National Geographic Channel (il canale 403 della piattaforma Sky) sta invitando in queste ore tramite dei sottopancia presenti sul canale, i protagonisti del disastro navale della Costa Concordia a inviare foto, video, audio e a rendersi disponibili per interviste e commenti.
L’intento è quello di raccontare la tragedia dell’Isola del Giglio in uninstant doc che verrà realizzato in questi giorni, grazie alle testimonianze di chi era presente sulla nave o di chi ha assistito al naufragio. Il programma andrà in onda prossimamente.
Si legge nella pagina dedicata al caricamento dei materiali presente nel sito di National Geographic (qui e nell’immagine):
Il documentario sarà un racconto collettivo che ricostruirà la tragedia attraverso le parole e le immagini amatoriali realizzate con i telefonini e le videocamere durante il viaggio e nelle drammatiche e concitate ore del naufragio […] Tutti coloro che contribuiranno alla realizzazione del documentario saranno citati nei titoli di coda. “.
La pagina dedicata all’iniziativa si chiama non a caso http://natgeotv.com/it/ugc. UGC come User Generated Contents, UGC come contenuti multimediali creati da persone che una volta si sarebbero chiamati semplicemente ‘testimoni’, mentre oggi, grazie a iniziative come queste, diventano protagonisti di giornalismo partecipativo.
E’ curioso infatti come in questi giorni, le dichiarazioni del Comandante della nave, vengano spesso smentite da riprese fatte proprio dai passeggeri grazie ai loro smartphone.
Anche se lo scopo è completamente diverso (investigativo piuttosto che editoriale) anche la Magistratura e le forze di Polizia che stanno indagando sulla vicenda, stanno ricercando in rete e nei social network, contenuti di questo tipo.
Una buona copertura della tragedia, anche con testimonianze dirette, è offerta dal Post (qui). Mentre su Storify (ne ho parlato qui) ci sono diversi servizi curati grazie ai social networks (qui, qui e qui ne trovate alcuni).
Un giocattolo, per rimanere protagonista a oltre 50 anni dalla sua invenzione, deve non solo essere un esempio di innovazione capace di adattarsi alle esigenze di un pubblico che cambia generazione dopo generazione, ma anche di strategie di marketing innovative e al passo con i tempi. Solo così, oltre a sopravvivere a se stesso, può diventare un elemento forte dell’immaginario collettivo capace addirittura di influenzare arte e cultura.
Per capire perchè LEGO rappresenti una case importante per Partecipactive (nessuno dei nuovi trend utilizzati dalle aziende di successo come crowdsourcing e co-creazione viene tralasciato dall’azienda danese) ripercorriamo brevemente la storia di LEGO concentrandoci sull’innovazione costante del prodotto e sulle tecniche di marketing adottate.
Ma prima una curiosità: lo sapevate che si calcola che dal 1958, anno in cui fu studiato e messo in commercio (nella forma che tutti conosciamo) il primo mattoncino LEGO, siano stati prodotti oltre 400 miliardi di pezzi? 62 per ognuno delle persone che attualmente popolano il nostro pianeta?
Se siete di quelli a cui la storia piace impararla dai cartoni animati, qui ce n’è uno realizzato per gli ottant’anni di LEGO Group, che racconta l’azienda dagli esordi ai primi 10 anni in compagnia dei mitici mattoncini.
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LEGO e innovazione.
Se il successo dei mattoncini LEGO, seppur tra alti e bassi, non si è mai arrrestato lo si deve all’innovazione tecnica e all’esplosione della gamma dei suoi componenti. Oltre alla creazione di un vero e proprio “sistema di gioco” capace di adattarsi a tutti gli aspetti del momento: dalla creazione di semplici casette con giardino quando le persone desideravano avere la propria, fino alla realizzazione di moduli lunari comandati dal PC quando alle persone piaceva sognare e sperimentare con le nuove tecnologie.
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Nel 1958 con i mattoncini si potevano realizzare villette con giardino, nel 1961 furono introdotte le ruote per realizzare semplici treni e le prime auto, nel 1974 le prime figure umane capaci di popolare quanto creato fino allora. Nel 1975 ingranaggi, differenziali, cremagliere, leve, assi e perni, per costruire modelli realistici come automobili con sospensioni, sterzo, cilindri e pistoni. Nel 1979 i primi set spaziali, i primi animaletti e addirittura un kit per costruire i propri gioielli. Nel 1986 appaiono i kit con luci, suoni e trasformatori controllati anche dai PC e nel 1989 i classici personaggi abbandonano gli eterni i sorrisi con la serie dedicata ai Pirati. Viene anche introdotto il colore verde nei mattoncini, evitato fino ad allora, affinchè il pubblico non creasse mezzi militari.
Negli anni ’90 arrivarono le prime serie sotto licenza, e come è facile intuire, è il marketing che sfrutta i temi in voga per realizzare kit e storie dedicate a film di grande successo. La prima è dedicata a Star Wars, poi negli anni 2000 i Pirati dei Caraibi, Toy’s Stories, Sponge Bob,Harry Potter, Prince of Persia e molte altre. La timeline completa è su Wikipedia (qui).
LEGO e i suoi uomini di marketing, non si sono mai fermati per stare al passo con i tempi e continuare a creare interesse attorno ai propri dell’azienda danese. Hanno creato i parchi tematiciLEGOLAND in Danimarca, in Germania, negli Stati Uniti e in Inghilterra, negozi monomarca dove è possibile acquistare quantità a piacere di un dato mattoncino, campionati mondiali di costruzione, diversi videogame, pubblicazioni editoriali, serie animate in DVD e un film in uscita per metà febbraio 2014: The LEGO Movie.
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Nel 2011, con Life of George, LEGO va oltre alle precedenti applicazioni per iPhone e segue i principî della Gamification, creando un kit di costruzione corredato da un’applicazione per iOS e Android, basato su un principio semplice e riassunto perfettamente nell’assunto: Build, Scan, Score.
Quest’ultimo esempio, di poco meno di un anno fa, dimostra quanto LEGO sia orientata verso il futuro con tutte le possibilità offerte dall’innovazione e dall’integrazione di media differenti.
Nel video che segue, il progetto – vincitore di un Leone d’Oro al Festival della Pubblicità di Cannes – è spiegato in tutti i dettagli.
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Ma esiste un modo di innovare che riguarda solo aziende illuminate e che va in direzione di quello che ci piace di più: il coinvolgimento degli utenti, per creare insieme a loro, i propdotti ideali da acquistare. .
LEGO e Co-creazione.
Nel 2008 il brand LEGO si è aperto alla Co-creazione, invitando i suoi utenti a progettare nuovi kit utilizzando la social creation platform giapponese Cuusoo, realizzando il website project-to-productLEGO Cuusoo. A metà del 2011 la piattaforma è stata aperta anche a utenti al di fuori del Giappone ed è di fatto diventata internazionale, ma ancora in beta version.
Le modalità sono davvero semplici: un utente propone un progetto di kit che viene pubblicato nel sito e quando ottiene 10.000 preferenze dai membri della community, viene sottoposto alla giuria LEGO che decide se metterlo in produzione o meno. Al creatore del kit, vanno royalties pari all’1%.
Fin’ora è successo tutte le volte che un progetto ha ottenuto le 10.000 preferenze. Ci mancherebbe che la giuria non tenesse conto dei gusti della gente – visto che la piattaforma serve a questo – come è successo per la creazione della nuova versione del Nokia Tune.
Ricordate? Ne ho parlato qui.
I primi due kit messi in commercio sono quelli pre-2011 e sono dedicati alla community che li ha voluti, quella giapponese. Si tratta del sommergibile per grandi porofondità DSV Shinkai 6500, e della sonda spaziale giapponese Hayabusa.
Ecco i due kit in produzione:
Ma è soprattutto sul primo progetto che LEGO (tramite il blog legato alla piattaforma LEGO Cuusoo) annuncia la sua soddisfazione per un progetto realizzato insieme ai suoi fan:
There are three world firsts in the LEGO® Shinkai 6500.
1. It is the first product born from the LEGO® CUUSOO Web site.
2. It was created after a regular Japanese user posted the idea and it was voted on by consumers. (Regular products are developed in LEGO based on consumer data.)
3. It comes with an explanatory pamphlet explaining the product package, development background, JAMSTEC, the Shinkai 6500, submarines, undersea life and product development background in Japanese (Regular LEGO® products only come with English-language instructions.)
Il primo progetto nato invece grazie all’apertura internazionale della piattaforma (e al momento della scrittura di questo articolo al vaglio della LEGO Jury) è legato al videogame Minecraft. E’ anche il progetto che ad ora ha ottenuto nel minor tempo il raggiungimento delle fatidiche 10.000 preferenze. Come poteva essere diversamente visto che lo stesso videogame è stato ispirato da LEGO?
La co-creazione è fondamentale per aziende che vogliono commercializzare prodotti che sicuramente incontreranno i favori del proprio pubblico. Come potrebbe essere diversamente con queste modalità?
LEGO e Crowdsourcing.
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All’inizio del 2011 LEGO affida ai suoi fan la creazione in crowdsourcing di banner tramite la piattaforma Builders of Infinity: 728 x 90 pixel di creatività per promuovere il brandtramite un jump ‘n run game. Un banner interattivo creato dagli stessi utenti da mettere in rotazione nei siti pianificati da LEGO.
Il progetto, ideato dall’agenzia tedesca Plan.net, ci dimostra ancora una volta che i fan sono a disposizione se li sappiamo ingaggiare come si deve. E con un reward che è la creazione stessa del banner, possibile solo se il brand è forte come LEGO.
Molto esempi di User Generated Advertising con i quali potete giocare – ad ogni reload della pagina un nuovo esempio – li trovate su Bannerblog (qui). Ogni banner ha il nome del creatore e la classifica relativa a chi ci ha giocato. Il progetto ha vinto un Silver Lion nella categoria Direct a Cannes 2011.
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LEGO nell’immaginario collettivo, nella cultura e nell’arte.
LEGO non ha rappresentato solo un modo di giocare che ha coinvolto il mondo da più di 50 anni, ma uno stile che è entrato nell’immaginario collettivo, nella cultura e nell’arte. E’ doveroso chiudere out of topic questo post solo per gli esempi che si possono trovare in rete semplicemente digitando “LEGO” in Google images e leggendo quello che c’è in Wikipedia nell’ultimo paragrafo dedicato a LEGO. E’ sicuramente vero che i famosi mattoncini ormai fanno parte di tutti noi e molto di più di quello che immaginiamo. Possiamo tranquillamente parlare dell’estetica dei LEGO.
Ecco alcuni degli esempi più curiosi:
il video di The White Stripes – “Fell in Love with a Girl” – con regia di Michel Gondry (qui);
i diorami e gli episodi della bibbia del “Reverendo” Brendan Powell Smith in “The Brick Testament” (qui);
le opere dell’artista italiano Stefano Bolcato che dipinge dei tableaux vivants con personaggi LEGO coinvolti in fatti di cronaca (qui);
la replica della Volvo XC90 realizzata completamente con i LEGO (qui);
le immagini della campagna (forse fake) LEGO 4 adults di Jean Yves Lemoigne (qui);
la LEGO House costruita da James May, presentatore di Top Gear (qui);
le LEGO Stilettos shoes, le scarpe dell’artista Finn Stone (qui);
i LEGO Glasses, gli occhiali forse ufficiali commercializzati in Giappone (qui);
gli oggetti per la casa LEGO Kitchen Crafts (qui);
le opere d’arte ispirate a LEGO e Mc Donald’s dell’artista giapponese Sachiko (qui);
il Super Hero Movie Maker per iPhone (qui), la versione moderna del LEGO Studios (che conteneva una webcam, software per registrare video su computer, bacchette di plastica trasparente per muovere i personaggi, e un ometto somigliante al regista Steven Spielberg) per replicare il successo delle interpretazioni di film famosi “girati” con i LEGO da parte dei fan;
La serie di spot (Confused.com, Premier Inn and BT) ricreati interamente in LEGO per il canale UK ITV (qui) realizzati in occasione del lancio di The LEGO Movie.
Ci si chiede spesso se sia giusto o meno denunciare online episodi che hanno a che fare con l’evasione fiscale e se sia giusto o meno fare nomi.
E’ di oggi l’articolo (qui) di Philip Di Salvo su Daily Wired (che cita anche Partecipactive e che ringrazio pubblicamente) che mette a confronto l’opinione del fondatore di Evasori.info espressa nell’intervista per il mio blog (qui) e quella di Luca Faenzi nel suo articolo su Linkiesta (qui). Ho inviato immediatamente il link all’anonimo Prof. che mi ha risposto via Facebook:
Grazie! Ma il confronto non e’ proprio giusto — io parlo di Evasori.info che rispetta l’anonimato dell’evasore mentre l’altra opinione parla di delazione…
Io sono completamente d’accordo con il Prof, la mia opinione l’ho espressa quando ho recensito Tassa.li (qui) criticando l’eccessiva accuratezza del geotag fornita dall’applicazione. Queste applicazioni/iniziative devono esistere allo scopo di aprire le coscienze della gente, non per denunciare pubblicamente, per quello basta recarsi alla Guardia di Finanza.
Servono a far capire a tutti che se permettiamo ad altri di evadere, saremo noi a pagarne le conseguenze (pagheremo noi le tasse che altri non hanno pagato). E’ semplice da capire, basterebbe superare la vergogna di richiedere quello che ci è dovuto, scontrino o fattura che sia.
Ma se vediamo le cose da un’altro punto di vista è giusto fare i nomi! Non mi sto contraddicendo, sto parlando di un sito che ho conosciuto oggi grazie all’articolo di Philip.
. Si tratta di Nonevado.it, una piattaforma che vuole premiare chi lo scontrino lo fa davvero, invitando a combattere l’evasione acquistando solo da aziende e professionisti onesti. Il sito permette di cercarli nel suo motore di ricerca e invita a trovarne altri.
Le intenzioni del sito sono perfettamente espresse nella citazione di Lev Tolstoj presente alla voce “segnala un onesto” che vi ho riportato. Ma soprattutto nelle intenzioni dei creatori, ancora una volta anonimi, Ernesto e Alessandro:
Il sito nasce per fornire ai cittadini uno strumento per segnalare e trovare attività, professionisti, commercianti onesti, ossia che non evadono le tasse. Insomma gente che emette sempre lo scontrino/fattura. Più il sito sarà usato e maggiore risalto daremo al popolo dei “non furbi”, quelli che non penserebbero neanche per un istante a dire l’orribile frase: con fattura o senza? E’ arrivato il tempo di spendere responsabilmente, è ora di stanare gli onesti.
Il pensiero laterale, il vedere le cose da un altro punto di vista, porta sempre ricchezza e nuove modalità.
Però se gli obiettivi sono comuni non fa differenza.
L’importante, per combattere le ingiustizie, è partecipare. In un modo o nell’altro.
Da alcune settimane seguo l’avventura di Uribu e sono in contatto con i creatori della piattaforma partecipativa dove documentare e denunciare abusi, ingiustizie, sprechi e malaffare di ogni genere. Un mix tra Wikileaks e Striscia come ha sostenuto qualcuno.
Ne ho scritto qui (continuando il percorso iniziato promuovendo piattaforme come Evasori.info o applicazioni come Tassa.li) convinto che questa sia la strada da percorrere se davvero vogliamo cambiare qualcosa e dimostrarci un paese civile, dove – pretendere che ci sia rilasciato uno scontrino dopo che abbiamo bevuto un caffè o un comportamento civile parcheggiando l’auto – siano la chiave di un successo a favore di tutti.
Uribu è stata creata da 4 ragazzi. Il più “vecchio” ha 23 anni. Andrea (uno dei quattro), ha risposto alla mia intervista grazie a Facebook. E’ davvero importante sapere come la pensano le nuove generazioni.
Perché a dei ragazzi giovani come voi è venuto in mente un progetto come Uribu? Volete forse cambiare il mondo? ☺
Ci è venuto in mente questo progetto perchè crediamo che internet possa essere una risorsa che non si deve ridurre a Facebook o Twitter, ma che può e deve portare benefici a livello sociale. Uribu potrebbe fare la sua parte.
Spesso pare che il senso civico sia qualcosa old style. Ai miei tempi a scuola avevamo “Educazione civica” e ci insegnavano a pagare il biglietto del tram, a cedere il posto alle vecchiette, a non buttare le cartacce e a non parcheggiare sulle strisce. Le insegnano ancora queste cose a scuola?
A scuola almeno alle superiori non insegnano educazione civica, forse perchè nella nostra società ci è rimasto ben poco di civico.
Sei crudo ma fai capire bene come vanno le cose, peccato. Il vostro progetto spinge ad agire: è merito di Wikileaks, della scuola o dell’educazione che avete ricevuto dai vostri genitori?
Probabilmente Wikileaks è stato un buono spunto, i genitori secondo me fanno la loro parte, ma è la cultura che ti fai che ti rende una persona socialmente utile. La scuola è l’ultimo posto dove puoi imparare il comportamento, anche se è triste, è la mia personale opinione.
Voi siete praticamente digital natives: persone cresciute con Internet in casa, smartphone in tasca e Striscia e le Iene in TV, vi hanno in qualche modo influenzato questi aspetti nel vostro progetto?
Con l’era digitale e con la tv le menti di noi giovani sono cambiate forse in bene o forse in male. Sicuramente, parlando per me, tutto questo mi ha aiutato ad aprire la mente e forse anche grazie alla tv spazzatura ho capito quanto sia bello essere indipendenti qui su Internet e scegliere con cura quello che realmente sento di dover conoscere.
Quando avete parlato di Uribu ai vostri coetanei che vi hanno detto? “Fatevi i cazzi vostri” o vi hanno apprezzato e hanno visto in voi dei ‘paladini’? Mi piacerebbe sapere cosa ne pensano davvero le nuove generazioni su progetti di denuncia come il vostro.
Tutti i nostri amici sono dalla nostra parte e questo è importante, ma non fondamentale. Le mie scelte non devono mai essere condizionate da nessuno.
Probabilmente la nostra generazione è frutto della società moderna, sarà veramente una scommessa vedere se anche i nostri coetanei la pensano come noi.
Qual’è il vostro pensiero nei confronti del rispetto della privacy dei cazzoni che parcheggiano il SUV sulle strisce pedonali. Pubblicherete la targa o la oscurerete? Come avete deciso di comportarvi riguardo a questi aspetti?
Sulla gestione della privacy stiamo ancora discutendo. Durante il lancio la categoria “infrazioni stradali” non ci sarà perchè stiamo valutando i rischi che potrebbero portare, vorremmo evitare una chiusura del nostro portale da parte della autorità competenti. Ci sono però altre sorprese, ma non voglio aggiungere altro.
Avete deciso di restare anonimi, almeno fino ad ora, perchè?
Abbiamo deciso di rimanere anonimi soltanto per un fatto personale, non ci piace essere al centro dell’attenzione.
Ottimo, sicuramente rafforzerà il coinvolgimento degli altri.
E ora veniamo all’aspetto meno importante, ho promesso ai miei lettori di chiedervi (se fossi riuscito a contattarvi) da cosa deriva il nome Uribu, potete raccontarcelo? Sapete dal mio articolo (qui) che ho un’opinione, avrò mica indovinato?
In francese la parola civetta è ‘hibou‘, abbiamo così fatto una leggera modifica e abbiamo trovato carino ‘uribu’. E’ semplice da ricordare ed è facilmente pronunciabile, insomma il nome è importante e deve rimanere impresso sicuramente ‘hibou’ non sarebbe stato il massimo.
Andrea, non ho indovinato, “in plURIBU unes” presente nei dollari, era completamente fuori strada!
Grazie dell’intervista e a presto, ma quando?
Sentiamoci, così ti lascio prima dell’uscita un account per fare il beta tester :) [:)]
E’ di questi giorni la notizia (qui il comunicato ufficiale) che Microsoft sta lavorando a un’esperimento per creare un nuovo tipo di social network chiamato So.cl (che ovviamente si pronuncia social).
Microsoft non è nuova alla creazione di strumenti educational e anche So.cl è un progetto sperimentale dedicato a scuole e studenti per condividere i risultati dei loro studi.
Dalle F.A.Q. del sito, creato da Microsoft’s FUSE Labs, si capiscono maggiormente gli intenti dell’esperimento: So.cl combina il social networing e la ricerca online per aiutare le persone a condividere pagine web interessanti nello stesso modo che usano gli studenti per lavorare assieme, aiuta a creare rich post assemblando montaggi di contenuti web visuali, incoraggia interazione e collaborazione fornendo lo sharing in real time di rich media e video attraverso i “video parties”.
Detto così mi fa subito pensare a un mix tra Storify e agli Hangout di Google+. Ma guardando il video l’impressione potrebbe essere diversa.
Il progetto è ancora all’inizio e se ne sa ancora poco. Sicuro è che non farà concorrenza ai social network frequentati dai giovani, tanto è che per rimanere informati si viene invitati a registrarsi nel sito tramite l’account di Facebook.
E nel sito si viene ulteriormente incoraggiati a continuare a usare i social network e i motori di ricerca esistenti:
We expect students to continue using products such as Facebook, Twitter, LinkedIn and other existing social networks, as well as Bing, Google and other search tools. We hope to encourage students to reimagine how our everyday communication and learning tools can be improved, by researching, learning and sharing in their everyday lives”.
Mi sono registrato e sono entrato nella waiting list per poter accedere al servizio in futuro, appena sarà possibile ve lo descriverò. Al momento si sa che funzionerà sfruttando il motore di ricerca Bing e il software Montage che permetterà di creare rich post come quello illustrato nell’immagine ufficiale. Staremo a vedere.
[UPDATE] Il sito So.cl ha chiuso il 15 marzo 2017. Qui l’articolo di Wired.