati a finanziare alcuni tra i più promettenti progetti di ricerca sulle lesioni al midollo spinale ed è iniziata, come capita spesso in internet, con una video call-to-action.

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Con una donazione di 15 euro, i tifosi di tutto il mondo hanno avuto la possibilità di caricare una propria immagine nel sito di Faces for Charity (qui) e vederla entrare a far parte dell’immenso collage che ha colorato per tutto il weekend di gara le monoposto dei campioni della Red Bull Racing.

L’iniziativa ha avuto ovviamente dei testimonial di eccezione, oltre a Webber e Vettel, anche la leggenda della F1 Niki Lauda (nella foto), la star del calcio Thierry Henry, il padre di Sebastian, Norbert Vettel, i genitori di Mark Webber e la leggenda del surf Robby Naish.

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Il mondo dell’automotive e del racing non sono nuovi a iniziative di partecipative a livello di livrea, ma mai prima a scopo di charity.

Ricordiamo due iniziative partecipative del 2010 che riguardano entrambe la FIAT 500: la 500millesima e le livree delle moto del FIAT Yamaha Team al GP di Laguna Seca.

500millesima è stata realizzata in occasione del Salone dell’auto di Parigi del 2010 per festeggiare i 500.000 esempi prodotti. La livrea era realizzata da 1500 fan e possessori della nuova utilitaria di casa Fiat. Le immagini erano sottoposte attraverso il sito 500millesima (qui) con meccanismi simili a quelli di Red Bull. Nella foto forse potete vedere anche me, tre file sotto l’angolo di sinistra della targa.

Le livree dello moto di Valentino Rossi e di Jorge Lorenzo, allora nel FIAT Yamaha Team, sono state realizzate con le immagini di 500 fan, inviate al sito realizzato per l’occasione (qui) per celebrare il lancio del famoso cinquino nel mercato statunitense.

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Le immagini sono tratte dal sito Faces for Charity e dal sito di Fiat 500.
Grazie a Marco A. Righi per la segnalazione.

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Parking Douche è un’applicazione mobile partecipativa di denuncia sociale utile per esporre al pubblico ludibrio i cattivi parcheggiatori di Mosca, dove il problema del douche parking* è davvero sentito. L’entità del fenomeno pare superiore a quella di qualsiasi altra metropoli.

L’obiettivo è sempre quello della presa di coscienza, seppur ottenuta attraverso metodi che non rispettano la privacy. Ma questo fa parte del gioco, dopotutto se si parcheggia ‘a cazzo’ è giusto un pubblico ‘cazziatone’. Un po’ come fanno i ragazzi di Uribu (ne ho parlato qui e qui).

Se avete guardato il video avete già capito come funziona l’applicazione realizzata dal Magazine e guida online The Village.
Basta infatti fotografare la targa dell’auto, riconoscerne il modello nel database dell’applicazione, connotarla con il colore giusto e questa, magicamente apparirà a interrompere la lettura del vostro Magazine. Proprio come succede nella strada, l’auto interromperà quello che stavate piacevolmente facendo.

L’applicazione permette anche di condividere il cattivo parcheggio nei social network, ‘sputtanando’ ulteriormente il parcheggiatore menefreghista.

L’applicazione, creata dall’agenzia moscovita Look at me, ha appena vinto un Oro a Cannes nella categoria Mobile Lions.

Il mondo di Internet non è nuovo a progetti di questo tipo, è dal 2007 infatti che esiste il sito Youparklikeanasshole. Occhio a non finire ne’ nell’una, ne’ nell’altra!

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* E’ curiosa la traduzione del significato di douche e douchiness: typical of a person or thing that doesn’t command respect (vedi l’Urban Dictionary qui), ma è ancora più curioso il suo paragone con le lavande vaginali e l’ex presidente degli Stati Uniti).

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Video tratto dal canale YouTube di Look at me, immagine dell’App tratta da Laughing Squid.

Tecnicamente Historypin è un archivio online user-generated di foto e documenti storici.

Ma è anche un grande progetto creato per favorire le relazioni inter-generazionali e avvicinare gli anziani all’uso di Internet attraverso un’attività da fare con i giovani.

Memoria, tecnologia, coinvolgimento, condivisione le parole chiave del progetto. Basandosi su precedenti esperienze, l’associazione non profit inglese We Are What We Do (qui trovate l’intero portfolio), ha iniziato questo progetto con la ricerca di un tema di conversazione concentrandosi su precisi obiettivi:

  • To transform the perceived social value of the history of their family, streets, country and world.
  • To bring neighbourhoods together around local history and help people feel closer to the place they live in.
  • To get people from different generations talking more, sharing more and coming together more often.
  • To conserve and open up global archives for everyone to enjoy, learn from and improve.
  • To create a study resource for schools and universities.
  • To become the largest global archive of human history.

We Are What We Do ha immaginato Historypin, una sterminata collezione di fotografie (ma anche di video, audio, storie, documenti) da pinnare su Google Maps, referenziandole nello spazio e nel tempo a iniziare dal 1840.

Nel video che segue una overview dell’intero progetto. Dalla scatola delle fotografie del nonno, alla loro condivisione in un sito affascinante.


Grazie alle fotografie visualizzate nelle mappe di Hystorypin (qui) – anche sovrapposte a Google Maps con Street View – si possono scoprire la storia di luoghi, momenti e persone. Ognuno può creare il proprio viaggio nel tempo e nello spazio, basta inserire il luogo e una data dal 1840 a oggi.

Ma ci sono anche i Tour guidati come quello sulla Beatlemania (qui).


Ognuno è libero di aggiungere le proprie fotografie e partecipare, ma anche oltre 100 istituzioni tra musei, gallerie, archivi e biblioteche hanno messo a disposizione le loro collezioni. Segno che l’invito a partecipare in quello che gli autori vorrebbero diventasse “il più grande archivio globale della storia umana”, non è più solo nelle mani dei singoli utenti.

Se volete imparare ogni cosa di Historypin e magari coinvolgere un immigrato digitale in questa iniziativa, potete fare riferimento ai 16 video tutorial “How to” presenti nel Canale YouTube di Historypin (qui).

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La foto in apertura è di Amit Sha’al. Premiato nel 2011 con il terzo premio, categoria Arts and Entertainment, World Press Photo Contest.

Le altre immagini sono tratte dal sito Historypin.

Amazon Mechanical Turk (MTurk) è un internet marketplace, un sito collaborativo dotato di un’interfaccia programmabile, che permette agli sviluppatori di incorporare l’intelligenza umana nelle loro applicazioni. Queste operazioni vengono affidate in crowdsourcing alle persone iscritte alla piattaforma dietro compenso.

Il lato umano che si nasconde dietro la macchina.

Amazon Mechanical Turk (qui) è stato creato da Amazon a uso degli sviluppatori dell’omonimo sito di commercio elettronico per risolvere quesiti che non possono essere affidati a un computer e necessitano dell’intelligenza umana.

Questi task sono definiti HITs (human intelligence task) e nella piattaforma ce ne sono centinaia di migliaia.
Qualche esempio: qual’è la miglior foto tra le 5 proposte per presentare un prodotto? Chi sono i musicisti che suonano in un dato CD? Qual’è la migliore categoria per un dato item?

E’ ovvio che una macchina, non può decidere cos’è la bellezza ma nemmeno la definizione più giusta o riconoscere l’esecutore di un assolo di chitarra. E’ a questo punto che intervengono le persone iscritte alla community che sono chiamate Workers (ma Providers nei termini di servizio) e la loro intelligenza. Chi chiede il loro intervento sono i Requester; all’inizio erano gli sviluppatori di Amazon, poi la piattaforma è stata aperta anche all’esterno. Ogni azione accettata dai Requester viene ricompensata, da pochi centesimi – per le operazioni più semplici e che necessitano di minor tempo – ad alcuni dollari per quelle più complesse.

L’elenco dei 387,388 task ad oggi e il valore di ogni singola azione li trovate qui. Se volete invece scoprire tutto quello che la piattaforma può fare per voi, lo trovate qui.

Ma da cosa nasce il nome Amazon Mechanical Turk?

Nasce da Il Turco, un automa creato da Wolfgang von Kempelen nel 1769 e che teoricamente avrebbe dovuto simulare un giocatore di scacchi. In realtà si trattava di un imbroglio colossale perchè era solo un automa manovrato al suo interno da un giocatore umano tramite dei magneti. Maria Teresa d’Austria, ma anche Napoleone ed Edgar Allan Poe, ne furono affascinati. E ingannati!
Se volete conoscere tutto su Il Turco andate su Wikipedia (qui).

Mai nome di piattaforma fu più giusto. Soprattutto se si parla di lato umano al servizio dei sistemi informatici!

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Il crowdsourcing marketplace al servizio della creatività di Aaron Koblin.

Aaron Koblin (qui il suo sito) è il creativo che ha realizzato insieme a Chris Milk il video interattivo degli Arcade Fire The Wilderness Downtown per dimostrare le potenzialità dell’html5 (qui), ma anche il progetto-tributo dedicato a Johnny Cash di Ain’t No Grave (qui).

Aaron è sicuramente uno dei più grandi digital media artist al mondo e una persona che sa usare i media digitali e Internet per creare grandi opere d’arte. Se volete sapere di più su di lui, oltre al suo sito, c’è sempre Wikipedia (qui).

Aaron ha utilizzato a scopo creativo le risorse di Amazon Mechanical Turk molte volte. Qui c’è un esempio di uno dei primi esperimenti.

La particolarità di questi progetti è la frammentazione dell’intervento richiesto. Rispettando in pieno la filosofia del crowdsourcing, l’intero lavoro viene suddiviso in piccole parti. Solo alla fine, tutti questi frammenti, completeranno l’opera finale e chi ha partecipato avrà visione di ciò che ha contribuito a realizzare.
A volte Aaron ha dichiarato l’intento sin dall’inizio (come nel caso di Ain’t No Grave (qui), altre volte, come nei due casi a seguire, solo a opera terminata.

Nel 2006 ha utilizzato la piattaforma di Amazon per realizzare The Sheep Market (qui il sito), quando ha chiesto ai workers della piattaforma di Amazon di disegnare 10.000 pecore “facing to the left” pagando 0.02 $ per ogni disegno per realizzare la sua opera digitale. E’ curioso che solo due dei workers abbiano chiesto a cosa servivano i loro disegni.
Altri materiali su questo progetto, compreso un video dell’installazione, li trovate qui

Nel 2009 ha coinvolto i membri del marketplace per realizzare Bicycle built for two thousand.

Ma prima di vedere il video che spiega l’operazione/opera d’arte, conosciamo la fonte di ispirazione e una curiosità.

Daisy Bell (Bicycle Built for Two) è una composizione musicale di Harry Dacre composta nel lontano 1892. Ma è anche la prima canzone cantata da un computer.
Nel 1961, l’IBM 7094 divenne il primo computer cantante porprio grazie a questa canzone. I vocals furono programmati da John Kelly e Carol Lockbaum mentre l’accompagnamento fu programmato da Max Mathews.
Ecco la versione originale:

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In una scena di Odissea nello spazio (sicuramente un’omaggio all’IBM 7094), quando HAL 9000 incomincia a ribellarsi, lo fa canticchiando Daisy Bell:

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Forse a partire da tutto questo, Aaron Koblin (con Daniel Massey) ha realizzato nel 2009 Bicycle built for two thousand, un esperimento di crowdsourcing che ha coinvolto 2.088 voci registrate via Amazon’s Mechanical Turk. Nel video che segue la spiegazione di tutto il progetto e la sua meccanica:

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Gli interpreti, come capita spesso nelle opere di Aaron, non conoscevano l’uso delle loro interpretazioni. Ancora un esempio di opera d’arte collettiva ma senza la consapevolezza a priori degli interpreti, come è nei remix di Kutiman (su Partecipactive ne ho parlato qui). Ancora un esempio di come sia impossibile, senza un grande regista, creare grandi progetti corali.

Nel sito di Bicycle built for two thousand (qui) potete giocare con la canzone, sia nella versione umana, sia con quella del computer.

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Le immagini sono tratte da Wikipedia e dai siti citati nell’articolo.

Le community vanno seguite, amate e coccolate, lo sappiamo bene. Ma vanno soprattutto tenute coinvolte con esperienze che creano connessione con il brand e che diano ai fan la possibilità di esprimersi. Se così non fosse – è notizia di questi giorni – la community di Nokia Italia su Facebook (qui) non avrebbe mai raggiunto il milione di fan.

Ma facciamo un passo indietro. A metà del 2010, Nokia chiede a Wunderman, global partner per la comunicazione digitale del brand finlandese e mia agenzia di allora, di sviluppare un progetto in grado di rafforzare il legame con i 200.000 iscritti della sua community Facebook.
I creativi di Wunderman elaborano un concept che prende spunto da una grande verità: i telefoni cellulari che hanno fatto la storia di Nokia, hanno fatto anche la nostra, permettendoci di vivere, lavorare, gioire e amare. Nella intro al sito a seguire, lo spirito di tutta l’operazione.

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Nasce così nell’estate del 2011 la You&Nokia Gallery. Una vera e propria galleria d’arte all’interno della quale l’utente può creare un’opera costituita dall’unione indissolubile di tre contenuti: una foto del proprio Nokia, una foto di se stesso scattata durante il periodo di utilizzo del telefono caricato e un commento.

You&Nokia Gallery, visivamente ispirata ai musei d’arte contemporanea, è aperta al mondo intero: tutti possono caricare contenuti all’interno della galleria, ma allo stesso tempo creare la propria “mostra” da postare su Facebook.

La You&Nokia Gallery trasforma così i telefoni cellulari Nokia in catalizzatori di ricordi. Perché il nostro passato è importante: anche se non ce ne accorgiamo, ci proietta istante dopo istante nel futuro.

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Credits

Agenzia: Wunderman

Creative Director: Toon Coenen e Matteo Righi
Copywriter: Fabio Montalbetti
Art Director: Marco Tironi
Web Designer: Manuela Sissa

Animazioni della intro: Wip Italia
Software Developer: Pierpaolo Ferraro con Wip Italia
Project Manager: Michele Fadigati

G.M: Laura Conti
Client Service Director: Sergio Mandelli
Strategic Planner: Daniele Chieregato
Account interactive executive: Lorenzo Salemme

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Cliente: Nokia Italia

Head of digital marketing Nokia Italia: Sylvain Quernè
Digital marketing assistant Nokia Italia: Carlo Bermani

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La colonna sonora, basata sulla celebre Nokia Tune, è stata realizzata dalla pop band indipendente Reimuda.

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