Archivi per la categoria: Collaborativo

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È un autunno decisamente ricco di progetti partecipativi quello di RaiCinema. Dopo il lancio di Melt-a-plot (ne ho parlato qui) è la volta di Italy in a day, un grande esperimento di cinema collettivo che darà origine a un film documentario che racconterà un giorno nella vita degli Italiani.

Il progetto, prodotto da RaiCinema, Indiana Production e Scott Free, chiedi agli italiani di prendere parte alla sua realizzazione in modo attivo, filmando la propria vita durante tutte le ventiquattr’ore di sabato 26 ottobre.

Gabriele Salvatores, supervisionerà la scelta di tutto il materiale inviato dagli Italiani e li monterà in un grande unico film, un’istantanea dell’Italia che nasce dallo sguardo degli italiani in un momento di grande cambiamento.
Per facilitare il lavoro di scrematura è stato suggerito di suddividere i contributi in 4 diverse categorie: “Cosa ami?“, “Di cosa hai paura?“, “In cosa credi?” e “Qual è la tua Italia?“.

Il progetto si collega alla precedente esperienza di Life in a Day ideato e realizzato dal grande regista Ridley Scott nel 2010. Seguita poi da Britain in a Day Japan in a Day, film collettivi di grande successo realizzati in Gran Bretagna e in Giappone.
Italy in a day durerà circa 90 minuti, sarà pronto per l’autunno 2014 e oltre a essere messo in onda nel prime time di RaiDue uscirà anche nelle sale cinematografiche. Tutte le informazioni per partecipare le trovate nel sito del progetto (qui).

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Grazie a Stefano Stefigno Leotta per la segnalazione.
Video tratti dal canale YouTube della Rai e dal sito del progetto.

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Project Third Eye demonstrates that together we can change lives. I believe It’ll open more than just eyes, it’ll open hearts.”

Michael Tan, Executive Director
Society of the Visually Handicapped, Singapore.

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StarHub Mobile è una delle maggiori telco di Singapore con oltre 2.2 milioni di utenti (su un totale di 7.4 milioni) in una nazione che conta poco più di 5 milioni di abitanti.
Third Eye Project – uno dei progetti più partecipativi di quelli presentati al 60° Festival della Pubblicità di Cannes – per essere efficace ha proprio bisogno di una base di utenti così grande. Vediamo come.

Il Third Eye Project cerca di coinvolgere tutti gli utenti di StarHub (ma anche quelli di altre compagnie) in un progetto di micro-volontariato che va oltre alla Corporate Social Responsability. Crea infatti una sinergia speciale non solo tra il brand e i propri clienti, ma anche tra quelli più fortunati e quelli che lo sono meno, come quelli affetti da minorazioni della vista.
Non è uno dei doveri principali di una telco mettere in comunicazione persone diverse?

Studiato per contrastare l’isolamento sociale sperimentato da chi non può vedere, il progetto cerca di colmarlo grazie alla descrizione del mondo a cura di migliaia di volontari che operano in crowdsourcing grazie a una App per iOS e Android e alle funzioni di accessibilità degli smartphone.

La video case history, è molto chiara.

Il meccanismo attraverso il quale i minorati della vista affidano al crowdsourcing la loro percezione del mondo è molto semplice, come avete visto.

Grazie all’App l’utente scatta un’immagine di qualsiasi cosa con un tocco. L’immagine è immediatamente condivisa alla rete di micro-volontari che invia la descrizione all’utente che ne potrà usufruire grazie alla funzione text-to-speach.
Per prevenire gli abusi Third Eye adotta le policy delle community di Facebook e YouTube e i volontari sono privati di ogni responsabilità potendo riportare usi fraudolenti e risposte calunniose.

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L’iniziativa trasforma l’onnipresenza dei device mobile in un vero social network che rende più luminosa e colorata la vita di migliaia di persone grazie a scampoli di tempo libero.

StarHub Mobile ha 2.2 milioni di abbonati. Fate voi il calcolo di quanto tempo si potrebbe dedicare al progetto se ognuno di loro partecipasse per solo 10 secondi al giorno.

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Il progetto è a cura di DDB Group Singapore e ha vinto un Silver Lion nella Categoria Mobile dei Cannes Lions 2013. Video e immagini sono tratti dalla case history pubblicata dall’agenzia.

new-york-write-itself-_-8-million-protagonists---Village-Voice---NYC---via-partecipactiveChi non conosce The Village Voice, il free-magazine che ogni settimana segnala e documenta ciò di interessante sta succedendo a New York City? Chi non lo ha consultato nei suoi soggiorni nella Grande Mela?

Personalmente mi ricorda l’annuncio (qui) che venne pubblicato in un Village Voice del 1973 quando Gene, Paul e Peter erano alla ricerca della chitarra solista per la Band che sarebbe diventata i Kiss; dopo una sola audizione scelsero il dannato Ace Frehley, il mio chitarrista preferito, ma questa è un’altra storia!

village_voice_building-via-wikimedia

Fino a prima di questo progetto nel Voice c’era ben poco di partecipativo oltre agli annunci personali, ma la fama di magazine capace di catturare the real and uncensored voice of New York City e dei suoi abitanti è sempre stata fuori discussione.

Per provare questo brand positioning e per coinvolgere i propri lettori, il magazine insieme all’agenzia Leo Burnett New York, ha deciso di puntare tutto sui branded contents, i contenuti creati dagli utenti su indicazione di un marchio, creando un’originale iniziativa che li ha coinvolti nel territorio da loro preferito: arte e cultura.

Da questi presupposti è nato il website New York Write Itself, che ha dato vita in modo partecipativo a 8 Million Protagonists, una commedia off-Broadway scritta da chi vive le strade di New York City.

Guardiamo la video case.

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La commedia, realizzata in modo partecipativo attravero il sito NewYorkWriteItself.com ha coinvolto i cittadini nella creazione di contenuti che sono diventati i temi del live show in scena al 9th Space Theatre.

Il sito dedicato ha avuto più di 2 milioni di visitatori unici, 84 articoli pubblicati su importanti testate (tra cui New York Times, Fast Company, Playbill e New York Theater Review), il traffico al sito VillageVoice.com è aumentato del 20% e lo spettacolo è stato sold out per tutte le rappresentazioni. Ma ha anche raccolto 20.000 dollari che sono stati donati alle vittime dell’uragano Sandy.

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Fonte: newyorkwritesitself.com, Wikimedia e materiali pubblicati dall’agenzia in occasione del 60° Festival di Cannes dove il progetto ha vinto un Bronze Lion nella categoria Branded Content & Entertainment Lions.

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Come l’anguilla, ondeggiando e burlandosi della corrente Pibal risponde ad una nuova ergonomia urbana per una transazione laterale che permette di pedalare su un lungo percorso, di pattinare su una strada pedonale e di camminarle di fianco e trasportare un bambino o un carico sulla piattaforma.

Non ha che la bellezza della sua intelligenza, della sua onestà, della sua durabilità. Semplice e affidabile, è il nuovo amico al servizio delle aspettative future di Bordeaux”

Philippe Stack

Che aggiungere alla parole di Philippe Starck riguardo alla nuova Pibal City Streamer? Il rationale a me pare perfetto!

Forse che il progetto dell’innovativa bicicletta/monopattino che andrà a costituire la nuova flotta del bike sharing di Bordeaux, è  stata progettata grazie ai consigli e ai suggerimenti degli stessi cittadini.
Persone che conoscono perfettamente esigenze e desideri della quarta area metropolitana più popolata di Francia, ma anche una delle capitali della bicicletta visto che il 10% degli spostamenti avviene in bici.

Tutto è iniziato alla prima edizione del Cyclab nel 2010, dove il sindaco Alian Juppé ha lanciato un appello per realizzare una nuova bicicletta adatta alle esigenze della città. Appello colto da Philippe Stark nel 2012, ma anche da oltre 300 internautes che attraverso il sito Je participe hanno contribuito a realizzare l’idea presentata dal noto designer d’oltralpe alla seconda edizione della manifestazione.

je-participe---bordeaux---via-partecipactivePibal_Starck_ presentazione progetto_ 2012_ Stark

Je participe è la piattaforma di consultazione del Comune di Bordeaux che permette ai cittadini di andare oltre alle consultazioni live del condominio e che permette di esprimere la propria opinione per questioni che hanno a che fare con l’intera comunità.

Un meccanismo che non dovrebbe essere solo un esempio esotico, ma qualcosa da citare ogni volta che si afferma che questo è possibile – e in questo modo – grazie a Internet e alla volontà delle amministrazioni pubbliche.
Inutile chiedersi quanti comuni italiani hanno creato qualcosa di simile anche se in molti immagino, hanno ben presente cosa significa la democrazia diretta.

Quello che è successo dopo la sfida raccolta da Stark e al contributo dei cittadini lo avete appena visto nel video pubblicato qui sopra: il prototipo è stato presentato alcuni mesi fa (febbraio 2013) alla quarta edizione del Cyclab.

Se però avete fatto caso al video (e senza togliere nulla ai cittadini inventori) gli attori principali sono diventati 3; oltre a Juppè e a Starck c’è anche Sandrine Bouvier, Product & Marketing Manager di Peugeot Cycles.

Segno che se dietro a queste operazioni non c’è un’azienda illuminata che mette a disposizione i fondi necessari alla ricerca – e a quanto ne consegue – non si va da nessuna parte.

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Concludo con i commenti in lingua originale dei 3 maggiori interpreti. C’è tanto da imparare.

C’est de l’analyse des nombreuses réponses des citoyens bordelais, réponses diverses, constructives et intelligentes et de la spécificité de Bordeaux, qu’est partie l’idée nouvelle de ce moyen de locomotion. Cette ergonomie révolutionnaire semble être une réponse inventive et juste aux nouvelles questions posées notamment par les zones piétonnières”.

Philippe Starck, Ineguagliabile Designer

Bordeaux est une ville où le vélo, sous toutes ses formes, occupe une place de plus en plus grande. Nous agissons tous aujourd’hui en faveur de la pratique cyclable. Industriels et politiques, designers et usagers, je m’en réjouis. Au-delà des réalisations engagées, il me semble nécessaire d’ouvrir à présent une réflexion prospective : il nous faut penser le futur du vélo. Le défi climatique et les autres enjeux écologiques, nous poussent à engager cette préparation de l’avenir, pour qu’un essor amplifié de son usage s’inscrive dans notre quotidien. Ce nouveau vélo y contribue”.

Alain Juppé, Sindaco di Bordeaux

Nous sommes ravis d’être associé au projet initié par la mairie de Bordeaux pour multiplier les modes de déplacements urbains. Innover en permanence dans la mobilité fait partie des grands défis de la marque depuis le lancement du service Mu by Peugeot en septembre 2009. Réussir à produire la vision de Starck selon les critères bordelais est pour nous passionnant”.

Sandrine Bouvier, Product & Marketing Manager Peugeot

Fonti: Je Participe, Weelz, Bordeaux.fr, Blog Peugeot.

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There’s so many people that don’t really recognize a vegetable unless it’s in a bit of plastic with an instruction packet on the top.”

Pam Warhurst

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Todmorden è una città di poco meno di 15.000 abitanti della contea del West Yorkshire in Inghilterra. Si trova in una regione scarsamente popolata per gli standard inglesi, dedita a pastorizia e agricoltura ma anche al turismo: è il punto di partenza per la scoperta di uno dei luoghi più spettacolari dell’isola: la Pennine Valley.

Keith Emerson, Stoodle Pike, Todmorden da Wikipedia per Partecipactive

Fino a pochi anni fa, la città era famosa per lo Stoodley Pike (un monumento dedicato alla Guerra di Crimea) e per essere il luogo natale di Keith Emerson, il famoso tastierista inglese membro del supergruppo Emerson Lake and Palmer.
Ora lo è anche per Incredible Edible Todmorden Project, uno dei progetti simbolo della cultura partecipativa e uno degli esempi di maggior successo di agricoltura solidale e di orticultura urbana.
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todmorden-incredible-edible-via-partecipactive

Passeggiando per la cittadina inglese si incontrano coltivazioni di patate alla stazione di polizia, orti di broccoli alla stazione dei treni, aiuole con lamponi, alberi di mele e albicocche lungo il sentiero del canale. Fagioli e piselli sono invece fuori dal college, le ciliegie nel parcheggio del supermercato, ribes rosso e fragole dietro uno studio medico e timo, finocchio, rosmarino, menta e altre spezie vicino all’ospedale.

I cittadini sono liberi di fare “la spesa” nelle aiuole, nelle rotonde e nei luoghi incolti della città per nutrirsi con prodotti freschi e di stagione, a km zero e ottenuti con agricoltura biologica. I luoghi coltivati sono geolocalizzati su Google Maps e stanno aumentando ogni anno di più; l’obiettivo è di raggiungere l’autosufficienza totale entro il 2018.

mappa-todmorden-via-google-mapsSembra il paese di Bengodi ma invece è tutto vero. Se siete curiosi di conoscere il progetto e avete i minuti contati, a seguire ci sono due video: il primo è un documentario realizzato per l’Associazione, il secondo un servizio del Guardian.


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Incredible Edible è un progetto iniziato nel 2008 e che comincia quando Pamela (Pam) Warhurst nel 2008 mette dei cartelli nel suo orto di casa per invitare i passanti ad entrare e prendere qualche verdura. Dopo 6 mesi, e dopo aver abbassato il muro di recinzione il progetto diventa realtà. Mary Clear e un gruppo di amici di Todmorden – tutt’ora nel board dell’associazionesi aggiungono al gruppo per dare il loro contributo precedendo il Vegetable Garden voluto da Michelle Obama alla Casa Bianca.

Incredible-Edible-by-Gary-Calton-via-PartecipactiveMary Clear e Pam Warhurst fondatrici di Incredible Edible

La First Lady statunitense trasforma un prato della Casa Bianca in un orto. Quale modo migliore e simbolico per ricordare agli americani di tornare ad essere persone in grado di provvedere a loro stessi autonomamente e ad avvicinarsi alla natura? Ma un giardino non è terra incolta e qui sta la differenza tra Washington e Todmorden.
Rendere fruttuoso (è proprio il caso di dirlo) quello che prima non lo era è la vera novità, anche perchè è dalla notte dei tempi che nei villaggi e nelle comunità funziona così: collaborare e condividere.

Michelle_Obama_breaks_ground_on_White_House_Kitchen_Garden_3-20-09_1-via-wikipediaMichelle Obama nel Vegetable Garden della Casa Bianca

Capisco che quando sentiamo parlare di consumo collaborativo pensiamo: “Hei, ma sono cose che si fanno da sempre”. Certo, lo so, e se la pensate così probabilmente vivete (o siete in contatto) anche voi con un piccolo paese dove le cose funzionano ancora come una volta o avete degli ottimi (e da lungo tempo) rapporti di vicinato.

Io vengo da un paese non di 15.000 ma di 500 anime nella campagna bolognese e sento questo progetto molto vicino. A Caselle di Crevalcore, come a Todmorden, gli alberi da frutto fanno i frutti nello stesso momento così come le piante dell’orto ed è quello il momento in cui solitamente tutta questa abbondanza viene condivisa tra le famiglie della comunità. Si condivide per evitare gli sprechi, ma anche per non trovarsi a mangiare peperoni per un mese intero! Il passo successivo infatti, è quello di dividersi le colture. A Caselle le zucche e i pomodori li fa Camillo, i piselli e l’insalata Gualtiero detto Giulio, alle pere pensa il figlio della Marta e modestamente, noci, fichi e peperoncini arrivano da casa mia.

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Dal 2008 il progetto si è evoluto e sono successe tante cose.

Pam Warhurst oltre ad essere ancora la Leader di Incredible Edible, è diventata membro della Forestry Commission inglese ed è stata invitata a centinaia di conferenze, utili a promuovere il suo progetto. Il video che segue è relativo alla sua partecipazione alla TED Salon di Londra del 2012 dove ha ripercorso la storia di Incredible Edible raccontando come possiamo mangiare i nostri panorami!

 
Incredible Edible ha oltrepassato i confini di Todmorden, di molte località dell’isola inglese e si è diffuso in Francia. Ma anche in Germania, in Spagna, in Canada e addirittura a Cuba e Hong Kong. Poco tempo fa è sbarcato pure in Italia con il nome di  Incredibili Commestibili, per ora solo a San Bonifacio in provincia di Verona (qui il profilo Facebook), poi chissà.

incredible-edible-nel-mondo-via-partecipactive-2013

Incredibili-Commestibili---Incredible-Edible-Italia---San-Bonifacio-via-Partecipactive

Ma come l’avranno presa i fruttivendoli e i negozi di alimentari della città?
Stanno guardando al 2018 con preoccupazione?
Magari invece stanno solo mangiando verdure più fresche ed economiche nelle loro famiglie o si stanno occupando di fare e vendere i pancake con le uova in eccesso del progetto Every Eggs Matters (un altro progetto interessante basato sulla rivendita delle uova in eccesso).

In ogni caso, sono sicuro, apprezzeranno la diminuzione degli atti vandalici. Dopotutto è facile offendere ciò che è abbandonato, un po’ meno prendersela con il tuo pranzo o un campo di fragole. Guardate come sono belli!

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La foto gallery completa è nel sito di Incredible Edible (qui).

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Fonti: Si può fare, cronache da un paese migliore di Radio 24, Ecologiae, Mail Online e il sito di IE. Le immagini di Keith Emerson, di Stoodle Pike e di Michelle Obama sono tratte da Wikipedia; la foto di Mary e Pam è di Gary Calton; le immagini di Todmorden dall’album di Flickr di mikejerskine (qui) e dalla rete (qui, qui, qui, qui, qui e qui). Le mappe provengono da Google Maps: qui quella dei luoghi mondiali di IE, qui quella dei luoghi di Todmorden.

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